Francia. Sfiduciato il governo, il Nuovo fronte popolare diviso sulle possibili elezioni
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L’alleanza della sinistra vota unita la mozione. I socialisti, che non sostengono una candidatura di Mélenchon, rifiutano le presidenziali anticipate
PARIGI. Seduto negli spalti del pubblico dell’Asseblée Nationale, il fondatore de La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha assaporato l’avvenimento, storico, della sfiducia al governo di Michel Barnier. Ormai non più deputato e concentrato sulle possibili presidenziali anticipate, Mélenchon è venuto per «apprezzare il momento», ha spiegato il deputato insoumis Eric Coquerel, prima di recarsi sul podio per leggere la mozione di sfiducia presentata da Lfi a nome del Nuovo Fronte Popolare, la coalizione delle sinistre francesi.
Ancora una volta, nonostante i pronostici, le fratture, le accuse e talvolta gli insulti, quando il nodo è giunto al pettine la gauche si è presentata unita e ha votato senza esitazioni la sfiducia al governo Barnier, avvitando ancor di più una crisi che, ormai, assume i caratteri di una tempesta istituzionale senza precedenti nella storia recente del paese.
Ma l’unione resta un combat, una lotta. Nel dopo-Barnier, il futuro del Nfp è avvolto nell’incertezza, tra posizioni divergenti sulla tattica da attuare in questi giorni e differenze di fondo rispetto alla strategia da adottare in vista di una possibile, per quanto incerta, dimissione di Emmanuel Macron con annesse presidenziali anticipate.
Lfi, il partito maggioritario all’interno della coalizione, non ha mai smesso d’invocare le dimissioni del presidente e le elezioni anticipate come mezzo per uscire dalla crisi attuale. È la loro posizione sin da quest’estate, da quando Macron ha rifiutato di nominare la candidata del Nfp al governo, Lucie Castets, preferendogli Michel Barnier con l’appoggio di Marine Le Pen.
«Viviamo in un’atmosfera crepuscolare», ha detto Mélenchon in un video lunedì sera, dopo l’annuncio che Barnier avrebbe messo la fiducia sulla prima parte della legge finanziaria. «Poiché il paese non ha voluto dare la maggioranza al partito di monsieur Macron, poiché l’Assemblée Nationale non ha voluto dare la fiducia al governo ch’egli ha nominato, poiché non c’è una maggioranza per approvare la sua finanziaria, allora, il responsabile di questa situazione deve prendere le proprie responsabilità» e «rassegnare le dimissioni», ha detto il leader degli insoumis.
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Per Manuel Bompard, coordinatore e deputato di Lfi, solo il suffragio elettorale, cioè le presidenziali, possono risolvere la situazione di «blocco politico» nel quale Macron ha piazzato il paese, come ha scritto ieri su X. Secondo lui, si tratta ora di «proporre una candidatura unica della sinistra sulla base di un programma di rottura» – e quale miglior candidato, ha detto Bompard alla tv Bfm, che Jean-Luc Mélenchon, di gran lunga il più votato a sinistra alle ultime presidenziali, con il 22% dei suffragi?
Allo spettro opposto della coalizione, i socialisti, allergici all’idea di sostenere una candidatura di Mélenchon, rifiutano l’orizzonte delle presidenziali anticipate, preferendogli la creazione di un governo di coalizione guidato dal Nfp e sostenuto dal blocco macronista.
Come ha spiegato il segretario del Partito socialista Olivier Faure a Le Monde, infatti, l’obiettivo è mettere «il Nfp al governo e il fronte repubblicano all’Assemblée Nationale», cioè, concludere «un accordo di non-sfiducia» con la destra moderata e la macronie. «Vogliamo governare», ha detto il segretario del Ps al principale quotidiano francese, per il quale la questione elezioni anticipate costituisce «una divergenza fondamentale» tra la loro strategia e quella degli insoumis.
Le strade «divergenti» proposte dalle due principali formazioni del Nfp sembrano, entrambe, irte di difficoltà. Così come le dimissioni di Macron appaiono tutt’altro che certe, è altrettanto complicato immaginare un blocco macronista che accetti, per esempio, di abrogare la riforma delle pensioni di Macron. Sul rifiuto di negoziare misure simili, infatti, l’inquilino dell’Eliseo aveva basato la propria decisione di nominare Michel Barnier e non Lucie Castets come primo ministro.
A testimonianza di come siano le presidenziali ad agitare le anime del Nfp, è stata proprio Castets a chiedere alla sinistra di presentare una «candidatura comune» alle prossime elezioni, in un appello pubblicato sabato assieme alla segretaria degli Ecologisti Marine Tondelier. «Non bisogna che tale o talaltro nome siano posti come delle precondizioni», hanno scritto Tondelier e Castets. La questione del nome da presentare alle presidenziali, infatti, è sempre stata lo scoglio – finora – insuperabile per la sinistra francese.
* Fonte/autore: Filippo Ortona, il manifesto
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