Attentato di Sidney. Netanyahu attacca l’Australia
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Dopo l’attentato che ha ucciso 15 persone a Bondi Beach durante le celebrazioni di Hannukah, il premier israeliano ribadisce la sua narrazione: «Lo Stato di Palestina incoraggia l’odio». Da due anni in Australia proteste pacifiche in strada, nei porti e nei campus. Tanti gli ebrei coinvolti
Lo scontro si è ripetuto con contenuti identici da quelli dello scorso settembre quando Canberra ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Ma il tono è decisamente più aggressivo e volto a infiammare gli animi in un momento di enorme dolore per la cittadinanza australiana e la sua comunità ebraica: la colpa dell’attentato a Bodi Beach, secondo il primo ministro israeliano Netanyahu, è di Anthony Albanese, omologo australiano che ha riconosciuto la Palestina come stato.
«Getta benzina sul fuoco antisemita – ha detto – e incoraggia l’odio contro gli ebrei nelle vostre strade…Hai lasciato che la malattia si diffondesse e il risultato sono gli orribili attacchi agli ebrei». Albanese ha risposto ieri: «La stragrande maggioranza del mondo riconosce la soluzione dei due stati come la via da seguire in Medio Oriente».
GIÀ IN PASSATO il premier israeliano aveva definito Albanese «un politico debole che ha tradito Israele». Lo aveva fatto in occasione di quel riconoscimento, avvenuto al fianco di alcuni stati occidentali, dalla Francia alla Gran Bretagna. A dar man forte a Netanyahu sono intervenuti esponenti del suo governo, a partire dal noto falco Amichai Chikli, ministro della Diaspora, che ha inventato «marce nelle quali le bandiere di al-Qaeda e Hamas erano apertamente mostrate»: «Un governo che normalizza il boicottaggio contro gli ebrei solo in quanto ebrei…ha la piena responsabilità delle scene orribili a cui abbiamo assistito oggi», ha aggiunto mettendo nel calderone anche le campagne di boicottaggio di prodotti ed enti israeliani (non ebrei).
Dal 7 ottobre 2023 Canberra ha introdotto norme per punire i discorsi d’odio, mettere al bando simboli nazisti e creare un difensore civico per gli studenti che indaghi le denunce di atti antisemiti. Ha poi un inviato speciale contro l’antisemitismo, incarico ricoperto da Jillan Segal che a luglio, in un rapporto di 16 pagine, aveva invitato a rafforzare le leggi contro l’odio razziale e migliorare l’educazione sull’Olocausto.
Ma anche misure per rendere responsabili le università di eventuali atti di antisemitismo, richiesta nata – come in altri paesi – dal tentativo di porre fine alle proteste per la Palestina che in Australia hanno avuto come teatro tre luoghi principali: le strade, i porti e i campus. Alle piazze, si sono uniti i blocchi di navi di armi dirette in Israele e i campi di tende negli atenei, iniziative a cui hanno preso parte anche molte associazioni ebraiche.
«L’ATTACCO È GIÀ usato come arma da alcuni politici in Australia e all’estero», il commento di ieri del noto giornalista australiano, Antony Loewenstein: «Mi rattrista, e lo dico da ebreo, che abbiano creato un collegamento diretto tra l’attacco di ieri e le marce pro-Palestina. Come se l’idea che le proteste pacifiche contro il genocidio di Israele siano in qualche modo inaccettabili. Moltissimi ebrei sono coinvolti in quelle proteste e in quelle attività».
Lo scorso ottobre la Corte suprema del Nuovo Galles del Sud (dove ricade anche Sidney) aveva bocciato per incostituzionalità la legge che riconosceva poteri speciali alla polizia per impedire proteste vicino a luoghi di culto (due anni di prigione e 22mila dollari di multa) e che molti avevano letto come il tentativo di criminalizzare le proteste per la Palestina.
Il divieto era valido per tutte le manifestazioni e non solo quelle dirette contro i luoghi di culto, impedendo di fatto qualsiasi protesta vista la loro presenza diffusa, soprattutto nei pressi del municipio e di Hyde Park. Inoltre, aveva spiegato il NSW Council for Civil Liberties, «può essere usata per colpire membri di una fede che protestano contro la loro stessa organizzazione, o i sopravvissuti ad abusi sessuali».
* Fonte/autore: Chiara Cruciati, il manifesto
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