Accordo Ue-Mercosur: convergenza tra agribusiness e contadini, ma su opposte visioni
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L’accordo non piace a nessuno nel mondo agricolo, perché rischia di danneggiare in modo irreversibile il settore primario: il punto di vista dei contadini, però, non è quello delle grandi organizzazioni come Coldiretti
L’accordo tra Ue e Mercosur non piace a nessuno nel mondo agricolo, perché rischia di danneggiare in modo irreversibile il settore primario: il punto di vista dei contadini, però, non è quello delle grandi organizzazioni come Coldiretti, anche se – spiega Monica Di Sisto di Fairwatch, l’osservatorio italiano sulle tendenze del commercio internazionale – «sul tema della concorrenza sleale, che è legato agli standard di produzione, ovvero alla possibilità in America Latina di usare sostanze che in Europa sono proibite, c’è unità di visione, poi a noi interessano anche le foreste e gli indigeni», cioè le ricadute sociali, ambientali e non solo economiche del nuovo trattato.
E se i rappresentanti dell’agro-industria protestano su molti punti, come l’aumento delle quote di importazione di carne bovina, latte, pollame, oli vegetali, le associazioni che rappresentano il mondo contadino se la prendono anche con l’idea di uno scambio in base al quale i Paesi Ue immaginano di «spedire giù pesticidi che da noi ormai non si possono più usare, in particolare in Brasile e Argentina, sacrificando, solo per fare un esempio, il comparto del pollame». Il problema, sostiene Di Sisto, è l’architettura di questi accordi, perché il neoliberismo non fa mai l’interesse dei più.
Un esempio? Uno dei fiori all’occhiello del made in Italy, il riso, oggi è in crisi per l’accordo di partenariato con la Thailandia, un grande paese produttore, accordo che non tutela in alcun modo l’agricoltura contadina.
Quelle organizzazioni che stanno protestando in Italia contro il Mercosur lo fanno con slogan che non sono gli stessi delle grandi organizzazioni sindacali agricole: «Arrivati a questo punto delle trattative, la Coldiretti fa il calcolo, per noi sbagliato, di chiedere “compensazioni economiche” per il settore primario. Sono pronti a negoziare: se il mercato della carne o di altre commodities che verrebbero importate si bloccasse, chiedono almeno di andare a riparare la situazione di quelle aziende che perderanno fette di mercato» sottolinea Pierfrancesco Panié, responsabile delle campagne per il Centro internazionale Crocevia, organizzazione romana che supporta i movimenti sociali e accompagna le loro lotte in ambito agricolo. «Cercare rifugio nelle compensazioni da parte dello Stato o dell’Unione europea, significa scegliere di non lottare. Invece la posizione dei contadini, come quelli del Coordinamento europeo di Via Campesina, è molto più radicale sui principi: puntano a politiche pubbliche in grado di trasformare il sistema alimentare».
Sta crescendo, anche in Italia, il movimento per le politiche locali del cibo, che promuove filiere corte a partire dalle mense scolastiche, ad esempio. Questo modello è in aperto contrasto con le politiche di apertura totale dei mercati: «Per noi, non significa protezionismo e nazionalismo, ma è una posizione che sottolinea l’esigenza di rafforzare i mercati interni, perché sono quelli che sono in grado di raggiungere con i propri prodotti i contadini, quelli i cui numeri non permettono l’export.
Sono quei soggetti a cui non serve aprire il mercato verso il Brasile, non avrebbero cosa vendere. È in questa chiave che la ri-localizzazione dei mercati agricoli è un tema centrale» conclude Panié. La distanza, insomma, è quella che passa tra il sovranismo alimentare e il gastronazionalismo di Lollobrigida e la sovranità alimentare, che è il «diritto dei popoli a determinare le proprie politiche alimentari senza costrizioni esterne legate a interessi privati e specifici». Un concetto ampio e complesso, che sancisce l’importanza della connessione tra territori, comunità e cibo, e pone la questione dell’uso delle risorse in un’ottica di bene comune, in antitesi a un utilizzo scellerato per il profitto di alcuni. Cosa che l’accordo Ue Mercosur non considera affatto.
* Fonte/autore: Luca Martinelli, il manifesto
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