L’Algeria approva la legge che dichiara il colonialismo francese «crimine di Stato»
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Votato all’unanimità, mira a riscuotere i danni di un dominio durato più di 130 anni (1830-1962)
Applausi e fasce al collo bianche e verdi con al centro la mezzaluna rossa. Così in Algeria i membri dell’Assemblea nazionale del popolo (la camera bassa) si sono presentati il 24 dicembre per celebrare l’adozione di una proposta di legge che dichiara il colonialismo francese «crimine di stato». Votato all’unanimità, il disegno di legge mira a riscuotere i danni di un dominio durato più di 130 anni (1830-1962). L’Algeria esige «scuse ufficiali», la restituzione degli archivi, la decontaminazione dei siti di test nucleari francesi nel Sahara, il riconoscimento dei massacri. «In futuro chiederemo riparazioni per le risorse che sono state saccheggiate e rubate in Algeria», ha dichiarato Fares Rahmani, deputato algerino della diaspora.
Nel clima di tensioni diplomatiche tra Algeri e Parigi che la liberazione dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal sembrava stesse appianando, ma che già la condanna a 7 anni del giornalista francese Christophe Gleizes faceva scricchiolare, questa legge è stata un’ulteriore sorpresa. «Un’iniziativa manifestamente ostile, sia alla volontà di ripresa del dialogo franco-algerino, sia a un lavoro pacato sulle questioni memoriali», ha commentato il ministero degli Esteri francese Barrot. Nel 2022, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune e il presidente francese Emmanuel Macron avevano creato una commissione mista di storici francesi e algerini per esaminare gli archivi storici della colonizzazione francese.
L’obiettivo era far luce sulle molte ombre del passato di Algeri e costituire una memoria condivisa tra i due paesi. La commissione ha iniziato i suoi lavori nel 2023, tuttavia non ha prodotto alcun rapporto sui risultati raggiunti. Forse rallentata anche dalla crisi diplomatica che va avanti dall’estate 2024, quando Macron ha manifestato il suo sostegno al piano di autonomia del Marocco per il Sahara Occidentale.
La proposta di legge va interpretata anche alla luce di questo contesto. L’Algeria, infatti, fa del diritto all’autodeterminazione dei popoli il principio guida tanto nelle rivendicazioni che muove per se stessa quanto per i popoli ancora sotto dominio coloniale. Sul punto, il professor Mohamed-Lahcen Zeghidi, copresidente della commissione mista franco-algerina, ha sottolineato la portata storica del disegno di legge, che rappresenta anche «un messaggio di liberazione per i nostri fratelli in Palestina e nel Sahara occidentale».
Il documento si pone inoltre in continuità con la legge sulla gestione, il controllo e lo smaltimento dei rifiuti, adottata dal Consiglio della nazione (senato) il 23 gennaio scorso. Un testo che chiede alla Francia di assumersi le sue responsabilità «nello smaltimento dei rifiuti radioattivi e riconoscere l’enorme danno causato al nostro paese», spiegava il ministro dell’Ambiente, Nadjiba Djilali.
Il disegno di legge del 24 dicembre fa un passo ulteriore, chiedendo a Parigi di condividere le mappe che riportano i luoghi precisi del Sahara algerino dove furono condotti i 17 test nucleari francesi tra il 1960 e il 1966.
* Fonte/autore: Nadia Addezio, il manifesto
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