Giorgia Meloni scopre il gas algerino

Giorgia Meloni scopre il gas algerino

Una sequenza di eventi storici e contemporanei che dovrebbero essere noti a tutti

 

Sono decenni che l’Italia cerca di diventare un hub del gas nel Mediterraneo, come ha «scoperto» ieri la presidente del Consiglio Meloni e prima di lei Draghi. Si tratta di una sequenza di eventi storici e contemporanei che dovrebbero essere noti a tutti.

1) La posizione privilegiata dell’Eni di Enrico Mattei in Algeria – ucciso nel 1962 nell’incidente aereo di Bascapé – fu ottenuta con il finanziamento della guerriglia dell’Fnl contro la Francia, potenza coloniale che da allora ci giurò ostilità eterna. L’inaugurazione del monumento a Mattei ad Algeri coincise con la visita del presidente Mattarella nel novembre 2021, prima della guerra in Ucraina, quando l’Algeria era già il nostro maggiore fornitore di gas con la Russia.

2) Negli anni’90, quando in Algeria ci furono 300mila morti in un massacro infinito, carabinieri, polizia e Servizi hanno sostenuto i generali algerini contro i gruppi islamisti armati fornendo intelligence, intercettazioni e apparati di sicurezza. Da allora l’Algeria si chiuse ermeticamente e neppure le manifestazioni del movimento Hirak hanno cambiato per ora la situazione.

3) Oltre al gasdotto algerino Transmed (che passa in Tunisia) ne abbiamo uno diretto con la Sicilia dalla Libia, il Greenstream, da 30 miliardi di metri cubi che funziona poco e male perché il Paese è nel caos di una guerra tra milizieinterne ed esterne, dopo quella Nato del 2011. Ma in Libia, divisa tra la Tripolitania (dove c’è la Turchia) e la Cirenaica (sotto influenza egiziana, russa e francese) c’è più gas (e petrolio) che in Algeria.

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Alla fine Meloni incassa lo sciopero dei benzinai4) L’Algeria ci darà il gas che le avanza perché prima deve soddisfare i consumi interni e i nuovi investimenti sia nel gas che su altre fonti hanno bisogno di tempo per diventare operativi.

5) Se non ci fosse stata la guerra in Ucraina continuavamo ad acquistare gas russo perché costa meno di quello offshore che si vuole estrarre da Cipro ed Egitto (e per il quale servono i rigassificatori perché i progetti di gasdotti da lì sono fermi).

6) Si straparla di gas dell’Azerbaijan (a spese della pace in Armenia e Nagorno-Karabakh) che ne ha poco e lo deve distribuire anche in altri Paesi europei oltre che in Turchia. Più che il gas azero è probabile che dalla Turchia arrivi nei tubi il gas russo visto che Ankara non ha mai messo sanzioni a Mosca.

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7)Il presidente algerino Tebboune ha ammonito ieri nel suo incontro con Meloni contro i soprusi di Israele nei confronti dei palestinesi, ma soprattutto gli algerini ci daranno gas se li sosterremo ancora sulla questione del Sahara occidentale per cui Algeri è in rotta di collisione con Marocco, Usa e Spagna. Nel 2020 Trump ha riconosciuto la sovranità del Marocco sulla regione nell’ambito della normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Marocco e Israele: l’Italia si è pronunciata per un compromesso tra le parti ma di fatto appoggerebbe il Polisario e la Repubblica Araba Saharawi il cui governo è in esilio a Tindouf in Algeria. L’Europa con l’accordo di libero scambio Ue-Marocco ha riconosciuto l’influenza di Rabat sulle acque davanti al Sahara occidentale ma in aperto contrasto con le risoluzioni della Corte di Giustizia europea (ecco perché i marocchini hanno pagato la rete di lobbyng di Panzeri).

8) Algeri resta il più forte alleato di Mosca nel Maghreb e la Sonatrach, partner dell’Eni, è anche in joint venture con la russa Gazprom nel settore energetico, un’intesa che ha spinto Putin a condonare 4,7 miliardi di debito algerino.
In conclusione tutto ha un costo, in primis politico e poi economico. La politica mediterranea implica prese di posizione precise e autonome dagli Usa e dagli alleati europei. Il resto è solo propaganda.

* Fonte/autore: Alberto Negri, il manifesto



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