Torino, sit-in in solidarietà con l’imam Shahin deportato in un Cpr: «In Egitto rischia la tortura»
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L’ordine giunto per dichiarazioni a un manifestazione pro-Pal dopo il 7 ottobre. Aveva chiesto l’asilo, espellerlo non è legale. In piazza anche Avs, M5S e Pd
TORINO. «Dov’è Shahin?», urlano in coro i manifestanti in piazza Castello a Torino, riuniti davanti alla Prefettura. In mano tengono la foto di Mohamed Shahin, imam della moschea di via Saluzzo a San Salvario. Prelevato e trasferito in fretta e furia in un Cpr, l’uomo è destinatario di un decreto di espulsione con rimpatrio immediato per motivi di sicurezza. Motivo? L’aver definito in una manifestazione ProPal «il 7 ottobre un atto di resistenza» dopo anni di occupazione. Travolto dalle polemiche, precisò di non aver mai dato supporto alla violenza né al terrorismo.
NATO IN EGITTO, Shahin vive in Italia da oltre vent’anni, punto di riferimento nel quartiere apprezzato non solo dalla comunità musulmana, dissidente del regime di Al-Sisi, incensurato, da sempre in prima fila nelle mobilitazioni contro il genocidio in Palestina.
«Non sappiamo dove si trovi, non può tornare in Egitto», dicono in piazza i suoi avvocati Gianluca Vitale e Fairus Jama. «In altri luoghi e in altre epoche si sarebbe parlato di un desaparecido, perché da ieri (lunedì, ndr) lui è desaparecido. Agli avvocati e alla famiglia non dicono dov’è, noi non abbiamo ancora gli atti. Per i familiari significa vivere nel terrore, per noi legali non poter esercitare quel minimo di diritto di difesa che sulle carte è ancora garantito».
L’uomo, si è poi saputo, sarebbe stato trasferito al Cpr di Caltanissetta, dopo un passaggio da quello di Milano. «Il suo unico reato è aver gridato insieme a tutti noi la libertà per la Palestina», commenta il movimento Torino per Gaza che denuncia l’atto come «islamofobo e razzista».
La vicenda «solleva interrogativi gravi e inquietanti sullo stato di diritto nel nostro Paese», sostengono il vicecapogruppo di Avs alla Camera Marco Grimaldi e la capogruppo di Avs in Piemonte Alice Ravinale.
«IL SUO RIMPATRIO in Egitto significa arresto e tortura, nelle stesse carceri in cui è stato ucciso Regeni. Benché abbia formalizzato – spiegano Grimaldi e Ravinale – una nuova domanda di asilo, con tanto di presentazione del modello C3, che per legge sospende ogni provvedimento di espulsione, il giudice ha convalidato il rimpatrio. Invece di attendere l’esito della Commissione territoriale è stato così trasferito al Cpr di Caltanissetta, in una dinamica che appare più una ritorsione politica che un atto di giustizia. Non possiamo ignorare che solo un mese fa la deputata Montaruli ne aveva sollecitato l’espulsione, con un’interrogazione parlamentare diretta al ministro Mohamed Shahin». E proprio Augusta Montaruli, vice capogruppo di Fratelli d’Italia, ora esulta: «Fiancheggiatori degli estremisti islamici non possono trovare spazio a Torino come nel resto d’Italia».
«La libertà di espressione, anche quando controversa, viene trattata – concludono gli esponenti di Avs – come un reato e il dissenso come una minaccia. Questa è un’intimidazione, che non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale». In piazza al presidio anche esponenti di Pd e M5s.
* Fonte/autore: Mauro Ravarino, il manifesto
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