Siria. La Turchia rifiuta di cessare il fuoco, Kobane e i kurdi nel mirino
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Nel nord-est siriano nessuna tregua, Ankara vuole smantellare l’autodifesa popolare. Intanto, da Damasco, al-Jolani promette moderazione
In un’intervista alla Bbc, Abu Muhammad al-Jolani ha dichiarato di voler mantenere le promesse fatte sul rispetto delle minoranze in Siria, a suo dire per segnare una netta separazione dalle pratiche del regime precedente, che ha sfruttato le divisioni settarie per consolidare il proprio potere. Secondo il leader di Ha’yat Tahrir al Sham, il governo che intende formare si baserà sulla storia e la cultura siriana, rifiutando similitudini con l’Afghanistan: «Ci sono molte differenze tra la Siria e i talebani».
A domanda diretta riguardo la classificazione di organizzazione terroristica, Jolani ha risposto con fermezza: «È una classificazione politica, non abbiamo commesso alcun crimine che giustifichi l’essere chiamati terroristi». Queste affermazioni sono in linea con l’immagine pubblica che il leader islamista sta costruendo da ben prima della presa di Damasco, tuttavia la rimozione dalla lista nera e il sollevamento delle sanzioni sembrano fuori discussione per il momento.
A DAMASCO, un sit-in in piazza Omayyade ha visto giovedì la partecipazione di centinaia di persone che chiedevano l’instaurazione di uno Stato laico e democratico mentre a Kobane e Qamishlo, nel nord-est della Siria, migliaia di persone hanno sfilato in sostegno alle Forze siriane democratiche (Sdf) e per chiedere la fine della guerra.
Il ministro della difesa turco, Yasar Güler, ha smentito le notizie di un cessate il fuoco raggiunto tra le forze turche e le Sdf, dichiarato da più fonti tra cui il portavoce delle stesse Sdf e il dipartimento di stato degli Stati uniti. Güler ha insistito che la pressione militare contro le forze curde continuerà finché queste non deporranno le armi e il nord della Siria non sarà completamente controllato dall’Esercito nazionale siriano (Sna).
In effetti gli scontri non si sono mai interrotti: dopo l’annuncio di martedì le Sdf hanno affermato di aver resistito per cinque ore agli attacchi contro il ponte di Qaraqozaq, che aprirebbe la strada a un accerchiamento di Kobane da sud, prima di lanciare un’operazione di rastrellamento nell’area.
IL COMANDANTE generale delle Sdf Mazloum Abdi aveva dichiarato la disponibilità a ritirare le forze militari dalla città per venire incontro alle preoccupazioni per la sicurezza del governo turco; di fronte al rifiuto della controparte, le Sdf hanno annunciato l’intenzione di resistere a oltranza.
Mentre gli appelli per la costruzione di un paese decentralizzato da parte dell’Amministrazione autonoma della Siria del nord est (Daanes) sembrano cadere nel vuoto, Sheikh Hikmat al-Hajri, leader della comunità drusa del governatorato di Suwayda, nella Siria meridionale, ha lanciato l’appello per una conferenza nazionale inclusiva proprio per la costruzione di una Siria decentralizzata.
A sostegno degli appelli della Daanes e per rispondere alle minacce contro Kobane è stata convocata per domani a Roma una manifestazione in Piazza dell’indipendenza alle 17.
* Fonte/autore: Tiziano Saccucciil manifesto
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