Corruzione in Ucraina: esce di scena Yermak, alter ego di Zelensky e inviso agli Usa
![]()
Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, ha preso il posto di Andriy Yermak. Zelensky ha provato fino alla fine a tenerlo al suo fianco, contro il parere dei suoi stessi collaboratori
Oggi la delegazione ucraina sarà in Florida per incontrare la controparte Usa e tentare di trovare un accordo sui termini per la fine della guerra. Il comando della squadra di Kiev è già passato a Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, che ha preso il posto di Andriy Yermak. Il Mazzarino di Kiev, l’alter ego di Zelensky o, come sospettano gli inquirenti del Sapo, la Procura speciale anti-corruzione: Ali Baba. Sarebbe quello il nome in codice con il quale i membri dell’organizzazione criminale scoperta dall’indagine «Mida» lo chiamavano.
DOPO LE PERQUISIZIONI di venerdì mattina Yermak si è dimesso, o è stato costretto a dimettersi da Zelensky. Ciò che stupisce è che in meno di una giornata esce di scena (probabilmente) l’uomo più potente in Ucraina dopo il presidente, il capo di gabinetto che dal 2020 a oggi ha imposto nomine, ideato leggi, guidato la politica estera ucraina nel momento più difficile della sua storia recente. «Era mio amico prima questo incarico e lo sarà anche dopo» ha dichiarato ieri Yermak al Financial Times, non prima di aver rispedito al mittente ogni accusa di corruzione e di aver dichiarato (al New York Post): «Sono una persona perbene, sono stato screditato nonostante fossi a Kiev il 24 febbraio e non me ne sia mai andato, la mia dignità non è stata tutelata». Ma, dice, non porta rancore. «Andrò al fronte e sono pronto a qualsiasi rappresaglia».
ZELENSKY ci ha provato fino alla fine a tenerlo al suo fianco, contro il parere dei suoi stessi collaboratori. Ma alla fine è stato impossibile. Lo ha ringraziato con un messaggio asciutto e formale, affermando di voler «evitare pettegolezzi e speculazioni». Ma, nonostante le parole del presidente, in Ucraina la stragrande maggioranza della popolazione ha esultato. Non solo per il suo, per ora presunto, coinvolgimento nell’inchiesta che ha terremotato la politica ucraina, ma per ciò che rappresentava: il retaggio di un sistema basato sui favoritismi, sull’amministrazione personale del potere, sull’intoccabilità. Inoltre, hanno gioito anche a Washington, dove Yermak era sgradito a tutti, persino ai funzionari più “filo-ucraini” come il segretario di Stato Marco Rubio, e a Bruxelles, dove lo consideravano un ostacolo per il percorso di adesione all’Ue.
INTANTO A MOSCA Viktor Orbàn era impegnato a provare a spaccare l’Unione europea insultandola davanti a Vladimir Putin. Il presidente russo si è detto «lieto» all’idea di tenere un summit per i colloqui di pace a Budapest – il summit che già si sarebbe dovuto tenere ma è stato scaricato in ottobre da Donald Trump, poco convinto che Putin fosse disposto a venire al dunque. «Le negoziazioni con gli Stati uniti – aggiunge il presidente russo in riferimento all’imminente visita dell’inviato per le missioni di pace Steve Witkoff a Mosca – porteranno a questo». L’idea di Budapest d’altro canto è stata dello stesso Trump, osserva Putin durante l’incontro, ricordando che è stato il presidente americano a proporgli la capitale ungherese dato che «abbiamo entrambi buoni rapporti con l’Ungheria».
Nella sua 14esima visita in Russia, e seconda dall’invasione dell’Ucraina, Orbàn si è dipinto come un uomo di pace: «L’Ungheria è interessata alla pace ed è pronta a ospitare i colloqui e a fornire assistenza per una buona riuscita di questo processo».
Ma il motivo più pressante della sua visita è un altro, e anch’esso ha a che fare con Trump, che poche settimane fa ha concesso a Budapest un’esenzione dalle sanzioni Usa per acquistare petrolio e gas russi. Orbàn non ne fa certo un mistero: «Siamo di recente stati a Washington perché venisse garantita un’eccezione per l’Ungheria: abbiamo avuto successo. Ora dobbiamo compiere il passo successivo, assicurandoci che le forniture continuino senza interruzione».
LA RUSSIA, ha garantito a Putin, è parte fondamentale delle forniture energetiche ungheresi, «e rimarrà tale in futuro». Secondo la Cnn, l’esenzione garantita da Trump porterà circa un miliardo di euro nelle casse del Cremlino.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto per nulla sorpreso dal viaggio di Orbàn in un momento così delicato delle trattative, ma ha aggiunto che il premier ungherese agisce «senza alcun mandato europeo».
* Fonte/autore: Sabato Angieri, Giovanna Branca, il manifesto
Related Articles
New York non è più delle gang Un giorno intero senza violenze
![]()
Per la prima volta lunedì niente sparatorie o accoltellamenti
Turchia. Erdogan vs Kilicdaroglu, al voto la destra è ago della bilancia
![]()
Oggi ballottaggio, si sceglie il presidente. I due rivali si spartiscono il voto nazionalista. Dopo il flop del primo turno, i sondaggisti restano in silenzio. Spettro brogli
«Non isoliamo i colleghi israeliani, ma le università complici delle violazioni»
![]()
Intervista alla docente Paola Rivetti, firmataria della petizione dei 4mila accademici per il cessate il fuoco e la fine degli abusi del diritto internazionale: «L’accademia israeliana ha un ruolo nell’industria militare»


