by Neve Gordon * | 13 Dicembre 2025 11:03
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L’idea della cittadinanza diseguale è dietro l’adozione di molti paesi degli esempi di antisemitismo dell’Ihra. Il “popolo” come categoria esclusiva in Israele attrae la destra, da Le Pen a Meloni: impedire ai cittadini indesiderati di accedere ai diritti e continuare a essere considerate democrazie
Sotto certi aspetti, la definizione operativa di antisemitismo pubblicata dall’International holocaust remembrance alliance (Ihra) è un grande successo. A pochi anni dalla sua pubblicazione nel 2016, 45 governi l’hanno approvata, compresi gli Stati uniti e 25 dei 27 Stati membri dell’Ue. Negli Usa è stata adottata da 34 Stati tramite leggi o azioni esecutive; otto province canadesi su dieci hanno seguito l’esempio.
E poi 271 governi regionali, locali e municipali nel Regno unito, così come 123 negli Stati uniti, 55 in Argentina, 20 in Canada, 13 in Italia, nove in Germania, otto in Francia, cinque in Australia, tre ciascuno in Spagna e Venezuela e due ciascuno in Brasile e Polonia. In totale 514 enti governativi non federali (compresi organismi regionali, provinciali, statali, di contea e municipali) hanno adottato la definizione.
UN’ALTRA CATEGORIA chiave di adottanti è quella degli istituti di istruzione superiore: 345. Solo nel Regno unito tre quarti delle università. Inoltre una vasta gamma di istituzioni e organizzazioni internazionali, ong, club sportivi e società la stanno utilizzando come quadro di riferimento per identificare episodi di antisemitismo, mentre centinaia di organizzazioni della società civile vi ricorrono nei loro programmi di formazione e istruzione, nonché nelle loro iniziative di definizione delle politiche.
Un risultato notevole, soprattutto considerando che studiosi dell’Olocausto e dei genocidi, esperti del Medio oriente e avvocati di spicco hanno espresso dure critiche verso il tentativo di ampliare il significato tradizionale di antisemitismo. Storicamente l’antisemitismo è stato inteso come una serie di teorie cospirative ripugnanti sul controllo ebraico dei media, della finanza e dei governi, accuse di omicidio rituale, invettive negazioniste dell’Olocausto e caricature disumanizzanti degli ebrei.
Tuttavia, nell’Ihra, l’antisemitismo include anche qualsiasi forma di antisionismo, così come le critiche severe nei confronti di Israele. Molto è stato scritto sull’equivalenza che la definizione traccia tra odio verso gli ebrei e ostilità verso il sionismo (un’ideologia politica) e le politiche di Israele, con commentatori politici e studiosi che hanno espresso la loro opinione sulla validità della definizione e sul tipo di ramificazioni politiche che l’espansione del significato di antisemitismo ha sulla libertà di espressione, la libertà accademica e i diritti dei palestinesi. Eppure poco è stato detto sul motivo per cui la definizione dell’Ihra è stata ripresa dai leader politici di paesi come India, Ungheria, Stati uniti e ora Italia.
Una delle ragioni ha a che fare con il modo in cui la definizione promuove una nozione di democrazia compatibile con un regime di apartheid. L’«apartheid democratica» è un regime in cui la nozione di “popolo” non include tutti gli abitanti. Coloro che sono definiti come “popolo” godono dei diritti democratici fondamentali, come l’uguaglianza formale e la libertà. I cittadini e gli abitanti esclusi dal “popolo” possono invece essere classificati come “non-persone” e sono soggetti a una serie di leggi, politiche e/o pratiche che li discriminano e ne garantiscono il dominio.
LE GIUSTIFICAZIONI e i tipi di esclusione, così come i repertori di violenza, che vengono mobilitati per mantenere la sottomissione delle “non-persone” sono dinamici e spesso cambiano nel tempo. La loro manifestazione finale è l’eliminazione.
La definizione dell’Ihra lo fa attribuendo un diritto alla differenza non solo agli individui e ai gruppi, come spesso accade nelle diverse forme di politica identitaria, ma anche agli Stati e opera inquadrando coloro che differiscono dal gruppo dominante o dal “popolo” come una minaccia. Nel quadro dell’Ihra i progetti egualitari che superano le differenze e mirano ad ampliare il concetto di “popolo” per renderlo più inclusivo sono spesso considerati estremamente pericolosi.
L’idea elementare che Israele debba offrire la cittadinanza paritaria ai palestinesi è stata dipinta come la distruzione dello Stato e stigmatizzata come razzista e una forma di annientamento culturale e fisico, perché le richieste di cittadinanza paritaria che ignorano la razza, l’etnia, la religione, ecc. non rispettano la differenza ebraica e porteranno alla fine alla distruzione del “popolo”.
Questa «ansia annichilente», per usare l’espressione di Lara Sheehi, è parte integrante dell’immaginario sionista – che concepisce “il popolo” non solo come composto esclusivamente da ebrei, ma anche come eternamente vittima – ed è sempre stata una componente fondamentale dell’ethos israeliano.
L’ex giudice della Corte suprema israeliana Gabriel Bach, ad esempio, ha espresso l’ansia di Israele per gli incroci interetnici e culturali quando gli è stato chiesto di squalificare la Lista progressista per la pace, partito di sinistra composto da cittadini palestinesi ed ebrei che promuoveva la parità di cittadinanza tra ebrei e palestinesi in Israele e di ampliare il concetto di “popolo” e assegnare i diritti in base alla cittadinanza piuttosto che all’etnia o alla razza.
SECONDO BACH, la Lista progressista metteva in pericolo «l’integrità e l’esistenza dello Stato di Israele, nonché il mantenimento della sua unicità come Stato ebraico, in conformità con l’essenza fondamentale dello Stato espressa nella Dichiarazione di indipendenza e nella legge del Ritorno».
Questo sforzo di proteggere il “popolo” come categoria esclusiva è estremamente attraente per molti leader e movimenti politici di destra, da Le Pen in Francia a Modi in India e ora Giorgia Meloni in Italia. Fornisce loro un modello di come le “democrazie” possano introdurre meccanismi che impediscono ai cittadini indesiderati di accedere ai diritti e continuare a essere considerate democratiche.
La definizione dell’Ihra, ad esempio, sostiene che sia antisemita applicare «due pesi e due misure richiedendo (a Israele) un comportamento che non ci si aspetta né si esige da nessun’altra nazione democratica». Questo esempio riassume la rivendicazione di Israele non alla democrazia, ma alla democrazia ebraica, poiché l’accusa di antisemitismo può essere applicata solo se l’entità è percepita come ebraica. In altre parole, non si direbbe che sia antisemita applicare «due pesi e due misure richiedendo all’Italia un comportamento che non ci si aspetta né si esige da nessun’altra nazione democratica».
Definendo antisemita il fatto di richiedere a Israele un comportamento che non ci si aspetta né si esige da nessun’altra nazione democratica, l’Ihra afferma il carattere ebraico dello Stato senza menzionarlo. In questo modo afferma la differenza di Israele, che comporta la limitazione del “popolo” agli ebrei e il conferimento a loro di diritti e privilegi non concessi ad altri gruppi. Tuttavia, l’esempio richiede che Israele sia trattato come tutte le altre democrazie e in questo modo lo protegge dalle accuse di essere un regime di apartheid e/o uno Stato coloniale, definendo antisemita qualsiasi accusa di non democraticità nei confronti di Israele.
IHRA FINGE di difendere la democrazia, quando in realtà difende un’apartheid democratica. Molti politici di estrema destra trovano la definizione sia attraente che utile. Fornisce una road map per una concezione radicalmente nuova della democrazia, fondata sulla protezione e sul privilegio della differenza piuttosto che sulla nozione liberale di uguaglianza formale protetta dallo Stato di diritto.
Dopotutto la protezione della diversità comporta spesso l’attribuzione di maggiori diritti a un determinato gruppo, ma ora queste relazioni sociali inique possono essere presentate come democratiche e protette con il pretesto che qualsiasi critica a questo modello è razzista. L’ingegnosità di questo esempio dell’Ihra sta nel fatto che, mentre finge di difendere la democrazia – un regime codificato come buono nell’immaginario liberale – in realtà difende una forma di «apartheid democratica».
* Fonte/autore: Neve Gordon, il manifesto[1]
Source URL: https://www.dirittiglobali.it/2025/12/il-modello-di-apartheid-democratico-di-israele/
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