Medici contro il genocidio a Gaza: 30mila in digiuno e presidi davanti agli ospedali

Medici contro il genocidio a Gaza: 30mila in digiuno e presidi davanti agli ospedali

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Un successo la mobilitazione del mondo sanitario: università e centri scientifici prendano posizione

Quello che è iniziato come un gesto spontaneo di alcuni sanitari toscani a fine luglio si è trasformato in poche settimane nella più grande mobilitazione del personale sanitario italiano dal 7 Ottobre 2023. La giornata nazionale di digiuno contro il genocidio a Gaza ieri ha visto la partecipazione di oltre 30mila operatori sanitari davanti a più di 500 strutture ospedaliere e territoriali in tutta Italia. «Ma è possibile che non si possa fare niente? Almeno un atto simbolico, mettiamoci la faccia», racconta Daniela Giannelli, dell’Asl Toscana Nord Ovest che insieme al collega Francesco Niccolai ha lanciato l’iniziativa il 29 luglio scorso. In soli due giorni hanno raccolto oltre 500 adesioni.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di convergenza inedito tra realtà diverse che da mesi lavorano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione palestinese. I sanitari toscani sono riusciti a catalizzare l’energia di movimenti come la rete nazionale Sanitari per Gaza e la campagna Bds «Teva? No grazie». Questa spontanea aggregazione dal basso ha dimostrato come la crisi di Gaza abbia toccato profondamente la coscienza del personale sanitario italiano. I dati presentati durante le iniziative della giornata restituiscono la drammaticità della situazione umanitaria.

Secondo uno studio pubblicato su The Lancet a gennaio 2025, l’aspettativa di vita a Gaza è crollata da 75,5 anni prima della guerra a 40,5 anni nel periodo ottobre 2023-settembre 2024. Un crollo superiore a quello documentato durante il genocidio del Rwanda nel 1994. Gli autori dello studio sottolineano che questa è una stima conservativa, poiché non include le morti indirette causate dal collasso del sistema sanitario. Per gli uomini il crollo è ancora più drammatico, passando da 73,6 a 35,6 anni. Il sistema sanitario è stato completamente smantellato. Tra ottobre 2023 e maggio 2025 si sono registrati 720 attacchi contro obiettivi sanitari, tra cui 125 strutture, 34 ospedali e 186 ambulanze. Israele ha inoltre usato in modo sistematico e deliberato la fame come arma di guerra. Il 22 agosto 2025, l’Ipc ha dichiarato ufficialmente la carestia nel Governatorato di Gaza, inclusa Gaza City, definendola come «la prima carestia interamente causata dall’uomo».

«All’interno di questo conflitto anche i nostri colleghi hanno sofferto in maniera particolare», spiega Simona Grassi, medica internista dell’ospedale Cardarelli di Napoli. «Sono stati attaccati praticamente tutti gli ospedali e il 70% del servizio sanitario è stato distrutto. L’Oms stima che siano morti 1.590 operatori sanitari, colpiti molto spesso mentre erano al lavoro proprio per colpire la possibilità di curare le persone. Un attacco funzionale al genocidio».

Moreno Festuccia, medico ematologo del Ssr del Piemonte e parte del coordinamento nazionale, ricorda come il 2024 sia stato l’anno più mortale mai registrato per gli operatori umanitari secondo l’Onu, con 385 morti a livello globale, di cui oltre 185 a Gaza. Nel 2025 il bilancio è già a 265 operatori umanitari uccisi, di cui 108 tra Gaza e Cisgiordania. A questi numeri si aggiunge la devastazione dell’infanzia: Gaza ha il più alto numero di bambini amputati pro capite al mondo secondo l’Onu, con almeno 17mila bambini orfani o separati dai genitori e oltre 17mila bambini uccisi.

«La Giornata nazionale di digiuno è un atto collettivo di solidarietà», dice Simona Mattia, chirurga d’urgenza del Policlinico Tor Vergata di Roma e parte del coordinamento. «È un modo per trasformare la coscienza individuale in voce comune. Una voce che invoca con forza a chi può di fare tutto il possibile per fermare questo abominio. Io ho deciso di digiunare contro il genocidio in corso a Gaza perché credo che il silenzio, di fronte a ciò che accade, sia una forma di complicità».

La mobilitazione non si è limitata alla denuncia, ma ha articolato due richieste precise e attuabili. Al governo italiano si chiede di sospendere immediatamente gli accordi militari e la fornitura di armi a Israele, richiedere con urgenza il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari. Alle aziende e istituzioni sanitarie, agli ordini professionali, alle società scientifiche, alle università e ai centri di ricerca si chiede invece di adottare una dichiarazione ove si riconosca il genocidio in corso e si affermi l’impegno a contrastarlo con ogni mezzo a disposizione.

La giornata di ieri ha ricevuto il supporto di oltre 100 associazioni, della Cgil Fp, dell’Usb, dell’Anpi provinciale di Pisa, dell’Arci, della Casa internazionale delle donne, dell’Università di Pisa e di Medicina democratica.

* Fonte/autore: Jonathan Montomoli, Roberto De Vogli, il manifesto



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