Un altro giornalista assassinato a Gaza, un altro muro in mezzo alla Cisgiordania

Un altro giornalista assassinato a Gaza, un altro muro in mezzo alla Cisgiordania

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Mahmoud Wadi colpito da un drone israeliano. Due adolescenti ammazzati tra Hebron e Ramallah, i corpi sequestrati. Intanto Haaretz rivela: nuova barriera nella Valle del Giordano, «isolerà i villaggi palestinesi dai campi agricoli»

Sono saltati su dalle sedie: al 95esimo della partita Palestina-Qatar che lunedì sera ha inaugurato la Arab Cup, la grande tenda fornita di tv alle porte di Gaza City è diventata una bolgia. Non era mai successo che la nazionale palestinese vincesse un match nel torneo e invece c’è riuscita, con un autogol, in pieno recupero. Primi tre punti e la testa del gruppo A, contro il paese ospite.

GAZA HA UNA VOGLIA di vita che esplode come e quando puà, costretta ogni giorno a trascinarsi tra nuovi lutti e stessa distruzione. A poche ore da quella gioia, la Striscia ha visto allungarsi la lista – insopportabile e senza precedenti – dei giornalisti uccisi nell’offensiva israeliana. Mahmoud Wadi è stato preso in pieno dal missile sganciato da un drone su un gruppo di persone a Khan Younis. Stava lavorando, accanto a lui un altro giornalista, Mohammed Aslih, ferito ma ancora vivo.

Mesi fa, a maggio, Asli aveva perso il fratello Hassan: anche lui giornalista, direttore di Alam24, ammazzato mentre era ricoverato al Nasser di Khan Younis. Poche settimane prima era stato colpito nella tenda della stampa da un drone. Israele l’aveva preso di mira la prima e la seconda volta per poi accusarlo di aver preso parte all’attacco del 7 ottobre.

Il numero di giornalisti palestinesi ammazzati continua a salire, «tregua» o meno. Sono almeno 260, forse di più, dipende da come vengono calcolati operatori, cameraman, fixer. Nelle stesse ore cecchini israeliani, poco più a nord, nel quartiere di Zeitoun a Gaza City hanno sparato un palestinese perché aveva attraversato la linea gialla, confine immaginario, quasi per nulla segnalato, che in queste prime settimane dalla firma della tregua segna la frontiera – letterale – tra la vita e la morte.

Nel comunicato dell’esercito, l’uomo viene definito «un terrorista…che si è avvicinato alle truppe rappresentando una minaccia immediata». Dall’11 ottobre circa 40 palestinesi sono morti così, attraversando la linea gialla, oltre la quale molti hanno la propria casa o quel che ne resta.

ANCHE IN CISGIORDANIA l’esercito ieri ha sparato e ucciso due adolescenti, a Hebron e Ramallah. Il 17enne Muhannad Al-Zughair è stato colpito dopo una caccia all’uomo nella zona sud di Hebron: poco prima, a bordo di un’auto aveva tentato di investire un soldato nei pressi di Kiryat Arba, la più vecchia colonia israeliana nei Territori occupati, costruita dentro la città palestinese. Lo hanno trovato che era ancora a bordo della stessa auto, lo hanno ucciso sul posto e sequestrato il corpo, pratica strutturale dell’occupazione.

Nel pomeriggio i militari hanno invaso la casa del ragazzo, cacciando amici e familiari riuniti in lutto. Nelle stesse ore moriva Muhammad Asmar, 18 anni colpito dal fuoco dell’esercito a Umm Safa, nord-ovest di Ramallah. Secondo i soldati, avrebbe tentato di accoltellarne due. Testimoni raccontano di un’esecuzione a sangue freddo: è stato ucciso mentre era già in custodia e poi lasciato a dissanguarsi per ore. Anche il suo corpo non è stato restituito alla famiglia, che ha subito un’ulteriore punizione: tre fratelli e un cugino sono stati arrestati.

Sempre ieri è giunto l’ordine militare di chiusura degli uffici a Ramallah di Uawc (Union of Agricultural Work Committees), una delle più note organizzazioni palestinesi. Sottoposta lunedì a una dura perquisizione, con confisca di documenti e computer e l’arresto di una ventina di persone, Uawc si è vista ieri sigillare le porte dall’esercito.

IN CONTEMPORANEA, su Haaretz usciva un’inchiesta della giornalista Amira Hass, secondo cui Tel Aviv ha avviato la costruzione di un muro all’interno della Valle del Giordano, 22 chilometri di lunghezza per 50 metri di larghezza: «Separerà i campi agricoli e le comunità pastorali palestinesi dalle loro terre – scrive Hass – e separerà i villaggi palestinesi gli uni dagli alti….L’esercito prevede di distruggere tutti gli edifici e le infrastrutture presenti: edifici residenziali, appartamenti, serre, magazzini, condutture, cisterne d’acqua, vegetazione». Un abuso che si specchia nel tentativo di silenziare l’associazione, nata dal ventre della sinistra palestinese, che da decenni lavora al fianco dei contadini.

Intanto, mentre rientrava in territorio israeliano il corpo del penultimo ostaggio ancora a Gaza, l’opinione pubblica continuava nel dibattito intorno alla grazia chiesta dal premier Netanyahu al presidente Herzog. Tanto più vista l’ennesima sospensione delle udienze chiesta ieri dal primo ministro per motivi di agenda: lo si è visto però apparire in un ufficio reclutamento dell’esercito, intento a stringere mani.

* Fonte/autore: Chiara Cruciati, il manifesto



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