Contro il massacro nella Striscia e le complicità italiane nasce la rete degli enti di ricerca
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Il massacro a Gaza spacca la comunità scientifica italiana. Da un lato ci sono ricercatori, tecnici e amministrativi contrari a collaborare con le attività del governo israeliano. Dall’altra i vertici dei principali enti di ricerca italiani
Il massacro a Gaza spacca la comunità scientifica italiana. Da un lato ci sono i ricercatori, i tecnici e gli amministrativi contrari a collaborare direttamente o indirettamente con le attività del governo israeliano. Dall’altra ci sono i vertici dei principali enti di ricerca italiani, tutti di nomina governativa, che preferiscono rimanere amici di Tel Aviv. Non sono bastate le migliaia di firme dei loro dipendenti a far cambiare idea a presidenti e consigli di amministrazione, che invece hanno assecondato la linea di Palazzo Chigi.
Il sostegno di Giorgia Meloni e dei suoi ministri a Netanyahu non è mai mancato. Poche settimane fa il suo vice Matteo Salvini è stato addirittura premiato dall’associazione Italia-Israele per la «vicinanza e la solidarietà». Visto lo scarso ascolto ottenuto finora, i lavoratori della ricerca adesso si uniscono in un coordinamento trasversale ai quattro maggiori enti di ricerca italiani, cioè il Consiglio nazionale delle ricerche, l’Istituto nazionale di fisica nucleare, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e l’Istituto nazionale di astrofisica.
L’intesa è nata durante un partecipatissimo dibattito all’università La Sapienza di Roma intitolato «I saperi nell’economia del genocidio» a cui ha presenziato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. Il coordinamento, spiegano i lavoratori della ricerca, punta a «rafforzare le numerose iniziative che si oppongono al crescente coinvolgimento della ricerca nelle pratiche di guerra e che chiedono trasparenza sui progetti di ricerca, per verificarne l’eventuale destinazione bellica e l’uso duale».
Il coordinamento stigmatizza le collaborazioni con il governo israeliano e con la sua rete di appoggio. «Oltre alle evidenti considerazioni etiche, proseguire tali rapporti significherebbe esporsi al rischio di complicità e illegalità». L’occasione della Sapienza non è stata casuale. Proprio un rapporto redatto da Albanese per conto delle Nazioni Unite ha indicato le aziende e le istituzioni accademiche che sostengono direttamente o indirettamente le operazioni israeliane a Gaza.
Secondo il coordinamento, anche gli enti di ricerca rischiano un’analoga condanna sul piano del diritto internazionale: molti di loro, ad esempio, collaborano con aziende di armamenti come la Leonardo Spa più volte citata dal rapporto Albanese. Pur di non rompere con Israele, i vertici degli enti invocano la «diplomazia scientifica» (sebbene non abbia avuto effetto) e negano un coinvolgimento sul piano militare. Secondo i ricercatori, il confine tra ricerca civile e militare è spesso labile e moltissimi progetti sono in realtà «duali», diretti cioè a entrambi gli scopi senza dichiararlo esplicitamente.
* Fonte/autore: Andrea Capocci , il manifesto
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