La “pace” per Gaza secondo Trump votata alle Nazioni unite

La “pace” per Gaza secondo Trump votata alle Nazioni unite

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La sola idea di una Palestina accende il governo di Israele. La risoluzione Usa prevede una forza multinazionale. Il no di Hamas, la mozione “integrativa” della Russia

Il solo accenno alla possibilità che in futuro si parli di autodeterminazione palestinese ha fatto saltare i nervi a mezzo governo israeliano. Il premier Netanyahu ha ricordato che Tel Aviv si oppone alla nascita di uno stato e che questa posizione non può essere messa in discussione da minacce interne né esterne. «La missione della mia vita è impedire la creazione di uno stato palestinese nel cuore della nostra terra», ha dichiarato melodrammatico il ministro delle finanze Bezalel Smotrich. Ma sopprimere l’idea non basta a Itamar Ben Gvir, il ministro più violento del governo, il quale vorrebbe far fuori tutti i leader dell’Autorità nazionale palestinese (Anp): «Se accelerano il riconoscimento dello stato palestinese, e l’Onu lo riconosce, dovrebbero essere ordinati omicidi mirati di alti funzionari dell’Anp». Lo stesso Abu Mazen, il leader 90enne dell’Autorità, dovrebbe essere imprigionato a vita: «C’è una cella di isolamento pronta per lui nella prigione di Ketziot», ha minacciato il suprematista ebraico.

È LA SOLITA SFIDA retorica a chi si spinge più a destra, che diventa ancora più violenta in periodi elettorali. Ma i leader di governo sanno bene che all’interno della risoluzione che gli Stati uniti hanno portato all’Onu non esiste un progetto chiaro per la nascita di uno stato palestinese. Il riferimento è stato inserito per volontà dei governi arabi, ma pur di non irritare l’alleato, Washington ha menzionato solo un «percorso verso l’autodeterminazione» che potrebbe aprirsi a specifiche e indefinite condizioni. Mentre scriviamo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite (Unsc) si sta riunendo per valutare la proposta statunitense da votare quando in Italia è notte. La risoluzione contiene i venti punti del piano del presidente Trump per Gaza. In particolare, chiede alle Nazioni unite di «accogliere con favore l’istituzione del Board of peace», l’organo di governo di transizione presieduto proprio da Trump, e il dispiegamento di una forza di stabilizzazione internazionale.

Quest’ultima, sempre guidata da Washington, potrebbe utilizzare «tutte le misure necessarie» per attuare stabilizzazione, demilitarizzazione e smantellamento delle infrastrutture militari di Hamas. Ieri il gruppo palestinese, insieme ad altre organizzazioni della Striscia, ha dichiarato la propria opposizione alla risoluzione degli Usa perché consegnerebbe governo e ricostruzione a un organismo sovranazionale, privando i palestinesi dell’autogoverno. Le fazioni hanno anche chiesto la supervisione dell’Onu sulla gestione degli aiuti umanitari e ribadendo il rifiuto di un disarmo totale, che andrebbe contro il diritto di resistenza all’occupazione. Al contrario, l’Anp si è detta favorevole al progetto.

LO SCORSO VENERDÌ la Russia ha annunciato di aver presentato all’Unsc una propria risoluzione, che ingloba le linee principali del piano statunitense senza però citare il Consiglio di pace. La bozza chiede anche al segretario Onu di presentare al Consiglio opzioni dettagliate per una forza internazionale di stabilizzazione a Gaza, piuttosto che autorizzare subito un mandato potenzialmente privo di limiti sotto il comando americano. Inoltre, Mosca ha aggiunto un riferimento chiaro alla soluzione a due stati e quindi al riconoscimento di una nazione palestinese, dichiarando che la bozza di Washington «non ha dato sufficiente riguardo» al diritto internazionale. La Russia tenta di ritagliarsi uno spazio in Medioriente, prima che Stati uniti e Israele, con occupazione e accordi di Abramo, si prendano tutto. Lo fa senza pestare i piedi a nessuno, ringraziando Trump per il suo lavoro ma provando a frenare il potere illimitato di Washington. E presentandosi ai Paesi arabi come sostenitrice sincera e affidabile della nascita di uno stato palestinese. La bozza, hanno spiegato i rappresentanti di Mosca all’Onu, dovrebbe servire come integrazione a quella americana.

NELLA STRISCIA Israele intanto continua a uccidere. Ad al-Daraj un quadricottero ha sganciato un ordigno su una scuola-rifugio, ferendo 13 persone, tra cui diversi bambini. Almeno due palestinesi sono stati uccisi dai militari vicino la «linea gialla». Nella Cisgiordania occupata, i coloni israeliani hanno dato fuoco a case e automobili palestinesi nei pressi di Betlemme, mentre a Tzur Misgavi a centinaia hanno attaccato persino la polizia israeliana che tentava di sgomberare un avamposto illegale.

* Fonte/autore: Eliana Riva, il manifesto



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