Droghe, nessun confronto tra il governo e la Controconferenza dei movimenti

Droghe, nessun confronto tra il governo e la Controconferenza dei movimenti

Loading

Si apre a Roma la VII Conferenza nazionale sulle dipendenze. Ma senza il Terzo settore e i movimenti, che si riuniscono in una Contro-conferenza con con centinaia di associazioni, esperti e partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia e non solo

Sei chilometri di distanza appena separano due mondi completamente diversi, due approcci opposti, due paradigmi culturali alternativi. Da un lato c’è «l’obiettivo liberi dalla droga e dalle dipendenze» (vasto programma che conta almeno tre quarti di secolo di fallimenti, morti ed emarginazione), c’è «il bene e il male» (testuale), c’è l’«Insieme si può» (ma senza le associazioni del Terzo settore né i consumatori) e pure l’«approccio integrato» (ma su un binario unico).

Dall’altro si persegue soprattutto la libertà dai pregiudizi e dall’ideologia dominante, si contano i danni del proibizionismo, considerati peggiori di quelli delle dipendenze, si analizzano e diffondono i dati che gli stessi organi governativi producono, si discute di scienza con esponenti dell’Onu che osano rompere le fila della “war on drugs”, e in videoconferenza c’è chi testimonia buone pratiche di riduzione del danno e ottimi risultati anche sulla sicurezza pubblica in città quali Amsterdam o Barcellona.

NESSUN DIALOGO tra la VII Conferenza nazionale governativa sulle dipendenze che si è aperta ieri all’Auditorium della Tecnica a Roma con gli interventi delle massime istituzioni italiane, presidente Mattarella compreso, e la Controconferenza autoconvocata da tutti i movimenti antiproibizionisti che per tre giorni anima la Città dell’Altra economia. E che ritorna necessaria dopo quella di Trieste nel 2009. Perché invece nel 2021, a Genova, le associazioni del Terzo settore si riunirono in una «Fuoriconferenza» in colloquio continuo con l’assemblea governativa voluta dall’allora ministra Dadone (M5S), e alla fine ne scaturì un piano d’azione subito cestinato dall’attuale governo.

ALL’AUDITORIUM della Tecnica i vari tavoli hanno discusso separatamente e in contemporanea, all’affannosa «ricerca delle motivazioni per cui si creano dipendenze» e nel «tentativo i costruire consapevolezza per superare e vincere il problema», come riassume il presidente del Senato La Russa. Gli onori di casa toccano al sottosegretario Mantovano, delegato alle droghe, che illustra le cinque «macroaree di intervento» e fa appello ai giornalisti (presenti in massa ma confinati nella sala stampa) per una «informazione non intrisa di messaggi devianti». Anche Papa Leone invia il suo contributo e parla di fragilità e paura del futuro, soprattutto dei giovani. Il presidente Mattarella infrange il programma protocollare per un breve ma intenso augurio di buon lavoro, mentre il sindaco di Roma Gualtieri osa proporre il contrasto «alla mentalità che scarta invece di includere». Ed è l’unica voce leggermente dissonante.

La premier Meloni è entusiasta e partecipe (non quando parla Gualtieri, però); esalta «l’impegno corale delle istituzioni per salvare le persone dal giogo della dipendenza», annuncia un «piano di prevenzione al fentanyl» (ma in Italia il problema è semmai il crack) e ammette l’interesse identitario – il tema droghe, dice, è una di quelle «sfide che definiscono ciò che siamo e che vogliamo diventare». Poi assicura che «il governo è pronto a rendere operative le proposte che usciranno dalla Conferenza» che si concluderà oggi.

TRA LE PROPOSTE potrebbe emergere quella trasformata in un ddl che dispone la detenzione domiciliare in comunità dei detenuti tossicodipendenti che scontino pene, anche residue, non superiori a 8 anni. Detenzione riservata solo a coloro che accettano «un programma terapeutico residenziale presso una struttura privata autorizzata» e che abbiano commesso reati correlati alla tossicodipendenza. La proposta non è nuova, fu anticipata al tempo del decreto Sicurezza ma malamente accolta dalle comunità; la maggioranza però sembra voler insistere.

C’è poi la questione delle risorse stanziate: «in aumento», secondo Meloni. La premier ieri ha parlato della graduatoria (appena pubblicata) dei bandi finanziati con l’8 per mille dell’Irpef destinato ai progetti di prevenzione e recupero delle dipendenze patologiche. Dei 17 milioni e 220 mila euro, la fetta maggiore è andata ad alcune comunità come la Cooperativa Pars di Macerata, beneficiaria di ben 4 milioni, la Fondazione Eris Ets con 2,1 milioni e la Comunità Incontro di don Gelmini con quasi 1,7 milioni. Nell’elenco figurano però anche alcune strutture affiliate alla Cnca, uno degli attori della Controconferenza.

SEI CHILOMETRI più in là, alla Città dell’Altra economia, la sala stracolma non si è svuotata mai da giovedì sera, quando si sono aperti i lavori con centinaia di associazioni, esperti e partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia e non solo. Si discute di leggi e di riforme, in Europa e nel mondo, di repressione e impatto sul sovraffollamento carcerario, delle nuove politiche di riduzione del danno che non contemplano solo interventi sanitari ma si muovono su più piani, riconoscendo «il nesso tra le politiche razziste, colonialiste, patriarcali e il proibizionismo».

I partiti d’opposizione si siedono attorno a un tavolo e discutono: Magi (+Europa), Fratoianni (Avs), Furfaro (Pd) e Quartini (M5S) si interrogano anche sui fallimenti del centrosinistra, accusano il governo di «paternalismo» e le politiche panpenaliste di farsi strada attraverso una propaganda massiccia che annulla la realtà. La sfida che hanno davanti è tenere insieme «idealità e concretezza», e far confluire nel programma del campo largo le proposte che concluderanno oggi la Controconferenza.

* Fonte/autore: Eleonora Martini, il manifesto



Related Articles

Ridurre il danno: una ricerca sul naloxone che salva la vita

Loading

Per una volta l’Italia è leader a livello mondiale in una pratica di riduzione del danno: la distribuzione del naloxone

Haiti, le baracche della musica “Il rap ci salverà “

Loading

È il sogno dei ragazzi nel Paese distrutto dal terremoto due anni fa Alle Ong chiedono computer per scaricare programmi musicali Nella baraccopoli dei dj “Il rap salverà  Haiti”. I modelli da imitare sono il presidente ed ex musicista Michel Martelly e la popstar internazionale Wyclef JeanA Citée Soleil lo slum più grande della capitale i giovani artisti affollano l’Internet point creato dalla Fondazione Rava 

MAMMA E BIMBE IN GABBIA IN TRIBUNALE, VIA ALL’ISPEZIONE

Loading

E’ un fatto talmente inspiegabile che il ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha immediatamente avviato un’ispezione. Il Guardasigilli vuole capire

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment