Al governo Meloni la repressione non basta mai: nuove leggi di polizia

Al governo Meloni la repressione non basta mai: nuove leggi di polizia

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Cosa dicono le bozze. Il Viminale invia a Palazzo Chigi un dl e un ddl sicurezza: un manuale di autoritarismo. Punizioni per minori, pugno duro con le piazze, giro di vite su migranti e ong. Fermi di 12 ore contro chi sia sospettato di mettere a rischio l’ordine pubblico

La nuova stretta sulla sicurezza era nell’aria, ma le bozze circolate ieri fanno impallidire quanto disposto finora dal governo Meloni e perfino la contestatissima legge dello scorso anno. Quel ddl 1660 che inaspriva le pene per reati di piazza, occupazioni e resistenza (anche passiva) poi trasformato in decreto e convertito dal parlamento. Sul tavolo di palazzo Chigi è atterrato un pacchetto di 65 misure messe a punto dai tecnici del Viminale. La presidenza del Consiglio deciderà cosa tenere o scartare e che forma dare alle proposte.

NEI GIORNI SCORSI la Lega si era spesa per agitare il tema e intestarsi le novità in arrivo. Ieri il partito di via Bellerio si è detto soddisfatto: «Le nostre richieste sono state sostanzialmente accolte», ha dichiarato Matteo Salvini. Il vicepremier, però, ha citato anche misure su sgomberi e cittadinanza che nelle bozze non ci sono.

Le bozze, dunque. Al momento prevedono una mossa in due tempi: decreto legge e disegno di legge. Entrambi dovrebbero essere discussi già nei prossimi Cdm. Il primo è più insidioso per la maggiore rapidità e i ridotti margini di modifica. Il secondo più utile all’esecutivo per usare la discussione parlamentare come arena in cui attaccare le opposizioni e alimentare tensioni nel centro-sinistra, che sulla questione vorrebbe incalzare la maggioranza. Proprio ieri il Pd ha organizzato in Senato la conferenza stampa «Sicurezza nelle città».

I PRINCIPALI ASSI di intervento dell’esecutivo sono quattro: punizioni più severe per i minori che compiono reati violenti, pugno duro sul dissenso, nuovo giro di vite su migranti e ong, tutele e agevolazioni per gli agenti. Le misure sono divise, con alcune sovrapposizioni, tra i due strumenti legislativi.

Il decreto, per la prima volta dopo quasi 30 anni dall’istituzione dei Cpr, disciplinerà la modalità di detenzione amministrativa dei cittadini stranieri «irregolari»: una recente sentenza della Consulta aveva individuato un vulnus sul punto. I migranti non potranno più contare automaticamente sul gratuito patrocinio per opporsi all’espulsione. Se violeranno due ordini di lasciare l’Italia saranno rimpatriati senza l’emissione di un nuovo atto. Per realizzare nuove strutture di accoglienza o detenzione il Viminale conterà su «ampie facoltà di deroga della normativa vigente». Per tutto ciò che riguarda gli stranieri, insomma, si delinea sempre di più un diritto speciale.

ALTRE MISURE RIGUARDANO la sicurezza urbana, con la normalizzazione delle zone rosse, il rafforzamento dei presidi di polizia e nuovi investimenti su telecamere in stadi e strade. Nelle carceri aumentano i poteri della penitenziaria, soprattutto rispetto a operazioni sotto copertura. Un lungo pacchetto di norme prevede agevolazioni per le forze di polizia, nella progressione di carriera e nel superamento dei concorsi interni.

Le misure anti-coltelli e contro la violenza giovanile finiscono invece nel ddl, diversamente da quanto si era ipotizzato. Impongono divieti di vendita e porto di strumenti atti ad offendere, con pene più severe e una serie di sanzioni amministrative accessorie – sospensione di patente, passaporto e permesso di soggiorno – che dovrebbero scoraggiare con maggiore incisività la diffusione di armi bianche tra i più giovani. Chi le ha in tasca viene arrestato in flagranza. E aumentano anche i reati per cui il questore può ammonire i ragazzi tra 12 e 14 anni: lesioni, rissa, violenza privata e minaccia se commessi con l’uso di armi. Un’estensione del decreto Caivano.

Attenzione anche agli stupefacenti: potranno essere confiscati veicoli che «abbiano agevolato il reato di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti». Con qualche canna in tasca si rischia l’addio definitivo all’auto.

MA È SU DISSENSO e immigrazione che si concentrano le misure più autoritarie. Divieto di accesso ai centri urbani per chi ha solo una denuncia per reati di piazza. Liberalizzazione di controlli e perquisizioni nelle manifestazioni. Persino il «fermo di prevenzione» fino a 12 ore disposto dalle autorità di polizia contro chiunque sia soltanto sospettato di poter pregiudicare lo svolgimento dei cortei. E poi una serie di pesanti sanzioni amministrative, dunque prive delle garanzie del diritto penale, per chi convoca manifestazioni non autorizzate, devia dal percorso, disobbedisce all’ordine di sciogliere un concentramento. Veri e propri salassi fino a 20mila euro.

Tutt’altra musica per le forze di polizia: aumentano le tutele e arriva lo scudo contro l’iscrizione automatica nel registro degli indagati se si ipotizzano cause di giustificazione (legittima difesa, adempimento del dovere, stato di necessità). Gli agenti non saranno sospesi automaticamente dal servizio.

All’orizzonte si vedono poi ulteriori blocchi delle navi ong, la strategia del fu ministro dell’Interno Salvini, con interdizioni all’ingresso nelle acque territoriali. Le espulsioni dei soggetti «pericolosi» sono accelerate. I migranti nei Cpr avranno l’obbligo di cooperare alla loro identificazione. I ragazzi stranieri che diventano maggiorenni in accoglienza potranno restarci solo fino ai 19 anni di età: la legge Zampa prevedeva 21 anni con il via libera del tribunale. I ricongiungimenti familiari diventano più facili per i lavoratori migranti qualificati, sono compressi per tutti gli altri.

IL DDL VORREBBE anche anticipare le norme europee non ancora in vigore sul paese terzo sicuro e l’inammissibilità delle domande d’asilo. Oltre a ridurre «i confini del sindacato del giudice sulla convalida del trattenimento». Per capire di che si tratta servirà il testo definitivo, ma il segnale è chiarissimo: ora è l’esecutivo che limita il potere giudiziario e i diritti fondamentali. Non viceversa.

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Due pacchetti sicurezza in arrivo. Le norme più dure

Zone rosse, reati minorili, rimpatri facili: cosa dicono le bozze

DECRETO/1. In città zone rosse più facili e rafforzate

prefetti potranno «individuare delle zone caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, in relazione alle quali è vietata la permanenza ed è disposto l’allontanamento di soggetti già segnalati dall’Autorità giudiziaria per particolari reati». Non serviranno più motivazioni legate a casi eccezionali e urgenti, sarà sufficiente un’analisi delle autorità di polizia che indichi i luoghi interessati e la durata temporale per stabilire le zone rosse. Che potranno durare sempre di più, senza particolari giustificazioni. Il decreto legge prevede anche più soldi per riempire le città di telecamere e gli stadi di apparati per l’identificazione biometrica delle persone che compiono reati. Aumenta la vigilanza su rete ferroviaria e litorali, dove saranno dispiegati anche nuovi “natanti” di polizia.

DECRETO/2. Le prime regole sulla detenzione amministrativa

I modi del trattenimento dei migranti “irregolari” saranno disciplinati per la prima volta. Lo farà una norma di rango primario diventata necessaria dopo la recente sentenza della Corte costituzionale che individuava sul tema un vuoto legislativo. Le bozze del decreto legge non entrano nel merito delle misure allo studio di Palazzo Chigi, ma sarà comunque una novità assoluta per i centri detentivi istituiti per la prima volta nel 1998 dalla Turco-Napolitano. Strutture che hanno cambiato nome più volte, ora sono Cpr, in cui sono rinchiusi cittadini stranieri che non hanno commesso reati ma si trovano solo in una situazione di irregolarità amministrativa. Luoghi finiti spesso al centro di inchieste giornalistiche e giudiziarie per le terribili condizioni di reclusione che l’Italia ha subappaltato alla gestione privata.

DDL/1. Pioggia di norme sui reati minorili, sanzioni ai tutor

Verrà ampliato il catalogo dei reati per i quali sarà possibile applicare l’ammonimento del questore per i minori tra i 12 e i 14 anni. Dai 14 anni in su introdotta una sanzione tra 200 e mille a carico del tutore. Una serie di misure saranno dedicate alla stretta sulla vendita e il porto di coltelli: un divieto di porto di strumenti con lama dai 5 centimetri in su, punibile con la reclusione fino a 3 anni, con aggravante di un terzo nel caso di più persone riunite. Anche in questo caso sono previste sanzioni ai tutori nel caso di minori e sarà prevista la possibilità di revocare (o non erogare) patente, passaporto e permesso di soggiorno. Sarà introdotto il divieto di vendita di coltelli ai minori, anche sul web. Per questi nuovi reati sarà disposta la facoltà di arresto in flagranza e l’adozione di misure cautelari anche per i minori.

DDL/2. Divieti e multe verso chi vuole protestare

Il pugno di ferro del disegno di legge contro il diritto al dissenso si concentra in nove articoli che hanno l’obiettivo di scoraggiare, impedire e sanzionare le proteste. In occasione dei cortei la polizia potrà mettere in stato di fermo preventivo fino a 12 ore chiunque ritenga pericoloso. Senza ulteriori motivazioni. Non ne serviranno neanche per perquisizioni e controlli durante manifestazioni in luogo pubblico, ovviamente «a tutela della sicurezza pubblica». Basterà una condanna anche non definitiva o persino una denuncia per reati di piazza per trovarsi di fronte a un divieto di «accesso alle infrastrutture pubbliche urbane ed extraurbane». Prima serviva una sentenza inappellabile. Previste una raffica di multe, da 500 a 20mila euro, per manifestazioni non autorizzate, cortei deviati, concentramenti che continuano dopo l’ordine di scioglimento

DDL/3. Per gli agenti maggiori tutele e scudo legale

«Per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia, il pubblico ministero non provvede all’iscrizione della persona nel registro delle notizie di reato quando appare che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione». Lo dice il ddl sul tavolo di palazzo Chigi all’articolo 11, che introduce lo scudo legale per gli agenti di polizia necessario a evitare la sospensione dal servizio in caso di indagini. Sarà sufficiente la presenza di una causa di giustificazione come legittima difesa, adempimento di dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità. Una causa stabilita in via presuntiva dal momento che non potrà esserci un precedente accertamento della verità giudiziaria in un processo. Per le forze di polizia restano le garanzie difensive e aumentano le tutele.

Blocchi delle navi, rimpatri più facili e monito ai giudici

Si torna ai decreti sicurezza salviniani sui blocchi alle navi ong: non sono menzionate esplicitamente ma è a loro che si riferisce la possibilità, contenuta nel ddl, di interdizione temporanea dell’ingresso nelle acque territoriali. Lo deciderà Chigi su proposta del Viminale in caso di pericoli per la sicurezza nazionale. Tra questi una «pressione migratoria eccezionale», sospetti di infiltrazioni terroristiche, emergenze sanitarie. I migranti che riescono ad arrivare avranno l’obbligo di collaborare alla loro identificazione se rinchiusi nei Cpr (ma non è chiara la sanzione se disobbediranno) e rischiano di vedersi dichiarata inammissibile la domanda d’asilo in base alle norme Ue sui paesi terzi sicuri non ancora in vigore. Tradotto: rimpatri e deportazioni più facili. Monito anche ai giudici: non convalidare i trattenimenti sarà più difficile

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



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