Board of Peace su Gaza: le Nazioni Unite archiviate da una monarchia assoluta

Board of Peace su Gaza: le Nazioni Unite archiviate da una monarchia assoluta

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Il «Board of Peace» sarà «il Consiglio più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova Organizzazione internazionale». Lo scrive, con la consueta sobrietà, Donald Trump

Il «Board of Peace» sarà «il Consiglio più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova Organizzazione internazionale». Lo scrive, con la consueta sobrietà, Donald Trump nella lettera di invito spedita il 16 gennaio a 60 capi di governo.

La lettera è stata prontamente twittata su X dal presidente argentino Javier Milei. Sappiamo che il Board of Peace è l’organo politico previsto dal piano Trump per Gaza. Per ora la Casa bianca ha annunciato la costituzione di un Consiglio esecutivo fondatore composto da membri della sua amministrazione, dal genero Jared Kushner, dall’immancabile Tony Blair con il Ceo di un colossale fondo di investimenti e il presidente della Banca mondiale. Si concretizza la fase 2 del piano, pazienza se Israele continua a uccidere i palestinesi, a centellinare gli aiuti umanitari, a espellere le ong. Non è stato difficile riconoscere nel piano un progetto neocoloniale, che nega al popolo palestinese il diritto all’autodeterminazione e prefigura un mandato sul tipo di quelli che la Società delle Nazioni affidava alle potenze europee sui popoli «inferiori» di Africa e Asia.

Ma purtroppo c’è di più. Per il Financial Times l’amministrazione Trump ritiene che il comitato possa essere un «potenziale sostituito dell’Onu, un organismo non ufficiale parallelo per affrontare i conflitti al di là di Gaza». Haaretz è entrato in possesso della bozza di statuto del Board of Peace. Tra gli invitati a partecipare Turchia, Egitto, Argentina, Indonesia, Italia, Marocco, Gran Bretagna, Germania, Canada e Australia. Il documento critica l’Onu implicitamente ma duramente: una pace duratura richiede «il coraggio di abbandonare istituzioni che troppo spesso hanno fallito».

La presidenza è affidata a Trump in quanto persona, non presidente Usa. E solo lui avrebbe il potere di invitare o espellere Stati, nominare il Consiglio esecutivo, porre il veto sulle decisioni. Il suo mandato potrebbe cessare solo per dimissioni o per il voto all’unanimità del Consiglio esecutivo e ça va sans dire sarebbe lui a nominare il successore. Ciliegina sulla torta, gli Stati che contribuiranno con più di un miliardo di dollari potranno rimanere membri oltre il termine previsto di tre anni. Un’organizzazione di Stati amici selezionati dallo stesso Trump, retta da una monarchia assoluta.

Non occorre essere dei raffinati giuristi per comprendere il carattere regressivo ed eversivo di questo progetto. Ci siamo ripetuti che il diritto internazionale nasce eurocentrico e ha legittimato l’imperialismo ed evidenziato le aporie delle stesse istituzioni universali, fino al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: un direttorio di grandi potenze che replica il modello della Santa Alleanza. I doppi standard e le violazioni del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario sono state lo standard nelle politiche dei predecessori di Trump, in ottima compagnia nel resto del mondo. Ma qui andiamo oltre.

È come se l’elemento di inflessibile coerenza dell’ondivaga politica estera di Trump – l’affermazione dell’interesse strategico ed economico degli Usa e delle aziende americane con la forza bruta – trovasse la sua istituzionalizzazione in un impero dispotico. Più che l’annunciata realizzazione di una pace durevole, sembra la premessa di uno scontro, forse militare, tra l’impero e il resto. È particolarmente inquietante che tutto questo abbia finora avuto l’avallo del Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 2803 (2025), su cui Cina e Russia si sono limitate ad astenersi. Puntualmente richiamata da Trump mentre disegna la sostituzione dell’Onu.

Mentre dà corpo ai nostri peggiori incubi Trump scrive che è il momento di «trasformare i sogni in realtà». Proviamo a prenderlo sul serio. Oggi sono i popoli e i movimenti a mobilitarsi per difendere il diritto internazionale. Sogniamo un mondo in cui anche gli Stati e i governi si rendano conto della china su cui ci troviamo e del pericolo che stiamo correndo. Sogniamo persino un’Europa che riprende il suo ruolo ed è consapevole della sua forza, e che si oppone al metodo di questa follia, anziché sottomettersi auspicando di limitare i danni. Se dovessimo basarci sulle prime reazioni delle nostra presidente del consiglio («Abbiamo sempre dato e stiamo dando la nostra disponibilità ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione e la costruzione del piano di pace per il Medio Oriente, che consideriamo un’occasione unica in un contesto molto complesso e molto fragile»), non c’è da sperare che il nostro sogno si realizzi.

* Fonte/autore: Luca Baccelli, il manifesto



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