Gaza annega senza ripari nella tempesta, in Israele c’è chi festeggia

by Eliana Riva * | 12 Dicembre 2025 10:30

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Rahaf Abu Jazar, bimba di otto mesi muore di freddo. Nonostante lo scenario apocalittico, sulla tv pubblica di Tel Aviv c’è chi si augura in diretta che la tempesta peggiori fino ad «annegare» Gaza e la sua popolazione. Hamas respinge le accuse di Amnesty

Si è abbattuta, infine, su Gaza la tempesta di pioggia e vento prevista tra giovedì e venerdì. Migliaia di persone si sono spostate nei giorni scorsi, nella speranza di trovare un luogo più riparato ma centinaia di migliaia di famiglie sono rimaste nei campi profughi sulla costa, dove le raffiche di vento hanno raggiunto i 50 chilometri orari.

Rahaf Abu Jazar è morta di freddo nella sua tenda. Aveva solo otto mesi. In un racconto straziante, la mamma ha detto di averle dato da mangiare la sera prima, che stava bene, non aveva problemi di salute, eppure la mattina dopo era senza vita. Non è stato possibile tenere acqua e vento fuori dal rifugio di plastica e stracci.

La protezione civile di Gaza ha ricevuto più di 2.500 richieste di soccorso nel giro di poche ore. Le Nazioni unite hanno fatto sapere che stanno lavorando per spostare le famiglie dalle aree costiere all’interno. Nei campi si prova ad erigere mura di sabbia per fermare i fiumi di acqua e nell’emergenza anche i sacchi di farina sono stati distribuiti per essere utilizzati a questo scopo. Nel sud della Striscia la situazione è catastrofica, soprattutto ad al-Mawasi: il gigantesco campo per sfollati è diventato un’enorme pozzanghera. Dove non galleggia, la terra diventa fango e ci sono tutti immersi fino alle caviglie. Il vento ha fatto volar via decine di tende e il peso della pioggia ha strappato le coperture. Almeno tre case danneggiate dai bombardamenti si sono accartocciate su se stesse a causa dell’acqua a Gaza City.

La protezione civile ha avvisato la popolazione di non cercare riparo negli edifici pericolanti ma tante famiglie non hanno altra scelta: con queste condizioni il fuoco, necessario per scaldarsi e per cucinare, non può essere acceso all’aperto. Raggiungere le cucine di comunità per ricevere un pasto caldo o un po’ di pane al momento è complicato e non si sa quante famiglie si siano addormentate ieri a stomaco vuoto, né se riusciranno oggi a mangiare. Molti sfollati avevano tirato su le proprie tende nell’area portuale di Gaza City, tenute in piedi con pali sottili, corde e teli di plastica ma qui il vento colpisce ancora più forte e si è costretti a cercare un rifugio nelle case danneggiate e sovraffollate.

Nonostante lo scenario apocalittico, sulla tv pubblica di Tel Aviv c’è chi si augura in diretta che la tempesta peggiori fino ad «annegare» Gaza e la sua popolazione. «Non una sola tenda rimarrà al suo posto», ha commentato ieri tra le risate il meteorologo di Channel 14, il canale televisivo israeliano. «Così ci rendi felici», ha risposto il conduttore. «Sì, e non mi interessa se non resterà neanche una persona», ha precisato lo specialista, aggiungendo che «la pioggia farà pulizia a Gaza nei prossimi giorni, ti do la mia parola».

Hamas ha chiesto ai mediatori di fare pressione su Israele affinché apra il valico di Rafah e consenta l’ingresso dei materiali di rifugio, incolpando lo stato occupante di non rispettare gli accordi del cessate il fuoco. Il gruppo palestinese ha anche rigettato l’ultimo rapporto di Amnesty International che lo accusa di aver commesso crimini contro l’umanità, tra cui stupri e torture durante e dopo l’attacco a Israele del 7 ottobre 2023.

Intanto, neanche la tempesta Byron è riuscita a fermare i bombardamenti, che ieri hanno preso di mira il campo profughi di Jabalia, nel sud della Striscia, dove una donna è stata uccisa e altre persone sono rimaste ferite.

* Fonte/autore: Eliana Riva, il manifesto[1]

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