Von der Leyen lancia il suo piano per una CIA europea

Von der Leyen lancia il suo piano per una CIA europea

Loading

Un nuovo organismo di intelligence europea guidato da Ursula von der Leyen è in preparazione. Dato che un servizio segreto Ue esiste già, alcuni suoi funzionari sembrano preoccupati della duplicazione delle funzioni

BRUXELLES. Un nuovo organismo di intelligence europea guidato da Ursula von der Leyen è in preparazione. Lo anticipa il Financial Times, la Commissione Ue lo conferma. Pochi per adesso i dettagli noti, dato che il progetto viene definito ancora «in fase iniziale», senza tempistica stabilita e non ancora discusso con i governi europei, sempre gelosi delle proprie prerogative in materia di sicurezza e difesa.

Durante il briefing quotidiano con la stampa, la prima portavoce dell’esecutivo Ue descrive il nucleo come una piccola unità di poche persone con il compito di «coordinare il lavoro di intelligence già svolto dal Servizio di Azione esterna dell’Ue», sotto la guida della responsabile per la politica estera Kaja Kallas. Dato che un servizio segreto Ue esiste già, alcuni suoi funzionari sembrano preoccupati della duplicazione delle funzioni. Senza contare che i rapporti politici tra la presidente della Commissione e Kallas sono ai minimi termini. La creazione della nuova unità all’interno del segretariato generale della Commissione si proporrà anche di assumere persone dalle varie intelligence dell’Ue, raccogliendo informazioni per scopi comuni, ma certo non è difficile vederla come apripista per l’acquisizione di un ruolo centrale da parte di von der Leyen in merito alla sicurezza. «Von der Leyen vuole creare una piccola Cia domestica», commenta sarcastico l’ex ministro greco Yanis Varoufakis.

«Il contesto geopolitico e geoeconomico difficile», ha dichiarato il portavoce dell’esecutivo Ue Balazs Ujvari per giustificare la volontà di rafforzare le capacità di intelligence e di sicurezza di Bruxelles. A marzo l’amministrazione Trump ha annunciato la sospensione della condivisione di informazioni con Kiev. Poco prima, dagli Usa era arrivato l’avvertimento ai partner Nato di un progressivo disimpegno rispetto alla guerra in Ucraina, con la richiesta agli europei di un massiccio sforzo finanziario da convogliare nel più grande piano di riarmo del dopoguerra a sostegno della difesa propria e dell’Ucraina, che ha visto Von der Leyen protagonista.

Non tutto però fila liscio, quando c’è da mettere mano al portafoglio. Stando all’agenzia Bloomberg, la Gran Bretagna si rifiuterebbe di versare il suo contributo per l’adesione al programma di difesa comune europeo. Bruxelles chiede tra i 4 e i 6,5 miliardi di euro, troppo per il premier laburista Keir Starmer, capofila dei volenterosi, tanto che le fonti riportano la volontà di Downing Street di incontrare von der Leyen per negoziare uno sconto. Ancora in alto mare, poi, lo sblocco dei beni russi congelati, con i quali l’Ue vuole finalizzare un prestito da 140 miliardi – ma le modalità di utilizzo degli asset non convincono il Belgio (la società di servizi finanziari belga Euroclear ne detiene la gran parte). No anche dalla Slovacchia: «Siamo contrari», scandisce il premier filorusso Fico.

* Fonte/autore: Andrea Valdambriniil manifesto



Related Articles

Ok per esilio Gheddafi. Ipotesi, armare insorti

Loading

Ok per esilio Gheddafi. Ipotesi, armare insorti

Farnesina: misura estrema. Calato il sipario sulla Conferenza di Londra

Thailandia, se questa è democrazia

Loading

Il primo ministro Abhisit Vejjajiva

Nel Paese si andrà  a elezioni il 3 luglio. Ma l’ombra dell’esercito si allunga sempre più. E il voto non promette di risolvere le tensioni politiche

Sarebbe il caso di inventare l’equivalente thailandese di “Scurdammoce o’ passato”, in vista delle elezioni appena annunciate per il 3 luglio nel Paese. Andare avanti, riconciliarsi, siamo tutti thailandesi: è questo il messaggio che passa il premier Abhisit Vejjajiva, sottointendendo che il ricordo da cancellare sia quello relativo ai 91 morti e 1.800 feriti della protesta delle “camicie rosse” repressa militarmente un anno fa. Il problema è che, se da una parte quel sangue sembra davvero lontano, le cause che portarono alla battaglia per Bangkok non sono affatto state affrontate. E continuare a nasconderle sotto il tappeto potrebbe portare a ben di peggio nei prossimi mesi o anni.

Un anno dopo. Diario di un genocidio

Loading

Lo scrittore palestinese Atef Abu Seif era nella Striscia di Gaza quando Israele ha lanciato la sua offensiva il 7 ottobre 2023. Non dimenticherà mai gli 84 giorni che ha trascorso sotto le bombe

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment