Covid, guerra in Ucraina e sovranismi: così hanno cancellato il Green Deal europeo
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Cancellate le ambizioni del vecchio continente, l’Europa ha di fatto sposato il negazionismo di Trump
Basta forse leggere le parole di Matteo Salvini per capire perché il Green Deal europeo è sotto attacco, una strategia di logoramento che trasforma il macro accordo voluto nel dicembre 2019 dalla presidente della Commissione europea von der Leyen per investire nell’innovazione, nelle tecnologie pulite e nelle infrastrutture verdi, garantendo una transizione giusta per le comunità più colpite. «Il ponte sullo Stretto è il vero GreenDeal, l’alta velocità ferroviaria è il GreenDeal, la Tav o il Tunnel del Brennero o la Napoli-Bari sono il GreenDeal. Non le idiozie di Bruxelles, le tasse, i regolamenti, i divieti, le auto tutte elettriche che chiudono le fabbriche in Italia e in Europa e le moltiplicano in Cina», ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture, sintetizzando in poche righe e molti slogan la cultura politica che in questi anni ha contributo a depotenziare il Green Deal un pezzo dopo l’altro.
La nuova maggioranza assai debole al Parlamento europeo fa sì che la Commissione fatichi a sostenere una misura che intendeva ridurre le emissioni di almeno il 50% entro il 2030, per poi passare al 55% e quindi rendere giuridicamente vincolante l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. A minare il piano di von der Leyen è arrivato prima il Covid-19, con lo spettro della recessione, poi la (presunta) emergenza legata all’approvvigionamento di derrate alimentari collegato al conflitto in Ucraina, iniziato nel febbraio del 2022, che ha portato ad allargare le maglie sul fronte dell’agricoltura e su quello energetico, riaprendo addirittura le porte al carbone anche nei Paesi come il nostro che stavano procedendo al phasing-out, ad abbandonare cioè questo combustibile fossile assai inquinante.
A massacrare il disegno della Commissione è stata la stessa maggioranza, in particolare la componente del Partito popolare europeo, che sta reiterando la propria avversione alle norme relative alle auto con motore endotermico, con il supporto di governi come quello tedesco e quello italiano, che fanno pressione affinché sia rivista la normativa sulla riduzione delle emissioni per auto e van, «un atto inedito, per forza e gravità, mirato a smantellare il Green Deal», ha sostenuto ieri un gruppo di organizzazione ambientaliste firmatarie della campagna Sbilanciamoci. «L’intento esplicito è di indebolire uno dei principali pilastri della politica industriale e climatica dell’Unione. Ma non è indebolendo le regole, rallentando la transizione o rinunciando alla sfida dell’innovazione che l’Europa diventerà più competitiva. Non sarà spostando una data – quella del 2035 – o rivedendo i regolamenti per renderli meno ambiziosi che si risolverà alcun problema: né climatico, né occupazionale, né industriale».
Sembra la strategia di una guerra di bassa intensità, la stessa che tiene ferma al palo dal 2023 la Green Claims Directive, la proposta che avrebbe regolato le affermazioni ambientali (eco-label, green-washing) delle imprese: una misura pensata per rafforzare la trasparenza ambientale. Stessa logica anche in ambito agricolo, dove le grandi organizzazioni sindacali di categoria con le proteste dei trattori hanno lanciato un messaggio prontamente recepito a Bruxelles, con l’obiettivo di rendere meno cogenti le misure più ambiziose dal punto di vista ambientale, come ad esempio i vincoli per la riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2030.
Organizzazioni come Corporate Europe Observatory denunciano che l’impegno per un ambiente toxic-free, annunciato con clamore dal Green Deal europeo, è stato completamente abbandonato. «Il che significa che continuerà l’uso di sostanze chimiche nocive, perpetuando un pesante costo per la salute umana, l’ambiente e l’economia», sostiene l’organizzazione, che ha ribattezzato il Clean Industrial Deal in Dirty Industrial Deal.
Con la scusa di difendere la competitività delle imprese europee, Bruxelles ha aperto l’Europa al gas liquefatto americano, sposando di fatto il negazionismo di Trump e lasciando cadere il grido di allarme lanciato dagli scienziati che si occupano di clima. Nel 2030, il tempo per ogni Green Deal sarà ampiamente scaduto.
* Fonte/autore: Luca Martinelli, il manifesto
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