La coalizione dei Volenterosi chiama Trump, ma i russi dichiarano: «Lui è in linea con noi»

by Sabato Angieri * | 11 Dicembre 2025 13:24

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Mosca insiste: «Pace, non tregua». Dunque nessuna «tregua energetica», come invocato da Zelensky, e nessun cessate il fuoco propedeutico alle trattative. Europei frenetici sul piano in 20 punti ideato con Kiev

«L’Europa sta bloccando il processo di pace e sta cercando di incitare in ogni modo possibile Kiev a continuare a combattere fino all’ultimo ucraino». È una Russia filo-trumpiana e come al solito anti-europea quella che il giorno dopo la fine del tour diplomatico di Volodymyr Zelensky spara a zero sui tentativi di elaborare un nuovo piano di pace per l’Ucraina.

LE SFERZATE mediatiche sono affidate al ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov. «L’Occidente non è unito» esordisce l’esperto funzionario avvalorando le critiche di Donald Trump alle azioni dell’Ue che a suo modo di vedere sono «solo volte a bloccare artificialmente gli accordi di risoluzione del conflitto, che erano del tutto raggiungibili eliminandone le cause profonde, che rappresentano il principale ostacolo su tale percorso». In altri termini: Mosca non vuole ostacoli e fa di tutto per demolire i tentativi di Kiev di trovare una sponda europea per rafforzare la sua posizione su territori contesi e garanzie di sicurezza. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha citato direttamente la dura intervista di Trump a Politico.eu, dichiarando che le parole del tycoon sono «il linea con la posizione della Russia». La quale «è al lavoro per un piano di pace, non per una tregua».

Dunque nessuna «tregua energetica», come invocato da Zelensky, e nessun cessate il fuoco propedeutico alle trattative. Anche su questo Mosca è allineata con Washington. Secondo diverse fonti anonime della stampa Usa, infatti, Trump non intende incontrare i presidenti dei due Paesi belligeranti (o almeno non Zelensky) prima del raggiungimento di un accordo definitivo. Il che, dicono dal Cremlino, «non avverrà prima del 2026». Sarà dunque il quarto Natale di guerra in Europa dell’est. Ma secondo il capo-delegazione per i negoziati con gli Usa e segretario del fondo sovrano russo per gli investimenti, Kirill Dmitriev: «La terza guerra mondiale è stata, è e sarà evitata grazie al presidente americano Donald Trump e al suo team». Per Lavrov Mosca non ha «nessuna intenzione di entrare in guerra con l’Europa», ma è pronta a reagire a un eventuale di dispiegamento di truppe europee nel Paese vicino».

OGGI si terrà una nuova telefonata tra i membri della coalizione dei Volenterosi e si parlerà soprattutto di garanzie di sicurezza, come ha spiegato Zelensky. invitato alla riunione. Il gruppo si riunirà lunedì a Berlino, a una settimana dall’incontro di Londra dove si è elaborato il nuovo piano in 20 punti per l’Ucraina che dovrebbe, nelle intenzioni dei suoi realizzatori, rappresentare la via euro-ucraina alla pace. Zelensky ieri l’ha presentato agli Usa, ma non si sono registrati progressi degni di nota, noostante anche i leader di Francia, Gran bretagna e Germania abbiano sentito Trump al telefono «per cercare di fare progressi» dal punto di vista diplomatico.

L’ALTRA PARTITA che gli europei stanno giocando al momento, quella sull’uso degli asset russi come garanzia per i prestiti da destinare all’Ucraina, sembra invece che sia arrivata a un punto di svolta. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, dopo l’intransigenza dei mesi scorsi ieri ha aperto: «È nostro dovere continuare a sostenere e difendere l’Ucraina, e credo che lo schema che è stato preparato sia la soluzione più vicina a qualcosa che sia in linea con i principi internazionali». Il nuovo punto che sembra mettere d’accordo i vertici dei Volenterosi, Bruxelles e la Bce è che «che non si tratta di una pratica ricorrente con cui ci impossessiamo della proprietà altrui, ma di un caso eccezionale che peraltro non rimuove il titolo di proprietà della Russia su quegli asset».

Tali dichiarazioni suonano come un viatico alle contrattazioni nel Vecchio continente in vista della prossima riunione del Consiglio europeo, prevista per il 18-19 dicembre, nella quale si dovrebbe prendere una decisione definitiva. Di tutt’altro avviso il premier belga (leader del Paese dove la maggior parte degli asset si trovano) Bart De Wever che non esclude un’azione legale contro l’Ue, qualora «decidesse di sequestrare i beni» russi. «Stiamo negoziando con la Commissione per verificare se la proposta possa essere allineata alle condizioni stabilite dal Belgio, che sono generalmente riconosciute come razionali, ragionevoli e giustificate».

* Fonte/autore: Sabato Angieri,  il manifesto[1]

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