Le proposte di tassare i super-ricchi per una maggiore giustizia fiscale

Le proposte di tassare i super-ricchi per una maggiore giustizia fiscale

Loading

Tax the rich. Più che di una «patrimoniale», espressione equivoca che significa anche un prelievo effimero, oggi si parla di una riforma fiscale per la democrazia. Ecco perché le destre, e non solo, difendono il grande capitale e affossano il “ceto medio” e le classi lavoratrici

Più che di una «patrimoniale», espressione equivoca che significa anche un prelievo effimero, oggi si parla di una riforma fiscale per la democrazia. Una proposta come quella avanzata dalla Cgil sulla tassazione dell’1% dei patrimoni oltre 2 milioni di euro fa parte di una politica, definita a livello teorico, che intende usare le risorse generate dalla tassazione della fascia più alta dei redditi da capitale, e quelli delle multinazionali, per finanziare una riduzione del carico fiscale sui redditi da lavoro.

Uno studio degli economisti Matteo Dalle Luche, Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro, pubblicato su La voce.info dell’8 novembre 2024, ha spiegato la proposta rispetto all’Italia. La ricerca dimostra come il sistema fiscale nel nostro paese non è solo iniquo, ma è regressivo, nel senso che premia i redditi più elevati e si fonda sull’aumento delle tasse sul «ceto medio» che paga in gran parte un Welfare senza servizi e in via di privatizzazione e uno Stato sempre più autoritario e senza democrazia reale.

Ciò che Landini, tra gli altri, ha proposto di intaccare sono i rendimenti finanziari e altre forme di ricchezza che sono spesso assoggettati a aliquote fisse (flat tax) o beneficiano di agevolazioni che ne riducono l’incidenza fiscale effettiva. Questo meccanismo porta i cittadini più abbienti a contribuire in proporzione inferiore a quella del resto dei contribuenti, specialmente se si considera l’impatto cumulativo delle diverse imposte.

Per correggere una simile iniquità strutturale, e costruire un fisco minimamente più giusto, la proposta degli economisti è spostare il carico fiscale verso una maggiore tassazione sulla ricchezza e sui redditi da capitale. Questa mossa porterebbe a un significativo aumento delle entrate fiscali per lo Stato e garantirebbe una riduzione delle disuguaglianze economiche. Tassando in Italia l’1 per cento delle grandi ricchezze (circa 500 mila italiani con almeno 2 milioni di euro) genererebbe un gettito addizionale di circa 26 miliardi di euro all’anno, un terzo di più dell’ultima legge di bilancio 2026 del governo Meloni. Focalizzandosi solo sui 50 mila individui più ricchi con patrimoni medi oltre i 15 milioni di euro si otterrebbe un gettito di quasi 12 miliardi.

Nel manifesto «Tassare l’estrema ricchezza è giusto e fattibile», firmato da 134 economisti di 50 università italiane a sostegno della campagna Oxfam «Tax The Rich per l’Italia», si prospetta anche un’organica riforma fiscale di segno diverso a quella ipotizzata dalla legge delega del governo Meloni. L’ipotesi è introdurre ulteriori scaglioni ed aliquote marginali Irpef per redditi più elevati per alleviare l’aggravio sulle fasce deboli e debolissime dei contribuenti. Sono proposte che mirano a estendere la base imponibile dell’imposta sui redditi delle persone fisiche ai redditi da capitale finanziario, abolire i regimi sostitutivi e fare una riforma del catasto che non coglie il reale valore di mercato degli immobili.

Verso lo stesso orizzonte si muovono, ad esempio, la tassa Zucman bocciata in Francia, l’Agenda Tax the Rich, o le proposte del neo-sindaco socialista di New York Zohran Mamdami. L’obiezione che di solito viene avanzata ricorrente è il rischio della «fuga dei capitali». Uno studio dell’Eu Tax Observatory della Commissione Ue, co-diretto dall’economista francese Gabriel Zucman, ha ipotizzato che un aumento di tassazione modesto come il 2% ridurrebbe il rendimento netto dei grandi patrimoni a circa il 5,5%, dall’attuale 7,5%. L’impatto è ritenuto sostenibile e non innescherebbe la temuta fuga. Sarebbe decisivo il coordinamento internazionale per evitare le opportunità di arbitraggio fiscale.

Manca una politica che sostenga proposte in fondo omeopatiche e minimali. In più è in corso l’offensiva reazionaria delle destre estreme e dei centristi autoritari che difendono gli interessi del capitale. Una «sinistra» incerta e divisa non ha forza politica e si fa intimorire dal terrorismo fiscale sul «ceto medio». Lo stesso che passivamente subisce iniquità fiscali e austerità in un’economia di guerra.

* Fonte/autore: Roberto Ciccarelli, il manifesto



Related Articles

Il dissidio tra politica e mercati minaccia il futuro dell’Europa

Loading

Intanto, all’insaputa di tutti, avanzano i processi federali

Impregilo, ecco il piano di Gavio per contrastare Salini

Loading

L’imprenditore di Tortona punta a crescere in Italia e a cedere un pezzo del Brasile

“Doveva lasciare prima della conta si è comportato come Luigi XIV”

Loading

I consiglieri “congiurati” denunciano il protagonismo di Perissinotto, che replica: “Generali paga in Borsa i problemi del Paese” L’ad uscente ha posto un’obiezione formale: “Sbagliata la procedura che mi allontana” 

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment