Spagna. Per colpire Sánchez condannato il procuratore generale Álvaro García Ortíz

Spagna. Per colpire Sánchez condannato il procuratore generale Álvaro García Ortíz

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La mossa del Tribunale supremo, controllato dal Partito popolare apre una crisi istituzionale e politica senza precedenti

La notizia è una bomba atomica. Il fiscal general, colui che in Spagna ha la responsabilità di garantire il rispetto della legge, rappresentare lo stato nei procedimenti giudiziari e perseguire i reati, è stato condannato dal Tribunale supremo. Álvaro García Ortíz, capo del ministero pubblico, di nomina governativa, è stato condannato ieri a due anni di interdizione dai pubblici uffici e a pagare quasi 20mila euro. La sentenza non è ancora stata scritta, ed è stata resa nota solo la decisione. È la prima volta che accade ed è un colpo durissimo al governo Sánchez, che avviene proprio – e forse non a caso – nel giorno del cinquantesimo anniversario della morte del dittatore Franco.

QUESTA NON È una condanna qualsiasi. E non solo per la figura istituzionale che colpisce – il vertice della pubblica accusa spagnola – ma perché apre una crisi istituzionale e politica di primissimo piano. E perché si tratta, a tutti gli effetti, di un vero e proprio “golpe giudiziario”, come ha esclamato l’ex magistrato del Tribunale supremo, José Antonio Martín Pallín, in diretta sulla televisione nazionale Rtve. È un duro colpo anche alla credibilità della magistratura spagnola.

TUTTO NASCE, per quanto appaia paradossale, da un’inchiesta contro il compagno dell’attuale presidente della comunità di Madrid, la potentissima esponente del Pp Isabel Díaz Ayuso. Durante la pandemia – mentre la stessa Ayuso faceva morire 7.291 anziani per il divieto di trasferirli in ospedale quando si ammalavano, un caso che è ancora aperto – il suo attuale compagno, Alberto González Amador, si arricchiva vendendo a prezzi esorbitanti mascherine di bassa qualità comprate sul mercato internazionale. Per questa discutibile compravendita, pagata dai contribuenti della regione guidata dalla sua compagna, González Amador intascò circa 10 milioni di euro che non dichiarò. Quando Hacienda – il ministero della finanza spagnola – l’ha scoperto ha poi aperto un procedimento penale contro di lui. Il suo avvocato, nel febbraio del 2024, per trovare una soluzione ai guai giudiziari del suo assistito, e quando ancora tutta questa storia era sconosciuta al grande pubblico, aveva inviato una mail in cui chiedeva il patteggiamento della pena, ammettendo i delitti di cui era accusato González Amador.

POCHE SETTIMANE DOPO, una “manina” ha fatto arrivare questo messaggio alla stampa che iniziava a scoprire il caso. Prima ancora che i giornalisti arrivassero a pubblicarlo – stavano ancora verificandone l’autenticità: era una bomba contro Ayuso – il capo di gabinetto della leader popolare ha cominciato a diffondere una versione falsa del messaggio, dando a intendere che erano arrivati ordini dall’alto per impedire che si giungesse a un accordo giudiziario perché – diceva – il governo voleva perseguitare Ayuso. Davanti a questa menzogna, García Ortíz si è fatto mandare il messaggio in questione e ha emesso un comunicato stampa per smentire la versione fake che alcuni giornali stavano già pubblicando.

GRAZIE ALLA CONNIVENZA di molti settori della magistratura, Ayuso e González Amador sono riusciti a girare la frittata: il caso di corruzione è stato ribaltato e ora la vittima è il frodatore confesso, e il carnefice García Ortíz che, secondo una ricostruzione difficile da sostenere, avrebbe filtrato la notizia per pregiudicarlo. Il processo davanti al Tribunale supremo lo ha chiarito: potevano essere state decine di persone a filtrare la mail, molti giornalisti hanno smentito sotto giuramento che la fonte fosse il fiscal general.

In sostanza, non esistono prove che sia stato lui ad aver fatto circolare la mail. Eppure con 5 magistrati di destra contro due, il Supremo non si è scomposto e ha condannato – ancora non si sa con quali argomenti. Sono magistrati di nomina politica, di un organo che il Pp è sempre riuscito a controllare, anche quando ha perso le elezioni. La magistrata che doveva scrivere la sentenza, progressista, si è rifiutata di farlo. La situazione è tanto fuori dal comune che si profila un tentativo eversivo della magistratura di attaccare Sánchez senza neppure cercare di mantenere le forme. Non solo: è ormai chiaro che chiunque tocca Ayuso, muore. L’ultimo leader del Pp, Pablo Casado, era caduto proprio il giorno dopo aver denunciato che era inaccettabile che il fratello di Ayuso, pure lui, si fosse arricchito con le mascherine.

IL PP SI È GIÀ LANCIATO alla giugulare del governo, chiedendo con Vox immediate elezioni. I ministri del governo si mordono per ora la lingua, ma Sánchez, in un evento che ricordava il colpo di stato fallito del 1982, ha detto che «la democrazia è un privilegio che dobbiamo difendere ogni giorno contro nostalgie infondate, interessi economici e attacchi che cambiano costantemente forma: oggi sono campagne di disinformazione e anche abusi di potere», ha detto sibillino.

* Fonte/autore: Luca Tancredi Barone, il manifesto



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