Askatasuna, la macchina della destra all’attacco di centri sociali e comune di Torino
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Il deputato di Avs Marco Grimaldi e le capogruppo in Comune e alla Regione Sara Diena e Alice Ravinale, presenti al corteo: «Siamo fradici per gli idranti, amareggiati per l’esito della giornata frutto dello sgombero e di un clima di tensione alimentato dalla militarizzazione del quartiere Vanchiglia voluta dal governo»
«Da una parte donne e uomini in divisa, che difendono la legalità. Dall’altra parte i soliti violenti, figli di papà frustrati e falliti, che oggi hanno mandato sette agenti all’ospedale. Lo sgombero di Askatasuna è solo l’inizio, RUSPE (maiuscolo nell’originale, ndr) sui centri sociali covi di delinquenti!». Al solito, il più accanito nella maggioranza è il leader leghista Matteo Salvini, che un tempo i cingolati li invocava a proposito di campi rom.
QUANDO ARRIVANO le notizie dei primi scontri con le forze dell’ordine nel corso del corteo torinese dopo lo sgombero di giovedì del centro sociale Askatasuna, la ben oliata macchina comunicativa del centrodestra si mette in moto. Il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, prima ha parlato di «figli di papà contro figli del popolo», poi si è furbescamente recato in visita alla redazione de La Stampa, dove alcuni manifestanti hanno fatto irruzione il 28 novembre. Il blitz, favorito dall’assenza della polizia a presidiare il quotidiano come di consueto durante i cortei, è stato tra gli avvenimenti recenti che ha dato il via alle perquisizioni da cui è disceso lo sgombero.
«Una roba che accadeva ai tempi del nazismo» ha detto Tajani, che ha aggiunto: «Quel che sta accadendo adesso è la dimostrazione che Piantedosi ha fatto bene». L’operazione del Viminale ha un obiettivo duplice: avanzare con il programma di sgomberi e colpire lì dove le amministrazioni di centrosinistra si stavano adoperando per dialogare con gli spazi sociali. A Torino da marzo era in vigore un patto di collaborazione; a Milano, dove pochi mesi fa la polizia ha sgomberato il Leoncavallo, il comune aveva aperto un bando per l’assegnazione di un nuovo locale. Il fuoco di fila è anche nella loro direzione: «Dal sindaco della città ai partiti che sostengono la sua giunta di sinistra, troppo accondiscendenti con dei facinorosi violenti, con degli eversivi, con dei delinquenti, sono in molti a dover chiedere scusa» ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami.
A SFILARSI è anche il sindaco del capoluogo piemontese, il dem Stefano Lorusso, che venerdì ha ribadito la volontà di trovare un modo di proseguire il percorso avviato: «Nulla può giustificare la violenza e i danneggiamenti, mai: si tratta di comportamenti inaccettabili che non solo violano la legalità, ma compromettono gravemente la credibilità, la forza e il senso stesso delle rivendicazioni». Jacopo Rosatelli, assessore alle politiche sociali del comune, ha partecipato al corteo e poi ha «condannato con fermezza» gli scontri. «Rosatelli non deve difendersi da nulla: come tutti noi sta dalla parte della Costituzione e agisce alla luce del sole, con trasparenza e coerenza» hanno detto il deputato di Avs Marco Grimaldi e le capogruppo in Comune e alla Regione Sara Diena e Alice Ravinale, presenti al corteo. «Siamo fradici per gli idranti, amareggiati per l’esito della giornata frutto dello sgombero e di un clima di tensione alimentato dalla militarizzazione del quartiere Vanchiglia voluta dal governo» hanno aggiunto, definendo «sbagliate ogni violenza e provocazione».
LA FOGLIA DI FICO dell’esecutivo è lo sgombero di Casapound, occupazione dei «fascisti del terzo millennio» a Roma, spesso unica arma spuntata del centrosinistra per rispondere alle operazioni di polizia del governo. Ieri lo ha ripetuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in un’intervista a Libero, dicendo che è previsto «quanto prima», ma «non solo quello». La linea è sgomberare ogni nuova occupazione entro 24 ore, e procedere progressivamente con quelle datate nel tempo. Per parte sua, il portavoce di Casapound Luca Marsella ha manifestato la volontà del movimento di farsi regolarizzare.
* Fonte/autore: Michele Gambirasi, il manifesto
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