Il presidente colombiano Petro: «Disobbedire a Trump» e Washington gli revoca il visto

Il presidente colombiano Petro: «Disobbedire a Trump» e Washington gli revoca il visto

Loading

Il presidente colombiano a New York manifesta per Gaza. E invita i soldati Usa ad obbedire esclusivamente all’umanità. Immediata la reazione della Casa bianca: «Azioni sconsiderate e incendiarie»

Questa volta Petro l’ha fatta davvero grossa: parlando con il megafono in mano a una manifestazione a New York contro il genocidio a Gaza, il presidente della Colombia ha esortato nientedimeno i soldati statunitensi a «disobbedire agli ordini di Trump», per obbedire, al contrario, a quelli superiori dell’umanità. E il tycoon, per il quale la misura era già colma da un pezzo, non ha perso tempo, annunciando tramite il Dipartimento di Stato la revoca del visto di Petro, accusato di «azioni sconsiderate e incendiarie».

Tra i primi a schierarsi in maniera nettissima contro Israele – con cui ha rotto dal 2024 le relazioni diplomatiche e verso cui ha già bloccato definitivamente le esportazioni di carbone -, il presidente colombiano non si è limitato in realtà a invitare l’esercito Usa alla disobbedienza, ma ha anche ribadito la sua proposta, già lanciata durante il suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu, della creazione di un esercito della salvezza, chiamato United for Peace, costituito dalle forze militari dei paesi decisi a reagire al genocidio in Palestina.

E, su questa strada, ha fatto un passo ulteriore, annunciando l’avvio di una convocazione in Colombia rivolta a chiunque fosse disposto a lottare per la «liberazione» di Gaza e rispondendo lui stesso all’appello: «Se il presidente della Repubblica colombiana dovrà prendere parte a questo combattimento, la cosa non mi spaventa; già l’ho fatto altre volte», ha dichiarato Petro in riferimento al suo passato di guerrigliero nelle file del Movimento 19 aprile (M-19), un gruppo rivoluzionario armato attivo tra gli anni Settanta e Ottanta.

Già lo scorso luglio, di fronte alla complicità dei paesi della Nato con il genocidio palestinese, Petro aveva annunciato l’uscita della Colombia dal blocco atlantico, di cui era l’unico partner globale latinoamericano. «Non c’è altra strada», aveva dichiarato allora dinanzi ai rappresentanti del Gruppo dell’Aia (l’alleanza del Sud globale nata all’inizio dell’anno per coordinare azioni diplomatiche ed economiche nei confronti del governo israeliano), di cui la Colombia fa parte insieme a Sudafrica, Malesia, Namibia, Bolivia, Cile, Senegal, Honduras e Belize: «Cosa ci facciamo noi nella Nato? Non è arrivato il momento di un’altra alleanza militare? Come possiamo stare con eserciti che lanciano le bombe sui bambini?».

Con l’ennesimo veto posto dagli Usa il 18 settembre alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco immediato a Gaza, anche per Petro, dunque, la misura è colma: «La storia dell’umanità ci ha abbondantemente dimostrato che, quando la diplomazia fallisce, bisogna entrare in un’altra fase di lotta».

Si tratta sicuramente del punto più basso delle relazioni tra gli Stati Uniti e quello che per lungo tempo è stato il suo più docile alleato in America Latina: se, fin dall’inizio della presidenza Trump, tra i due presidenti lo scontro è stato continuo – il primo è avvenuto a causa delle deportazioni dei migranti -, sono state però le ultime settimane quelle più turbolente.

Durissima è stata la reazione di Petro nei confronti dei raid statunitensi nel Mar dei Caraibi contro imbarcazioni venezuelane sospettate di trasportare droghe: «il governo degli Stati Uniti sta assassinando latinoamericani sul proprio territorio». E di «un insulto profondo al paese che ha versato più sangue per permettere alle società di Stati Uniti ed Europa di consumare un po’ meno cocaina» ha parlato il presidente nel suo discorso all’Onu commentando la revoca, per la prima volta in 28 anni, della certificazione anti-droga alla Colombia.

* Fonte/autore: Claudia Fanti, il manifesto

 



Related Articles

Sarajevo, la biblioteca della rinascita

Loading

Dopo 18 anni di lavori, 11,5 milioni di euro e immensi scrupoli filologici risorge uno dei simboli dell’incontro tra le culture e, suo malgrado, della guerra di Bosnia. Ma c’è anche chi non festeggia: “Qui la memoria è stata tradita”

Parlare con i Taleban: un gioco dietro le quinte

Loading

Le truppe internazionali preparano l’uscita dall’Afghanistan al 2014, anzi: già  alla fine del 2013, come ha detto di recente il segretario Usa alla difesa Leon Panetta.

IL VUOTO OCCIDENTALE

Loading

C’è un fatto nuovo nel conflitto antico fra Israele e Hamas: l’indifferenza del resto del mondo e l’ammissione esplicita di impotenza

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment