Germania, la legge sulla Memoria e il caso dello storico censurato
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Fra ineccepibili motivi e discutibili intenzioni il governo Merz approva il nuovo testo sulla Memoria storica aggiornando la norma del 2008
BERLINO. La necessità etico-morale di mantenere vivo il Ricordo dell’Olocausto pianificato dai nazisti, che in Germania deve rimanere indelebile specie nell’era in cui avanza il revisionismo di ultradestra e tornano gli slogan contro gli ebrei. E la volontà politica di fissare il confine insuperabile del dibattito pubblico su tutto ciò che ruota intorno a Israele.
Fra ineccepibili motivi e discutibili intenzioni il governo Merz approva la nuova legge sulla Memoria storica aggiornando la norma del 2008. Con tre obiettivi: «assicurare la conservazione dei siti, digitalizzare la diffusione delle informazioni sul passato e sostenere la ricerca storica» sintetizza il sottosegretario alla Cultura, Wolfram Weimer, promotore del provvedimento che stabilisce anzitutto «l’unicità della Shoah» anche se riguarda pure i memoriali delle vittime della dittatura della Ddr. Scopo finale di Weimer è «impedire qualunque relativizzazione dell’Olocausto».
Sminuire la colpa storica dei tedeschi resta giustamente tabù. Ma il divieto di alimentare indecenti allusioni si presta a interpretazioni di ogni tipo, come dimostra il caso del filosofo e autorevole studioso del fascismo, Jason Stanley, censurato alla sinagoga di Francoforte per aver raccontato la sua storia personale. Era stato invitato a parlare della Notte dei Cristalli – il pogrom contro gli ebrei del 1938 – in quanto «fra intellettuali più influenti al mondo nel campo delle ideologie politiche, dell’antisemitismo e della cultura della Memoria, e figlio di sopravvissuti all’Olocausto». Mentre provava a spiegare il tema però, lo hanno interrotto e messo alla porta perché «ha usato paragoni che relativizzano la Shoah».
In dettaglio fila tutto liscio finché l’ospite ricorda la madre che «guardava allo stato ebraico come un rifugio e per la prima volta vedeva le forze armate stare dalla sua parte». Ma quando Stanley passa alla visione dell’altro genitore scoppia il putiferio.
A causa di queste parole: «Mio padre era un intellettuale ebreo tedesco. Aveva sempre guardato con scetticismo a uno stato che favoriva una religione riconoscendo il trattamento dei palestinesi come cittadini di seconda classe. Era qualcosa che gli ricordava la storia di famiglia. Sono questi i dibattiti interni agli ebrei che devono essere possibili e consentiti». Al contrario è troppo per chi si aspettava un discorso opposto dal filosofo fra i più influenti che mai prima d’ora aveva mostrato segni di “deviazione”.
«Incredibile, mi urlavano contro. Non mi era mai successo» racconta Stanley, sconvolto dalla reazione alla sua biografia. Accade poche ore prima del via alla nuova legge che impone per la prima volta il pre-controllo del governo sui beneficiari dei fondi dedicati al contrasto dell’antisemitismo. «Vogliamo uniformare le regole» riassume il sottosegretario Weimer.
* Fonte/autore: Sebastiano Canetta, il manifesto
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