Davos, miliardari coscienziosi chiedono di essere tassati per salvare la democrazia da Trump
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Mentre il Gangster-in-capo celebrava dal podio svizzero il trionfo del proprio imperialismo, quasi 400 super-ricchi firmano l’appello “Time To Win” per denunciare il controllo oligarchico della politica e dei media
Ci sono anche miliardari con una coscienza sociale. Non è la prima volta che si fanno sentire al forum dell’economia mondiale a Davos. Anche in questa edizione, segnata dalla scelta dei temi Maga e dalla presenza del “gangster in capo” Donald Trump, si sono fatti sentire . Mentre il Presidente americano lanciava provocazioni come l’acquisizione della Groenlandia, quasi 400 milionari provenienti da 24 paesi hanno scelto di rispondere con l’appello “Time To Win”. Tra i firmatari spiccano nomi come Abigail Disney, Mark Ruffalo e Brian Eno, uniti nella richiesta paradossale di essere tassati di più per proteggere la democrazia dall’erosione causata dalla ricchezza estrema. Quella di cui è l’espressione Trump che, a dire del New York Times, avrebbe guadagnato 1,4 miliardi di dollari in più nel primo anno della sua seconda presidenza degli Stati Uniti.
Per i firmatari dell’appello e per i vertici di Oxfam, il modello celebrato da Trump non è un motore di crescita, ma una «tendenza suicida». Il divario tra pubblico e privato è esploso: se nel 1975 lo scarto era di 36 mila miliardi di dollari, nel 2024 ha raggiunto i 435 mila miliardi.
La rivolta dei miliardari con la coscienza ha trovato una sponda analitica nel nuovo sondaggio condotto da Survation per Patriotic Millionaires International. I dati raccolti tra 3.900 milionari del G20 hanno rivelato una spaccatura con la linea della Casa Bianca: il 60% degli intervistati ritiene che la presidenza Trump stia destabilizzando l’economia globale, mentre il 77% riconosce apertamente che l’eccessiva influenza politica dei super-ricchi è diventata una minaccia per la tenuta dello Stato di diritto. Non è solo una questione di percezione: un miliardario ha oggi 4 mila volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune, una distorsione che per il 71% degli intervistati permette ai grandi patrimoni di condizionare sistematicamente l’esito delle elezioni.
A dare manforte a questa denuncia è intervenuta Oxfam, che ha bollato il discorso di Trump come l’apoteosi dell’economia del «che mangino brioche». Secondo l’organizzazione, il Presidente americano starebbe guidando un’agenda “Billionaires First”, un approccio negazionista che ignora la crisi del costo della vita delle famiglie. I numeri presentati nel rapporto Oxfam “Nel baratro della disuguaglianza” sono implacabili: nel 2025 il numero dei miliardari ha superato quota tremila, con fortune cresciute del 16% in un solo anno. Oggi, i soli 12 uomini più ricchi del pianeta possiedono una ricchezza superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità.
Questo squilibrio non riguarda solo i conti bancari, ma il controllo stesso dell’informazione e delle istituzioni. Oxfam ha denunciato come la “proprietà della conversazione pubblica” sia finita nelle mani di pochissimi, con sette delle dieci principali media corporation globali controllate da miliardari.
Per contrastare questa egemonia e spezzare il legame tra denaro e potere, l’organizzazione propone misure legislative drastiche per la trasparenza dei finanziamenti: la creazione di “firewalls” legali tra grandi patrimoni e politica attraverso limiti rigidi ai contributi individuali ai partiti (sostenuti dall’82% dei milionari stessi), regolamentazioni più severe contro il lobbying selvaggio e l’obbligo di trasparenza totale sui beneficiari effettivi dei finanziamenti alle campagne elettorali. Sul fronte mediatico, Oxfam spinge per norme antitrust che impediscano la concentrazione della proprietà editoriale e proteggano l’indipendenza delle redazioni dalle interferenze dei proprietari.
Anche l’Italia riflette questa “DisuguItalia”, con il 5% più ricco che detiene metà della ricchezza nazionale. In questo scenario, tassare i grandi patrimoni e blindare i finanziamenti politici non è più una scelta morale individuale, ma l’unico percorso per sottrarre le istituzioni democratiche a una presa oligarchica e restituire dignità alla vita delle persone comuni.
* Fonte/autore: Roberto Ciccarelli, il manifesto
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