Clima. Ripensamento di Extinction Ribellion: basta con azioni aggressive

Clima. Ripensamento di Extinction Ribellion: basta con azioni aggressive

«Smettiamo»: il braccio britannico di Xr pubblica un documento nel quale riconosce la necessità di cambiare approccio alla lotta. Le associazioni Just Stop Oil e Insulate Britain non condividono la stessa posizione

 

Anno nuovo, lotta nuova. Il braccio britannico di Extinction Rebellion (Xr) – il gruppo di disobbedienti ecologisti d’assalto che in questi quattro anni ha eseguito decine di spettacolari azioni di disturbo e ostruzionismo della quotidianità pubblica in tutto il Paese per denunciare l’immobilismo della classe politica nonostante l’inasprirsi della crisi climatica – cambia tattica. In un comunicato intitolato We Quit, «smettiamo», pubblicato il primo dell’anno e che fa il verso alle (spesso velleitarie) risoluzioni di sobrietà con cui ci si appresta a cominciare l’anno nuovo, i militanti hanno annunciato il passaggio dalle succitate azioni a una più convenzionale protesta partecipativa nelle manifestazioni.

«L’approccio necessario è quello di una tattica in costante evoluzione», scrivono per giustificare l’abbassamento del livello dello scontro, una scelta opinabile visto anche l’intensificarsi di fenomeni climatici estremi in Gran Bretagna, comprese le quarantott’ore a quaranta gradi esperite lo scorso luglio. E si sono dati appuntamento il prossimo 21 aprile, quando punteranno a circondare in centomila il palazzo del parlamento lasciandosi dietro «i lucchetti, la colla e la vernice».

NON SONO POSIZIONI abbracciate dagli altri due movimenti scaturiti da Xr, Just Stop Oil e Insulate Britain, che negli ultimi mesi hanno creato numerose ostruzioni e interruzioni del traffico autostradale, di stazioni ed aeroporti e anzi, più recentemente, per scuotere le coscienze hanno cominciato ad “assalire” certe opere d’arte creando un nugolo di polemiche e polemichette.

Ma sono presumibilmente dettate da tre considerazioni, pratiche le prime due, più eminentemente politica la terza: il giro di vite autoritario con cui i molteplici governi conservatori hanno inteso combattere le proteste; i sondaggi d’opinione che non rimandano indici di gradimento positivi da parte di un’opinione pubblica esposta al martellamento ostile della stampa quasi nel suo complesso; e quella legata alla presente contingenza di dissesto economico, con banchi alimentari, inflazione alle stelle e scioperi a catena in tutto il Paese. Le recenti dichiarazioni “frontiste” di Mick Lynch, il leader del sindacato del ferrotranvieri che hanno ripetutamente paralizzato il Paese nelle ultime settimane, si appellano appunto a un fronte comune tra lavoratori, ambientalisti e attivisti per la difesa dei diritti civili per rovesciare, in piazza e alle urne, il terzo governo conservatore in pochi mesi. E Xr potrebbe rispondere allineandovisi.

NATA NEL 2018, Extinction Rebellion, oggi un gruppo transnazionale che opera in molti Paesi, Italia compresa, si è imposta alle cronache per la propria sintesi di protesta creativo/spettacolare ai più tradizionali dettami nonviolenti del gandhismo, attaccando i gangli vitali del profitto capitalistico più immediatamente legato alla mancata riduzione delle emissioni: la city di Londra che finanzia l’estrazione e il consumo di idrocarburi attraverso le proprie banche d’affari. Barclays e Lloyds non sono che due dei colossi fatti oggetto degli attacchi di Xr, spesso con l’irruzione pacifica di militanti che poi si incollavano al mobilio o ad altre strutture interrompendone il lavoro.

Altre azioni comprendevano l’ostruzione di ponti o di piazze nella capitale, tutte culminate con abbondanti arresti: inizialmente si puntava a fare di ogni militante un potenziale detenuto pur di mandare in tilt il sistema carcerario e ottenere quella massa critica senza la quale intenti utopistici quali la riduzione delle emissioni entro un grado e mezzo – senza la quale il pianeta semplicemente arrostirà o sarà sommerso in breve tempo – non saranno mai raggiunti.

MA LA RISPOSTA autoritaria dei leader Tory non si è fatta attendere: già Boris Johnson aveva annunciato una raffica di misure repressive attualmente al vaglio del parlamento, tra cui il fare del «locking on» – l’incollarsi a porte o veicoli che siano – un reato penale passibile di sei mesi di carcere e di una multa potenzialmente illimitata: facendo di questo tipo di protesta un atto terroristico, e del governo il paladino dei colossali, mortiferi profitti dei mercanti di combustibile fossile.

* Fonte/autore: Leonardo Clausi, il manifesto



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