Mohamed Shahin, l’imam di Torino, torna libero: per i giudici non è pericoloso

Mohamed Shahin, l’imam di Torino, torna libero: per i giudici non è pericoloso

Loading

La Corte d’appello mette fine al trattenimento nel Cpr. Il governo attacca la magistratura

Creare il mostro e sbatterlo in prima pagina a volte non paga. Ieri la Corte d’appello di Torino ha liberato Mohamed Shahin, l’imam della città. Per il giudice incaricato del riesame sul trattenimento, le nuove prove presentate dalla difesa fanno escludere «la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità» per la sicurezza nazionale.

È SU QUESTA IPOTESI, contenuta in un decreto di espulsione siglato Viminale, che il 24 novembre scorso gli agenti avevano prelevato Shahin dalla sua abitazione. Da vent’anni residente in Italia, incensurato, molto conosciuto a Torino, l’uomo si era visto revocare la carta di soggiorno e rischiava il rimpatrio immediato in Egitto. Dove la sua vita sarebbe stata in pericolo visto che, ha sostenuto in udienza, è un oppositore del regime di Al Sisi. Per questo ha fatto richiesta di asilo. Così invece di finire su un aereo per il Cairo è stato rinchiuso in un Cpr. Non quello torinese, ma il più lontano da casa: Caltanissetta, a quasi mille chilometri.

In prima battuta i giudici hanno confermato il trattenimento. Tra le ragioni «due procedimenti penali per condotte» relative a manifestazioni pro Pal, la «riservatezza» delle informazioni sulla sua espulsione, l’incontro nel 2012 con una persona poi radicalizzatasi e un’intercettazione del 2018 in cui un uomo condannato per apologia di terrorismo faceva il suo nome.

NEL RIESAME tutti questi punti sono stati smontati. Intanto le dichiarazioni sul 7 ottobre rilasciate dall’imam durante la protesta pro Pal non hanno portato ad alcuna incriminazione. Al contrario la sua posizione è stata archiviata perché quelle parole sono risultate «espressione di libero pensiero che non integra gli estremi di reato». Quindi «pienamente lecite» al di là della loro «censurabilità etica e morale», scrive il giudice di Torino.

C’è da dire che se per il Viminale alcune espressioni celebravano l’eccidio di israeliani dell’autunno 2023, per l’imam servivano solo a contestualizzarlo nella storia di guerre e occupazione della Palestina. Tanto che nello stesso discorso l’uomo condannava la violenza e diceva di non aver manifestato nell’anniversario della strage per rispettare il divieto della questura.

LA SECONDA ACCUSA è relativa a una protesta contro il genocidio dello scorso maggio, un blocco stradale. «Dagli atti emerge una condotta del trattenuto non connotata da alcuna violenza» e «il medesimo era meramente presente sulla tangenziale assieme ad altre numerose persone», si legge nel provvedimento di ieri.

Per non parlare degli atti classificati: lo erano solo in conseguenza delle indagini in corso e sono stati forniti dai pm su richiesta. Infine i contatti con soggetti attigui al terrorismo islamico si sono rivelati fortuiti, datati e senza risvolti successivi.

LA DIFESA ha poi documentato una serie di attività realizzate negli anni da Shahin che denotano, scrive il giudice, «un concreto e attivo impegno in ordine alla salvaguardia dei valori su cui si fonda l’ordinamento dello Stato italiano». Tra questi la prima traduzione in arabo della Costituzione, a cui è seguita la distribuzione gratuita nella comunità islamica. Comportamento quantomeno singolare per un presunto sostenitore del terrorismo.

Ma i fatti per la destra non contano più nulla. L’occasione di strumentalizzare un caso che ha come protagonista il nemico perfetto – migrante, islamico e persino imam – è troppo ghiotta, soprattutto nella corsa al referendum sulla riforma della magistratura. «Qualcuno mi può spiegare come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa viene annullata da alcuni giudici?», chiede Meloni. Per Salvini si tratta «dell’ennesima invasione di campo di certa magistratura ideologizzata e politicizzata che si vorrebbe sostituire alla politica».

«LA LIBERAZIONE è frutto della normale dialettica processuale di un qualunque paese democratico – risponde Gianluca Vitale, avvocato di Shahin – Il giudice ha semplicemente ritenuto che non ci fossero gli elementi sufficienti per privare una persona della libertà personale». Intanto resta in piedi la procedura per l’espulsione. «Abbiamo presentato ricorso, affronteremo le prossime udienze con serenità», dice Vitale. A fare appello sarà anche il Viminale, ma contro la liberazione.

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



Related Articles

Turchia. Le piazze si animano, scattano le manette

Loading

Post referendum. Nei quartieri liberal di Istanbul e Ankara il No scende in strada. Immediata la repressione della polizia: sono già 49 gli arrestati

Arriva il permesso di soggiorno a punti

Loading

Ieri il sì del consiglio dei ministri. Previsto un test di cultura italiana

Kos, migranti abbandonati. «Preoccupati» Msf e l’Unhcr

Loading

Profughi. Ieri altri sbarchi. Polizia nel mirino dopo le botte allo stadio

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment