Si tratta della risposta alla richiesta della procuratrice specializzata in diritti umani e memoria democratica, Dolores Delgado, di formare un team per analizzare un rapporto di polizia che punta in quella direzione. Delgado, a sua volta ex procuratrice generale e anche ex ministra di giustizia del governo Sánchez, è stata nominata nel 2023, quando venne creata questa nuova figura all’interno proprio della procura generale dello stato.
L’obiettivo dell’inchiesta è quello di «raccogliere e preservare le fonti di prova» per determinare se gli atti compiuti da Israele a Gaza possano costituire «gravi violazioni del diritto internazionale, dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario». Delgado aveva avviato delle indagini a giugno dopo aver ricevuto un rapporto della polizia sulle azioni dell’esercito israeliano contro la popolazione civile a Gaza basandosi sulle testimonianze di testimoni protetti provenienti proprio da Gaza o di persone che hanno famiglia nella Striscia.
L’importante decisione di García Ortíz non avrà però l’effetto dirompente che ebbe la decisione di Baltasar Garzón – che peraltro è il marito di Dolores Delgado – nel 1998, quando riuscì a far arrestare Augusto Pinochet a Londra e tenerlo bloccato lì più di un anno. In quel momento nel codice penale spagnolo era ancora vigente la giurisdizione universale (introdotta nel 1985) e in forza di questo principio giuridico, la magistratura spagnola aveva la potestà di perseguitare delitti non commessi sul suo territorio per evitare l’impunità per i crimini contro l’umanità.
Ma il Partido Popular nel 2014 fece approvare una riforma per fare marcia indietro: limitò moltissimo la potestà giuridica della magistratura spagnola. Sulla carta esiste ancora la giurisdizione universale, ma ora sono perseguibili solo persone che hanno qualche tipo di vincolo con la Spagna.
Non è chiaro dalle indagini svolte sinora se fra le vittime di Netanyahu ci siano anche cittadini spagnoli o persone residenti sul territorio spagnolo, che sono i casi in cui può procedere la giustizia spagnola attraverso la Audiencia nacional. Ma secondo quanto ha dichiarato Delgado in diverse interviste, «quello che sta accadendo costituisce una grave violazione del diritto internazionale» e quindi la Spagna, in quanto membro della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, deve «cooperare» con questi organismi e «preservare le prove». Di fatto, un tribunale spagnolo non avrebbe la potestà per incriminare, per esempio, un capo di stato straniero come Benjamin Netanyahu, cosa che può fare solo la Corte Penale Internazionale. Per questo, ha spiegato la stessa Delgado, «quello che dobbiamo fare è cercare indizi e prove della possibile commissione, ad esempio, di un genocidio. Dobbiamo raccogliere i fatti e preservare quelle prove. Poi presentarle alla Corte».
Nel decreto firmato dal procuratore García Ortíz si sottolinea che «vista l’attuale situazione nei territori palestinesi», e data la sua «particolare importanza, gravità e numero di vittime fino ad oggi», qualsiasi prova che si possa raccogliere in Spagna deve essere incorporata in un’indagine apposita perché poi possa essere utilizzata dai tribunali internazionali, che non hanno gli strumenti – la polizia – per poter raccogliere evidenze giuridiche e che pertanto si devono basare sulla cooperazione dei singoli stati che ne formano parte. «Lo scopo del procedimento sarà quello di raccogliere e conservare le fonti di prova per renderle disponibili all’organo competente», scrive infatti il procuratore generale nella sua nota. La stessa Delgado ha spiegato che questo modello di indagini è lo stesso che a suo tempo venne attivato per la Russia rispetto all’invasione dell’Ucraina. «Gli eventi stanno accadendo in tempo reale; non si sono fermati; il materiale si sta accumulando. Immaginate se, nel caso dell’Olocausto, avessimo avuto tutte quelle informazioni in tempo reale, come sta accadendo oggi», ha concluso Delgado.
Sempre di ieri, è una notizia di segno apparentemente contrario. È stata proposta l’archiviazione della denuncia contro Netanyahu da parte di un attivista spagnolo dell’ultima Flotilla – non quella attuale – dopo l’assalto che aveva causato diversi danni e feriti e molti arresti illegali. Il ministero fiscale si è opposto all’ammissione della denuncia con l’argomento che non si può perseguire questo delitto in quanto è già aperta un’indagine da un tribunale internazionale. La Corte penale internazionale, infatti, ha già emesso nel 2024 un mandato di arresto contro il premier israeliano per presunti crimini di guerra.