Ritorsione russa per l’attentato a Mosca: Ucraina al buio

Ritorsione russa per l’attentato a Mosca: Ucraina al buio

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Il ministero della Difesa di Mosca rivendica la «risposta» all’attentato al generale Sarvarov. Funzioni ridotte per le centrali nucleari

Azione e reazione, dicono i russi. I servizi segreti ucraini hanno probabilmente fatto saltare in aria l’auto del generale Fanil Sarvarov lunedì a Mosca, uccidendolo, e meno di 24 ore dopo l’aviazione del Cremlino ha scatenato una pioggia di fuoco su diverse località ucraine, colpendo duramente Kiev. Oltre 650 droni e 30 missili balistici hanno causato danni significativi alle infrastrutture energetiche del Paese, oltre a lasciare a terra almeno tre morti, tra i quali un bambino di quattro anni.

È STATO il ministero della difesa russo a chiarire, poco dopo la conclusione del raid, che si è trattato di una risposta «agli attacchi terroristici dell’Ucraina contro obiettivi civili in Russia», aggiungendo che gli obiettivi erano «le imprese del complesso militare-industriale ucraino e gli impianti energetici che supportano le loro operazioni». Tra l’altro Mosca ha voluto precisare che sono stati usati anche i nuovi missili ipersonici Kinzhal, il che rientra in una chiara strategia complessiva volta a dimostrare il potenziale dell’artiglieria russa non solo al nemico di oggi ma anche ai potenziali avversari di domani. I Kinzhal, come gli Oreshink, in questi mesi sono stati schierati sempre più vicini ai confini europei, in territorio bielorusso (come confermato dal presidente Aleksandr Lukashenko), e la loro presenza in funzione anti-Nato è evidente.

La guerra in Ucraina per Mosca ha funzionato come rinnovatrice dell’arsenale russo, fino a qualche anno fa ancora legato al periodo sovietico, e innovatrice di sistemi d’arma (droni soprattutto) e tattiche.
Lo scontro oggi è in Europa dell’Est, ma nell’ottica della nuova postura aggressiva verso l’Europa occidentale il ministero della difesa russo e il Cremlino non mancano mai di sottolineare l’impiego e i risultati dei nuovi missili. Ovviamente, anche ieri, «tutti gli obiettivi designati sono stati colpiti», ma questa – ormai lo sappiamo – è la formula classica di Mosca.

DA PARTE UCRAINA sappiamo che le centrali nucleari hanno dovuto ridurre la loro produzione a causa dei bombardamenti. A renderlo noto è stato il ministro dell’energia ad interim, Artem Nekrasov, il quale ha anche spiegato che per il ripristino delle funzioni normali ci vorrà del tempo. Le centrali nucleari sono una parte fondamentale della produzione energetica ucraina. La perdita di Energodar (Zaporizhzhia) poco dopo l’inizio della guerra ha rappresentato un danno enorme per Kiev, ma le tre che restano – Rivne, Khmelnytsky e Yuzhnoukrainsk – finora sono state fondamentali per la resistenza ucraina dietro le linee. L’area di Khmelnytsky, che si trova nella parte occidentale del Paese, ieri è stata colpita dai missili russi e quasi l’intera regione ora è al buio.

Anche Rivne ha subito una sorte simile. C’è da sottolineare che stando alle dichiarazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, a differenza delle altre centrali energetiche, la Russia non ha mai attaccato gli impianti atomici, rendendoli ancora più preziosi per l’Ucraina in quanto ultimi centri nevralgici di un’infrastruttura oggi ridotta al 40% della produzione pre-bellica.

«L’ATTACCO RUSSO di stanotte segnala molto chiaramente le priorità russe – accusa Volodymyr Zelensky – Un attacco prima di Natale e in pieno svolgimento dei negoziati». Per il presidente ucraino il fatto che «Putin non smette di uccidere» dipende dalla pressione insufficiente dell’Occidente. Elogiando i «deep strike» (attacchi in profondità, in inglese anche nel discorso di Zelensky) dei suoi, il leader di Kiev ha insistito sulla necessità di aumentare la pressione economica su Mosca, con «sanzioni, riduzione del prezzo del petrolio e altre misure» in quanto «senza soldi la Russia dovrà fermarsi».
Zelensky ha anche dichiarato che oggi si terranno riunioni approfondite con Rustem Umerov, capo-delegazione per i negoziati, e Andriy Gnatov, capo di stato maggiore e vice di Umerov, di ritorno da Miami per discutere su quanto emerso dai colloqui con gli statunitensi.

LO STESSO FARÀ PUTIN, che terrà colloqui con i suoi inviati speciali negli Usa, Kirill Dmitriev e Yuri Ushakov. L’attenzione di Washington è puntata su queste riunioni perché dal modo in cui Putin riceverà le novità portate da oltreoceano dipenderà il futuro corso dei negoziati ora che i tempi sembrano di nuovo allungarsi. Del presunto trilaterale annunciato da Zelensky a Miami non si è mai più parlato, Donald Trump non l’ha neanche nominato. Il tycoon ieri si è limitato a un secco e giovanile «Le trattative stanno andando okay».

In seconda battuta il presidente degli Stati uniti è tornato a insistere sul fatto che «c’è un odio enorme tra Putin e Zelensky» ma, aggiunge, «tutti sono stanchi di quella guerra». Zelensky ha dichiarato di «non vedere l’ora di poter continuare il dialogo con gli Usa» e nel frattempo ieri ha sentito al telefono la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. «Siamo grati per tutto il supporto, l’assistenza e il massimo impegno dimostrati fin dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala», soprattutto per i novanta miliardi recentemente sbloccati dall’Unione europea ed è tornato a chiedere il pieno sostegno di Bruxelles in questa «fase decisiva dei negoziati».

* Fonte/autore: Sabato Angieri, il manifesto



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