Sciopero della Cgil contro una legge di bilancio ingiusta: «una manovra balorda»

Sciopero della Cgil contro una legge di bilancio ingiusta: «una manovra balorda»

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L’attacco di Salvini: «Protesta irresponsabile che blocca il paese» Landini: «Il governo mette in discussione un diritto costituzionale». No al riarmo, stop alla pensione a 70 anni, investire su sanità e istruzione

Il vicepremier ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha rigiocato la carta del «weekend lungo» e della «protesta irresponsabile». Tale sarebbe lo sciopero generale in tutti i settori, pubblici e privati, organizzato oggi dalla Cgil perché «mette in ginocchio il paese in un momento delicato. Guarda caso su 24 scioperi generali 17 il venerdì». Il ritornello qualunquista era talmente prevedibile che la risposta a Salvini è stata data, in maniera anticipata due giorni fa, da Maurizio Landini, segretario della Cgil: «Che si faccia di venerdì o di lunedì, quando uno fa sciopero ci rimette una giornata di stipendio – ha detto Landini – Chi parla di ponte lungo dimentica che ci sono milioni di persone che il sabato lavorano, e che uno quando vuole fare il ponte lungo usa le ferie». «Lo sciopero – ha aggiunto Landini ieri – è storicamente di venerdì per mettere nelle condizioni le persone di partecipare alle manifestazioni, che molto spesso sono regionali e nazionali. Da parte del governo c’è il tentativo di mettere in discussione il diritto di sciopero». «Penso che oggi le piazze saranno piene, perché nelle assemblee ho trovato un grande consenso. La condizione di vita delle persone è peggiorata». Per Landini lo sciopero «non è politico» ha detto su Sky. Comese parlare di salari, sanità o fisco, o definire «balorda» la manovra, non sia già politica.

LANDINI HA RESPINTO l’immagine di una Cgil «isolata». «Un sindacato lo è quando i lavoratori non ti seguono. Nelle elezioni Rsu del pubblico impiego la Cgil è stata la più votata e non ha votato quei contratti balordi». Difficile però non vedere uno scenario frammentato. Ieri Bombardieri della Uil ha detto che «l’unità sindacale è in difficoltà». La Cisl è nell’orbita governativa. A sinistra, non va dimenticato che lo sciopero di oggi avviene a due settimane di distanza da quello dei sindacati di base, il giorno prima di una manifestazione per la Palestina il 29 novembre. Il fronte unito, tra sindacati di sinistra e l’ampio movimento in solidarietà a Gaza visto il 3 e 4 ottobre scorsi, e nei dieci giorni precedenti, è un ricordo. E non solo perché è cambiato il contesto politico, o non è in corso un’iniziativa paragonabile alla «Global Sumud Flotilla», ma anche perché la reazione ha ripreso vigore. Allora la Cgil ha aderito allo sciopero, su pressione della base. Dopo, nonostante alcuni appelli alla convergenza, non è stato possibile recuperare un’iniziativa comune. Ciascuno con la propria legittima piattaforma, ma contro la stessa manovra e una politica che non alza i salari, pratica l’austerità e prepara l’aumento delle spese militari. I suoi oppositori sono tanti e divisi, ma ragionano contro un’economia di guerra dove l’imperialismo si coniuga con un nuovo colonialismo. Bisognerebbe esercitare un ruolo di direzione politica, come diceva Gramsci: i diritti sociali possono articolarsi con la solidarietà con i popoli oppressi. Una volta è accaduto, potrebbe essere una strada.

MOLTI SPUNTI sono stati offerti dalle analisi della Cgil. Quella sul «drenaggio fiscale» che ribalta la narrazione del governo sulla manovra. Lavoratori e pensionati pagano circa 25 miliardi di euro di tasse in più a causa del «fiscal drag» creato dalla mancata indicizzazione dell’Irpef. Soldi che andrebbero «restituiti» sotto forma di spesa sociale per la sanità che scenderà sotto il 6% del Pil entro il 2028, il livello più basso degli ultimi decenni. Invece, l’unico investimento è per gli armamenti. Un’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil ha evidenziato l’impatto devastante che i bassi salari avranno sul calcolo delle pensioni. 5,1 milioni di persone, non maturano un anno pieno di contribuzione. Il fenomeno colpisce donne e giovani intrappolati in contratti precari, part-time involontario.

LA QUESTIONE SALARIALE del Sud è «un’emergenza nell’emergenza» sostiene il segretario confederale Cgil Christian Ferrari: 2,1 milioni di persone guadagnano fino a 15 mila euro lordi annui che corrispondono a circa 1.100 euro netti mensili. Le «gabbie salariali» esistono di fatto. Ciò spiega l’esodo di 175 mila giovani meridionali tra il 2022 e il 2024 verso altre regioni o l’estero. L’aumento dell’occupazione a Sud, celebrato da Meloni, è trainato dagli over 50, dall’innalzamento dell’età pensionabile ed è concentrato nel lavoro povero. Il governo sbandiera «record immaginari» e ignora che, secondo la Commissione Ue, sarà all’ultimo posto Ue per il Pil nel prossimo biennio. Uno sciopero serve a dire la verità a chi non crede al potere.

* Fonte/autore: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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