Le esecuzioni sommarie dell’Occidente e le retoriche sulla libertà
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Quando politici e opinionisti gonfiano il petto e affermano la superiorità dei “valori occidentali” è sempre più difficile non pensare che lo stesso tipo di suprematismo è stato utilizzato in ogni parte del mondo per dare una patina morale alle peggiori nefandezze
Si può vedere facilmente il filmato, perché è stato condiviso dagli account social della Casa Bianca e diffuso dai principali organi di informazione. Le immagini sono sfocate, ma si riconosce un motoscafo che procede a grande velocità con delle persone a bordo. Poi c’è un’esplosione, e il video si interrompe con lo scafo avvolto dalle fiamme.
Dalle dichiarazioni ufficiali del governo degli Stati Uniti apprendiamo che l’imbarcazione era partita dal Venezuela, e trasportava undici membri del Tren de Aragua e un carico di stupefacenti. A colpirla sono state le unità della marina militare statunitense che da qualche tempo Trump ha inviato a largo del Venezuela. L’account della Casa Bianca ci dice che le undici persone uccise erano dei “narcoterroristi”.
A questo punto dovremmo fidarci di quello che dice l’account della Casa Bianca, perché non ci sarà un processo per accertare la responsabilità di ciascuno dei passeggeri a bordo dell’imbarcazione. La parola “terrorista” dovrebbe tacitare i nostri dubbi, ma visto l’uso disinvolto che se ne fa recentemente (basta pensare al caso di “Palestine Action” nel Regno Unito) la perplessità rimane.
Nei sistemi giuridici liberali, figli dell’illuminismo, la responsabilità penale è personale, e ciascuno dovrebbe rispondere solo di quello che ha fatto, non di ciò che hanno fatto i suoi compagni di viaggio. Le colpe di cui si viene accusati dovrebbero essere accertate, oltre ogni ragionevole dubbio, nel corso di un dibattimento in cui agli imputati è garantita una difesa e un processo equo. Uso il condizionale perché non sono più sicuro che sia così. Almeno non per tutti. Se sei venezuelano, nigeriano, libanese o palestinese le regole del nostro diritto liberale e illuminista a volte non si applicano.
Mi rendo conto che per alcuni il semplice fatto di trovarsi in un certo luogo è ragione sufficiente per essere eliminati (dal missile al drone, passando per il pager esplosivo, la lista degli strumenti a disposizione per queste esecuzioni sommarie è piuttosto lunga, e le informazioni per gli acquirenti sono facilmente disponibili on-line), ma continuo a pensare che aver raggiunto il livello di civiltà giuridica di cui un tempo andavamo orgogliosi (giustamente) e che indicavamo agli altri come un modello, sia stato un genuino progresso morale: il riconoscimento della piena eguaglianza di chiunque davanti alla legge penale, il diritto di ciascun essere umano di essere trattato come una persona, non come un animale da abbattere perché crediamo che possa essere pericoloso.
Quando politici e opinionisti gonfiano il petto e affermano la superiorità dei “valori occidentali” è sempre più difficile non pensare che lo stesso tipo di suprematismo è stato utilizzato in ogni parte del mondo per dare una patina morale alle peggiori nefandezze. Proprio negli Stati Uniti, era quel senso di superiorità rispetto ai “selvaggi” che stava dietro a alcune delle peggiori stragi di cui sono stati vittime i nativi. A Sand Creek, per esempio, nel 1864, furono centinaia tra uomini, donne e bambini. In quel caso, l’accusa non era traffico di stupefacenti, ma furto di bestiame. Anche a Camp Grant, nel 1871, l’accusa era quella. Le vittime furono centoquarantaquattro. Secondo il comitato composto dai possidenti del luogo gli indiani erano dietro a qualunque furto, e per questo non meritavano un processo, andavano eliminati tutti, comprese le donne e i bambini. L’elenco potrebbe andare avanti a lungo, e non sarebbe che un tassello del mosaico di violenza su cui è stato edificato lo sviluppo economico degli Usa nel diciannovesimo secolo. Roba vecchia? Temo proprio di no, e bisogna riconoscere che il ricorso alle esecuzioni sommarie non è stato reintrodotto da Trump. Nel corso dei due mandati presidenziali di Obama le esecuzioni sono state più di cinquecento, e hanno colpito “obiettivi” in Yemen, Somalia e Pakistan. Le cifre dei morti sono incerte – secondo alcuni potrebbero essere oltre ottocento – e ovviamente erano tutti terroristi. O almeno così ci dicono.
Ieri un’altra immagine ha fatto il giro del mondo, quella dei leader di Russia, Cina e nord Corea insieme a Pechino per assistere a una grande parata militare. Mancava Trump, ma non ci sarebbe stato male in quella compagnia. C’era un tempo, non molti anni fa, in cui gli Stati Uniti e l’Europa, nonostante le proprie magagne passate e attuali, avrebbero colto l’occasione per richiamare Xi Jinping, Putin e Kim Jong Un al rispetto dei diritti umani, del diritto penale internazionale e dei principi della democrazia. Oggi questo atteggiamento da parte dei leader occidentali provocherebbe probabilmente una scrollata di spalle, e l’invito a guardare in casa propria. La libertà di espressione, il carattere personale della responsabilità penale, la libertà di protestare pacificamente non sono messe in pericolo dai nostri nemici, reali o immaginari, ma da noi stessi.
* Fonte/autore: Mario Ricciardi, il manifesto
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