L’Europa con gli Usa e con Zelensky, un difficile equilibrio

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L’Europa, schiacciata ai margini nella crisi ucraina dal protagonismo di Trump, alza la voce per sottolineare il suo sostegno incondizionato a Kiev

BRUXELLES. L’Europa, schiacciata ai margini nella crisi ucraina dal protagonismo di Trump, alza la voce per sottolineare il suo sostegno incondizionato a Kiev. La dichiarazione congiunta tra il presidente Zelensky e i principali leader europei dice proprio questo. Rimanere legati al principio che «i confini internazionali non possono essere cambiati con la forza», individuare il punto di partenza dei negoziati nella linea di contatto attuale è una risposta diretta alla richiesta di cessione del Donbass avanzata da Washington a Zelensky nel corso dell’incontro di lunedì alla Casa Bianca.

A QUANTO RIPORTA l’agenzia stampa Bloomberg, il formato si ripete nella formulazione di una proposta in 12 punti per porre fine alla guerra con la Russia. Anche qui ricompare l’idea che la pace debba tenere in conto il fronte di combattimento così come è al momento, mentre tra le novità spicca quella di un comitato di pace, presieduto dal presidente Usa, a supervisionare l’attuazione del piano.

Evocando il «desiderio di una pace giusta e duratura» per il popolo ucraino, i 13 leader «volenterosi» dichiarano di «sostenere con forza la posizione del presidente Trump» in favore dell’immediato cessate il fuoco. Tra i firmatari ci sono vertici Ue (von der Leyen e Costa), insieme al cancelliere tedesco Merz, al presidente francese Macron, al premier britannico Starmer, al primo ministro polacco Tusk, alla presidente del consiglio Meloni, a cui si è unito in un secondo momento il premier spagnolo Sánchez.

L’EUROPA ALLA VIGILIA del Consiglio cerca di blandire Washington, il conto che sta già pagando sono gli acquisti di gas Gnl dagli Stati uniti mentre dallo scorso luglio è in vigore l’iniziativa Purl (acronimo per Prioritised Ukraine requirements list) per comprare armi a stelle e strisce da girare a Kiev. Secondo una stima diffusa dal sito United24, riconducibile al governo ucraino, lo strumento ha permesso già una spesa bellica di almeno 2 miliardi di dollari. Un esborso previsto in crescita, fino a 3,5 miliardi già nel mese di ottobre, con altri paesi pronti a seguire.

IL PRESUNTO VERTICE di Budapest tra Trump e Putin si è allontanato per il momento dall’orizzonte, in ogni caso non prevedeva la presenza degli europei e neppure di Zelensky. Il presidente ucraino sarà ospite invece domani del Consiglio di Bruxelles, dove il futuro di Kiev sarà al centro delle discussioni e delle decisioni dei 27. Il primo ministro ungherese Orbán, che sull’incontro di Budapest non perde le speranze, salterà la discussione, arriverà solo nel pomeriggio inoltrato, per ragioni legate ai festeggiamenti della rivoluzione ungherese.

Non ha firmato la dichiarazione dei Volenterosi in cui si esprime la volontà di «aumentare la pressione sull’economia russa e sulla sua industria della difesa, finché Putin non sarà pronto a concludere la pace». Il riferimento è al 19esimo pacchetto di sanzioni, che l’Ue spera di poter approvare definitivamente a giorni – ora che il ministro degli Esteri ungherese Szijjarto ha detto di non volerlo bloccare rivendicando di essere riuscito a escludere le misure «che sarebbero andate contro il nostro Paese». Se ne ipotizza già un 20esimo.

LA PARTITA PIÙ GRANDE è però quella degli asset russi congelati in Europa dal febbraio 2022. Una parte del capitale (140 miliardi sul totale di 190) potrebbe essere convertito in un «prestito» di riparazione per finanziare ancora due o tre anni lo sforzo bellico di Kiev. Le resistenze del Belgio, che custodisce la maggior parte dei beni del Cremlino, verrebbero superate da garanzie di solidarietà europea a fronte di cause minacciate dal Cremlino. Budapest però è decisamente contraria all’utilizzo degli asset, e anche la Bce è preoccupata sulla conformità al diritto internazionale, linea cavalcata ora anche dal governo italiano. Per i leader Ue l’obiettivo da raggiungere è quello di un quadro entro il quale la Commissione possa fare una proposta per superare gli ostacoli giuridici: la trattativa si annuncia complessa.

* Fonte/autore: Andrea Valdambrini, il manifesto



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