Gaza, una Striscia di fame e di morte: assedio «senza precedenti»

Gaza, una Striscia di fame e di morte: assedio «senza precedenti»

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Dramma carestia, i bambini i più esposti. E Washington brucia 500 tonnellate di cibo

Tra le decine di persone accalcate nei pressi di una cucina di comunità di Gaza, ieri c’era un uomo che tendeva una pentola vuota con una mano, mentre con l’altra trasportava la sacca del catetere urinario. Il ministero della salute di Gaza e i medici hanno denunciato che un numero «senza precedenti» di persone si sta recando negli ospedali a causa di svenimenti e sintomi dovuti alla mancanza di cibo. Persone di tutte le età, anziani giovani e bambini.

IERI SANA’A AL-LAHHAM è morta di fame a Deir al-Balah, aveva un anno e mezzo. Secondo l’Ufficio media di Gaza è la 69esima tra i bambini che si sono spenti lentamente per malnutrizione. 620 persone hanno perso la vita per il blocco israeliano di cibo e medicine. Un assedio che va avanti senza sosta (e senza pietà) da 138 giorni. Quello che entra non basta neanche a dar sollievo alla popolazione, che avrebbe bisogno di centinaia di camion, ogni giorno, da distribuire in maniera capillare.

Invece, si continua a morire nei pressi dei centri-trappola gestiti dalla fondazione umanitaria Ghf. Mentre l’esercito bombarda le cucine di comunità. Ne sono state colpite almeno 42 e 57 centri di distribuzione. La denutrizione è particolarmente grave e potenzialmente mortale per i più vulnerabili: malati, bambini, anziani, donne incinte.

Eppure, a duemila chilometri di distanza da Gaza ci si prepara a bruciare cinquecento tonnellate di cibo altamente energetico che potrebbe sfamare 1 milione e mezzo di bambini per una settimana. Prima che il presidente Usa Donald Trump si insediasse, la Casa bianca aveva speso 800mila dollari per biscotti ricchi di nutrienti e pronti da mangiare, un cibo di emergenza pensato per gli sfollati, chi non ha modo di cucinare, e destinato ai più piccoli.

UN PACCO COPRE il fabbisogno giornaliero di un bambino sotto i cinque anni. La rivista The Atlantic ha rivelato che il cibo è stato abbandonato per mesi all’interno di un magazzino di Dubai e che è ormai scaduto. Per lo smaltimento, i contribuenti Usa dovranno pagare altri 100mila dollari. È il prezzo dello smembramento dell’Usaid, l’Agenzia degli Stati uniti per lo sviluppo internazionale, voluto fortemente dal tycoon. Più di mille dipendenti sono stati licenziati e non c’era personale per segnalare l’avvicinarsi della data di scadenza né per gestire la distribuzione. I biscotti non erano destinati ai bambini di Gaza ma a quelli del Pakistan e dell’Afghanistan che soffrono la stessa fame.

Dopo l’attacco alla Chiesa della sacra famiglia di Gaza City, che ha causato la morte di tre persone, Israele ha concesso l’ingresso nella Striscia al patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa e a quello greco-ortodosso, Teofilo III. Mentre Netanyahu si intratteneva telefonicamente con Papa Leone XIV, i due patriarchi hanno visitato la parrocchia colpita, l’ospedale al-Ahli e hanno annunciato che porteranno alcune tonnellate di aiuti umanitari e organizzeranno corridoi in uscita per i feriti del raid di giovedì.

LA VERSIONE UFFICIALE dell’esercito israeliano è che il colpo sia stato un errore. Ma il cardinale Pizzaballa ha più volte messo in discussione questa interpretazione, dichiarando che nella parrocchia tutti credono che l’attacco sia stato intenzionale.

Non si sono fermati neanche ieri i bombardamenti israeliani, che dall’alba al tramonto hanno ucciso almeno 30 persone. A Khan Younis un missile ha ammazzato cinque membri della stessa famiglia. La casa colpita è crollata sui suoi abitanti e in molti sono rimasti bloccati sotto le macerie. Una mappatura satellitare dell’Università ebraica di Gerusalemme rivela che la portata della distruzione operata da Israele a Gaza è maggiore di quanto si immaginasse: l’89% degli edifici di Rafah è stato parzialmente o completamente distrutto. Nella Striscia settentrionale la percentuale è dell’84%, a Gaza City del 78%.

In serata, il portavoce delle Brigate al-Qassam, l’ala militare di Hamas, ha rilasciato un videomessaggio. Non succedeva dal 6 marzo. Abu Obeida ha dichiarato che Israele ha più volte rifiutato un accordo di cessate il fuoco definitivo che prevedeva la liberazione di tutti gli ostaggi contemporaneamente. E ha avvertito che se Tel Aviv non sarà disposta a raggiungere una mediazione in questo ciclo di colloqui, Hamas non garantirà il ritorno ad accordi parziali. Abu Obeida ha condannato il «silenzio globale» dinanzi al popolo di Gaza bombardato e affamato e ha accusato i governi arabi di tradimento.

A JENIN INTANTO, nella Cisgiordania occupata, i militari hanno ucciso un ragazzo di 13 anni, Amr Ali Qabha. Secondo l’agenzia di stampa Wafa, i soldati gli hanno sparato mentre camminava per strada e hanno impedito all’ambulanza di soccorrerlo. Il padre di Amr Ali è stato aggredito e arrestato mentre tentava di raggiungere il corpo del figlio.

* Fonte/autore: Eliana Riva, il manifesto



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