Disarmare il patriarcato. Transfemministe in corteo nella Capitale

Disarmare il patriarcato. Transfemministe in corteo nella Capitale

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La manifestazione di Non Una di Meno contro la violenza di genere mentre la ministra Roccella presenta una corsa «non vittimistica»

«Salutiamo la nostra sorella Ornella Vanoni, fai buon viaggio». Quando il corteo nazionale di Non una di meno arriva su via Merulana, a Roma, i manifestanti si siedono a terra e facendo luce con candele e accendini cantano «La voglia, la pazzia», titolo cult dell’artista. Senza base perché c’è qualche problema all’amplificazione e la musica all’inizio non riesce a partire. Dal camion, intanto, cominciano gli interventi, le testimonianze di chi ogni giorno lavora (in percorsi scolastici, formativi, sanitari, legali) nella tutela delle donne dalla violenza sistemica. Proprio le professionalità che i ministri e la premier Meloni non vedono e non riconoscono nel ruolo, convinti come sono che la questione sia genetica o comunque risolvibile illuminando di rosso le facciate dei palazzi istituzionali.

COME OGNI ANNO, la rete transfemminista Non una di meno, aveva dato indicazioni specifiche per consentire la partecipazione anche a persone con fragilità. Aree senza rumore, assistenza per le persone disabili, richiesta di «mantenere le distanze per evitare che la calca possa far star male qualcuno/a». Quest’ultimo punto è stato impossibile da praticare. Il freddo intenso della Capitale ha costretto le partecipanti a stare le une accanto alle altre e a posare i cartelli. «Non ce la faccio a tenerlo in mano, mi si gelano le dita», spiega Sara che se lo è attaccato ai fianchi. «Nordio stai sereno: il vostro codice genetico lo faremo estinguere», c’è scritto sul suo. «In realtà le frasi del ministro non mi hanno stupita più di tanto – racconta – ogni giorno ascoltiamo cose assurde, tutte queste dichiarazioni sono un modo per scaricare la colpa della violenza solo sulle vittime e per mantenere lo status quo». «Non faccio parte di nessun gruppo o collettivo – aggiunge – ma sono venuta per testimoniare che le politiche ottuse del governo non mi scoraggiano».

ALLA PROPAGANDA dei ministri che affermano che «l’Italia è all’avanguardia sulle politiche di genere» e che la situazione dei femminicidi sia in miglioramento, rispondono i dati raccolti dall’osservatorio di Nudm: nel 2025 ci sono stati 78 femminicidi, tre suicidi indotti di donne, due suicidi indotti di ragazzi trans. «Questi numeri, di per sé eloquenti, non danno la misura del quotidiano sommerso e strutturale della violenza», specificano. Si contesta «l’approccio punitivista del governo che, mentre dà l’ergastolo ai colpevoli di femminicidio, attacca i centri antiviolenza, le pratiche e le metodologie per la prevenzione». La ministra per la Famiglia e la Natalità, Roccella, nelle stesse ore sta presentando con il collega all’Istruzione, Valditara, “Corri Libera”, un percorso running di 5 chilometri «contro la violenza sulle donne», «una manifestazione non vittimistica, non luttuosa, ma energetica – ha detto -. È fondamentale dare input positivi». La risposta del corteo arriva subito, attraverso un post instagram di Nudm: «Lei ride. Il governo misogino denigra la prevenzione alla violenza e ci dice di festeggiare per quelle che non vengono uccise».

LA MANIFESTAZIONE quest’anno non è soltanto fucsia (il colore ufficiale dei movimenti transfemministi), c’è il bianco e nero delle kefiah e il verde e rosso della bandiera palestinese. «Da donne, persone trans, precarie, migranti paghiamo doppiamente il prezzo della militarizzazione – spiegano sulla piattaforma di convocazione -. Siamo noi a pagare il riarmo con i salari da fame, il part time imposto e il taglio del welfare. Disarmiamo il patriarcato». Il pericolo non arriva solo dall’oscurantismo ideologico verso ogni questione che vagamente afferisce al sesso e all’affettività. «La manovra propaganda il sostegno alle famiglie ma si tratta di mance una tantum, come il bonus mamme, e di incentivi a tornare a casa per curare figli e parenti senza alcun sostegno economico – spiegano da Nudm -. Quando Meloni parla di famiglia e di natalità, in realtà scarica altro lavoro gratuito sulle donne per compensare i tagli alla sanità e ai servizi sociali». Parte il momento di rumore con i mazzi di chiavi per rivendicare il diritto alla casa, anche per le palestinesi. «La lotta al patriarcato e quella al colonialismo sono collegate», dicono dal camion citando la poetessa e attivista statunitense Audre Lorde, «Non sono libera, finché ogni donna non è libera, anche se le sue catene sono molto diverse dalle mie». Lo slogan classico del femminismo, «Tremate, le streghe son tornate» è di nuovo onnipresente, dopo che Israele ha definito così la relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese.

ARRIVATI a piazza San Giovanni la manifestazione si scioglie: le partecipanti vanno verso i bus che le riporteranno a Pisa, Venezia, Bologna, Genova, Milano per preparare le iniziative di lunedì con la stanchezza accumulata da due mesi di cortei e scioperi generali. «Ma ne è valsa la pena- commenta F. – ho subito un abuso dieci anni fa e da allora non trovo la voce, solo qui riesco a gridare la mia rabbia».

* Fonte/autore: Luciana Cimino, il manifesto



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