Appello della rete Sanitari per Gaza: Ordini e governo prendano posizione contro il genocidio

Appello della rete Sanitari per Gaza: Ordini e governo prendano posizione contro il genocidio

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Israele dal 7 ottobre ha ucciso almeno 1400 operatori sanitari, colpito gli ospedali 686 volte e li bombardava già nel 2014. Medici senza frontiere registra più di 100 pazienti al giorno vittima di ustioni e il 70% sono bambini, lo stato ebraico «sta portando avanti un genocidio grazie alla totale impunità, se non si prendono provvedimenti andrà avanti»

«Abbiamo giurato di proteggere la vita umana, e non lo stiamo facendo». Questa l’amara consapevolezza della rete Sanitari per Gaza, che muove l’appello rivolto a tutti gli iscritti a un Ordine professionale (medici, infermieri, farmacisti, psicologi, tecnici delle professioni sanitarie, medici veterinari, ostetrici, biologi, fisioterapisti, chimici e fisici). La lettera, che ha già raccolto più di 36mila firme e oggi verrà recapitata a tutti gli Ordini d’Italia, invita le istituzioni sanitarie a schierarsi nettamente contro il genocidio in corso a Gaza in ogni sua manifestazione: dagli attacchi mirati alle strutture ospedaliere alla fame come arma, dai bombardamenti indiscriminati alle ormai incommensurabili violazioni del diritto internazionale.

«Al di là del codice deontologico, non possiamo non metterci nei panni dei colleghi che a Gaza stanno lavorando senza sosta, senza materiale, in strutture semi distrutte, senza cibo e acqua: parliamo di condizioni di lavoro per noi inimmaginabili», spiega Chiara Piliego, medica parte della rete. E prosegue: «nella Striscia se sei un operatore sanitario sei un bersaglio. Qui risiede l’intento genocidario. Tra i diritti umani, che reggono le fondamenta della società, c’è il diritto alla salute. Non è un caso che medici e giornalisti siano tra i più colpiti. Questo dovrebbe portarci a prendere posizione: persone che vengono ammazzate perché svolgono il loro lavoro, intere famiglie spazzate via perché un membro svolge una professione sanitaria». Per incalzare i destinatari la rete dà conto di alcuni degli episodi e dei dati più eclatanti: tra il 7 ottobre 2023 e il 7 maggio 2025 l’Oms riporta 686 attacchi contro strutture ospedaliere, molti dei quali avvenuti dopo la violazione del cessate il fuoco da parte di Israele.

«E QUESTA PRATICA non nasce l’8 ottobre», ricorda Piliego, «già nel 2014 l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari», l’OCHA, «denunciava gli attacchi israeliani agli ospedali, sempre accompagnati dalla giustificazione per cui questi avrebbero nascosto miliziani di Hamas». La prima missiva agli Ordini risale al gennaio 2024, ma la risposta era stata «tiepida», Sanitari per Gaza spera che oggi, vista la drammaticità della situazione, ne arrivi una più netta. Ormai Medici senza frontiere registra più di 100 pazienti al giorno vittima di ustioni, di cui il 70% costituito da bambini e bambine. La maggior parte muore per mancanza di trattamento adeguato.

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L’offesa del pane e del sangue

SOLO NELLA GIORNATA del 13 maggio, Israele ha distrutto due degli ospedali principali di Khan Younis (Nasser Hospital e European Gaza Hospital): tra le mura del primo, è stato ucciso il giornalista Hassan Eslaih. In un solo attacco, oltre a mettere in ginocchio gli ultimi baluardi della sanità palestinese a Gaza, è stata silenziata una delle voci che quotidianamente denunciavano l’orrore israeliano nella Striscia (dopo un primo bombardamento sulla sua tenda per gli addetti stampa, che lo aveva portato al ricovero). Il 43% dei farmaci fondamentali è fuori produzione, e il 64% dei consumabili è stato utilizzato. A soffrire maggiormente della scarsità sono i dipartimenti di emergenza, chirurgici e di terapia intensiva, già messi a dura prova dal sempre maggior numero di pazienti. Secondo l’OCHA l’80% dei bambini di Gaza soffre di malnutrizione, di cui il 92% è nella fascia di età tra i 6 mesi e i due anni e non riceve l’apporto nutrizionale minimo. L’accesso all’acqua potabile manca al 65% della popolazione.

DAL 7 OTTOBRE almeno 1400 operatori sanitari sono stati uccisi dallo stato ebraico, «è un numero che dovrebbe portarci a reagire», scrive la rete. La denuncia non è solo umanitaria, ma profondamente politica, e lo è per due ragioni: da un lato «gli Ordini sono degli organi sussidiari dello stato, devono guidare il governo nelle scelte che hanno a che fare con l’interesse pubblico e riteniamo che ora debbano spingerlo ad aggiustare il tiro sulla situazione in Palestina»; dall’altro, «Israele sta portando avanti un genocidio grazie alla totale impunità, se non si prendono provvedimenti andrà avanti. Perché glielo lasciamo fare?», chiede Piliego, ricordando che già nel 2014 non c’era stata una condanna dei bombardamenti mirati sugli ospedali. «Tutte le 36 strutture sanitarie di Gaza sono state colpite più volte, è ora che gli Ordini, e con loro i governi, dicano basta», conclude.

* Fonte/autore: Annaflavia Merluzzi, il manifesto



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