Escalation nucleare. Donald Trump: «Nuovi test sulle atomiche»
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«Perché, insomma, lo scopo dell’ordigno ‘Fine di mondo’ è perduto se si tiene segreto. Perché non l’avete detto al mondo, eh?». La domanda del dottor Stranamore all’imbarazzato ambasciatore sovietico De Sadesky in una delle scene finali del film di Kubrick è molto poco retorica. Lo spiega lo stesso ex-scienziato nazista: «La deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare». Il che è valido anche per reciprocità: se il nemico, presente futuro o eventuale, prova a spaventarci, dobbiamo spaventarlo di più.
LE DICHIARAZIONI di Donald Trump di ieri, poco prima di incontrare Xi Jinping e dopo i test russi degli ultimi giorni, sembrano andare proprio in questa direzione. «Visti i test di altri Paesi, ho incaricato il dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari su base paritaria. Questo processo inizierà immediatamente». “Su base paritaria” ricalca esattamente la battuta affidata al dottor Stranamore. A distanza di una settimana i russi hanno provato il missile Burevestnik e il drone sottomarino Poseidon. Il primo è un missile da crociera a propulsione nucleare, il che gli permette di avere un’autonomia di volo e un raggio d’azione impressionanti (unici al mondo, secondo Mosca). Nel test effettuato il 21 ottobre, il missile avrebbe percorso circa 14mila chilometri in un tempo di volo effettivo di 15 ore. Poi è stato lanciato il missile sottomarino senza pilota Poseidon (di fatto un drone), anch’esso a propulsione nucleare. «Un enorme successo» l’hanno definito dal Cremlino, «si tratta di un arma che nessuno al mondo possiede».
Entrambi i vettori sono stati provati con testate convenzionali, anche se Mosca ha sottolineato che sono in grado di trasportare testate nucleari. Inoltre, per il Burevestnik almeno, non si tratta di una sorpresa, dato che era già stato presentato nel 2018. Insieme al Kinzhal che, dopo un’apparizione devastante in Ucraina, è entrato in dotazione all’Aeronautica militare russa. Ciò non vuol dire che per il Burevestnik siamo già alla fase di produzione in serie – anche perché questi vettori spesso esistono in diverse versioni – ma il test è un significativo passo in avanti.
TRUMP inizialmente non si è espresso in maniera chiara sull’argomento. Fino a poco prima di entrare nella tana della tigre Xi. Forse si aspettava già che gli Usa non sarebbero usciti vincitori da una prova di forza con Pechino o forse ha affidato proprio a questa “sorpresa” la sua prova di forza. «Gli Stati Uniti possiedono più armi nucleari di qualsiasi altro Paese. Questo obiettivo è stato raggiunto, incluso un completo ammodernamento e rinnovamento delle armi esistenti, durante il mio primo mandato», ha scritto il presidente sul suo social network Truth, «a causa dell’enorme potere distruttivo – odiavo farlo, ma non avevo scelta! La Russia è seconda e la Cina è terza, a distanza, ma sarà come noi entro 5 anni». Dunque la Cina è in pericolosa rimonta, Mosca mostra i muscoli – seppure sottolinea «Ci auguriamo che, per quanto riguarda i test del Burevestnik e del Poseidon, le informazioni siano state trasmesse correttamente al presidente Trump. Nel senso che questi non possono in alcun modo essere interpretati come test nucleari – e la Casa bianca poteva permettersi di farsi intimidire senza spaventare a sua volta?
I TEST NUCLEARI nella memoria collettiva sono legati al fungo di oltre 40 km di altezza che si sprigiona dall’atollo Bikini (isole Marshall) nel 1954. Anche l’Unione sovietica ne effettuò diversi, anche più devastanti, ma nell’Artico e provocando meno sensazione, ma nel clima del dopoguerra e in piena Guerra Fredda, si cercò comunque di limitarli, anche a causa dei devastanti effetti sulle aree circostanti. Dal primo Ltbt, che proibiva test «nell’atmosfera, nello spazio, sott’acqua o in alto mare» firmato da Usa, Urss e Gran Bretagna nel 1963, al Ctbt, (Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty) – che li limitava tout court – del 1996, la direzione ufficiale era sempre stata quella di ridurre. Tuttavia, nonostante le 187 nazioni firmatarie del Ctbt, Usa, Cina, Iran e Israele non lo avevano mai ratificato e la Russia (che pure lo aveva firmato) ne era uscita poco dopo, invalidando di fatto l’accordo. La vulgata vuole che, pur non ratificando il Ctbt, i test atomici fossero stati interrotti, anche se alcuni stati (Usa in primis) hanno continuato a effettuare “test subcritici” sotterranei (al ritmo di 2 o 3 l’anno) che diversi esperti considerano test a tutti gli effetti. La decisione di Trump rompe un tabù e, dato che si tratta di armi che potrebbero distruggere il mondo, è già un rischio incalcolabile.
* Fonte/autore: Sabato Angieri, il manifesto
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