Clima. Nel 2024 record degli incendi: rasi al suolo 13,5 milioni di ettari di foreste

Clima. Nel 2024 record degli incendi: rasi al suolo 13,5 milioni di ettari di foreste

Loading

Crisi climatica. Anche nelle foreste primarie tropicali, il fuoco è diventato il principale fattore di distruzione

Dall’Amazzonia alla taiga siberiana: nel 2024 gli incendi hanno distrutto almeno 13,5 milioni di ettari di foreste, un livello record, secondo l’analisi dell’università del Maryland, rielaborata dalla piattaforma Global Forest Watch del World Resources Institute (Wri). Il dato più allarmante riguarda la foresta tropicale primaria: quasi la metà della perdita totale nel 2024 (6,7 milioni di ettari) è stata provocata dal fuoco. Eppure quegli ecosistemi umidi erano a basso rischio di incendi (le minacce venivano da piantagioni, zootecnia e prelievo di legname); la novità è un effetto dei cambiamenti climatici. Un mortale circolo vizioso.

OLTRE 4 MILIARDI DI TONNELLATE di gas serra: ecco il livello di emissioni climalteranti determinato dagli incendi forestali nel 2024. L’anno più caldo mai registrato (anche a causa del fenomeno El Niño). Quando una foresta brucia, da salvifico pozzo di carbonio – una delle sue funzioni ecosistemiche – diventa fonte di emissioni. A sua volta, la crisi climatica, con i picchi di calore e siccità, aiuta la virulenza dei fuochi e ne allunga la stagione.

GLI INCENDI ESTREMI POTREBBERO diventare sempre più frequenti nei diversi ambienti naturali; non solo quelli forestali, visto che nel mondo bruciano molti più ettari di praterie, savane, torbiere. Ma ecosistemi come la foresta pluviale hanno capacità di ripresa estremamente limitate che richiedono strategie di prevenzione mirate, spiega il ricercatore Giorgio Vacchiano.

PER LE FORESTE PRIMARIE TROPICALI, la perdita maggiore nel 2024 ha riguardato il Brasile, dove interessi criminali sfruttano l’opportunità offerta da una siccità record e appiccano il fuoco. La situazione è peggiorata nei primi sei mesi del 2025. In Bolivia, gli incendi si affiancano ad altri fattori nella perdita di foresta primaria. Anche nel bacino del Congo, la seconda foresta pluviale tropicale ha avuto nel 2024 un record negativo. Fattori climatici e umani (povertà, conflitti, sfruttamento delle risorse) si intrecciano.

IN INDONESIA E MALAYSIA nel 2024, sempre secondo i dati Wri, la perdita di foreste primarie si è ridotta dell’11% e del 13%: frutto degli sforzi istituzionali nella prevenzione e nel monitoraggio, malgrado l’aumento della siccità. Tuttavia, dal mese di maggio 2025 sono scoppiati importanti incendi in Sud Sumatra. Nelle torbiere dell’Indonesia sono stoccati 55 miliardi di tonnellate di carbonio; dal 2015 sono vietate attività agro-forestali sulle torbiere bruciate, ma gli ambientalisti denunciano connivenze.

NELLE REGIONI BOREALI le fiamme, innescate da diversi fattori (dolo, fulmini, venti) sono favorite dalle temperature più alte e dalla siccità. La Russia ha avuto tre stagioni record negli ultimi anni, con milioni di ettari bruciati. In Canada, la stagione dei fuochi 2023-2024 è stata la peggiore nella storia del paese. Occorreranno decenni, sottolinea il Wri, affinché le foreste una volta ricresciute riassorbano l’anidride carbonica emessa durante i roghi.

ANCHE LE GUERRE AIUTANO gli incendi. In Ucraina, secondo l’annuale Advance report on Forest Fires in Europe, Middle East and North Africa, del Joint Research Centre europeo (marzo 2025), nel 2024 sono bruciati 965.000 ettari, per la maggior parte superfici agricole; la peggiore stagione di incendi mai registrata nel paese dal sistema europeo di informazione Effis; due volte l’area colpita nell’intera Europa dei 27. Si vedrà il bilancio 2025, alla fine di settembre. Chiara la correlazione con il fronte bellico. E in Siria, in questo mese di luglio sono andati in fumo migliaia di ettari di boschi e uliveti a Latakia e Tartous, i polmoni verdi del paese. Venti caldi e siccità, ma anche atti dolosi di gruppi jihadisti, l’impoverimento dovuto a dodici anni di guerra e sanzioni, e perfino il licenziamento di centinaia di vigili del fuoco da parte del nuovo regime.

NELLE FORESTE TEMPERATE, ondate di calore e siccità sono ugualmente all’origine della maggiore virulenza e intensità del fuoco, in genere di origine umana (dolosa o colposa) e in genere nel periodo estivo (ma la California è andata a fuoco agli inizi del 2025; si prevede fino a settembre un rischio elevato, anche per via dei tagli di Trump alle agenzie preposte alla sorveglianza, alla prevenzione e alla risposta).

SGUARDO SUL MEDITERRANEO: come hanno sottolineato diversi esperti di fronte agli incendi in Grecia, si dà enfasi alla risposta, che spesso non risolve, più che alle cause e alla prevenzione. In Spagna, l’ultimo rapporto del Wwf, Incendios fuera de control, sottolinea che gli incendi estremi (ampi e difficili da spegnere) sono legati anche all’abbandono di tante aree. Un altro documento di Wwf e Birdlife Europa e Asia Centrale (Lipu in Italia) spiega che a luglio 2025 in Europa sono andati in fumo oltre 237.000 ettari di foresta, il doppio rispetto a luglio 2024. Le due associazioni presentano ai governi europei una strategia di prevenzione: proteggere e ripristinare foreste naturali, aree umide e praterie; ricorrere a una gestione forestale naturale, riforestando con specie autoctone più resistenti al fuoco; rilanciare specie faunistiche che si nutrono di vegetazione combustibile; investire nell’allerta precoce e nella prevenzione comunitaria.

E L’ITALIA? NEI PRIMI SETTE MESI DEL 2025 sono già bruciati oltre 30.000 ettari di territorio (6.000 dei quali in aree protette); lo riferisce il dossier Italia in fumo di Legambiente. Incendiari, ecomafiosi e crisi climatica tra le cause principali. Il rapporto di Legambiente lancia un pacchetto di 12 proposte utili. Eccole: migliorare il coordinamento istituzionale; integrare le strategie di adattamento con la pianificazione forestale e quella antincendio boschivo; garantire la gestione sostenibile delle zone rurali per ridurre i rischi; adottare il pascolo prescritto per la prevenzione degli incendi; coinvolgere i cittadini e le comunità locali; favorire il ripristino ecologico post-incendio; integrare la pianificazione urbanistica con la prevenzione degli incendi boschivi; potenziare i presidi statali; estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a ogni altra tipologia; rafforzare i divieti.

DUE STORIE DAL SUD GLOBALE. Da Nepal Times: nella comunità Binayi Triveni, decine di donne lavorano alla raccolta del sottobosco secco che diventa compost; così si riduce la forza degli incendi boschivi. Honduras: il documentario Up in smoke di Oxfam esplora tecniche agricole sperimentate, per aiutare un milione di contadini poveri a evitare il ciclo perverso dell’agricoltura basata sul fuoco.

* Fonte/autore: Marinella Correggia, il manifesto



Related Articles

“Giusto sabotare la Tav”, bufera su Erri De Luca

Loading

Lo scrittore attacca Caselli. E sul web scoppia la polemica: “Cattivo maestro come Toni Negri”

Italia: no alla caccia “sempre in deroga”, si alla biodiverità 

Loading

   Foto: Nikonclub.it

Con una lettera indirizzata alle Regioni alle Province autonome e ai Ministri competenti le associazioni ambientaliste Animalisti italiani, Amici della Terra, Enpa, Fai, Fare Verde, Greenpeace, Italia Nostra, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Vas, e Wwf Italia hanno chiesto di vietare la caccia nei periodi di riproduzione e migrazione prenuziale degli uccelli e l’obbligo di mantenere o riportare le specie di uccelli selvatici ad uno stato di conservazione soddisfacente.

Nasce l’Onu dell’usato, i venditori chiedono spazi e garanzie

Loading

E’ la prima associazione nazionale di categoria, in rappresentanza di circa 3 mila persone, tra operatori di mercati storici, fiere e di strada, per il riconoscimento dello status. “Un settore che accoglie e reintegra le persone messe al margine”

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment