I combattenti curdi di Aleppo rifiutano l’ultimatum siriano
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Sempre più pesanti gli scontri nella città siriana. Proteste solidali in Rojava e nella drusa Suwayda. Intanto von der Leyen vola da Sharaa con un pacchetto di 620 milioni di euro in cambio del rimpatrio dei siriani
Dopo ore di scontri ininterrotti, nella notte tra giovedì e venerdì il governo siriano di transizione ha annunciato un cessate il fuoco valido fino al mattino. Una tregua condizionata, però: il suo mantenimento era legato al completo ritiro delle Forze di sicurezza interna curde (Asayish) dai quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh.
Una richiesta che, nei fatti, è stata letta come un invito alla resa incondizionata. E che presenta una contraddizione evidente: solo poche ore prima, media affiliati al governo di Damasco avevano dichiarato che Ashrafiyeh era già stata occupata dalle forze governative.
IL CONSIGLIO POPOLARE dei quartieri ha annunciato in mattinata la decisione di restare e continuare la difesa, respingendo le richieste di evacuazione avanzate dal governo e dalle milizie a esso affiliate. «Questa decisione è stata presa su libera iniziativa degli abitanti di Sheikh Maqsoud. Noi, come comando delle Forze della Siria democratica (Sdf), possiamo solo sostenerla. Oggi è un giorno di onore e dignità», ha commentato in un comunicato Sipan Hemo, membro del Comando generale delle Sdf. Damasco si era affrettata a inviare decine di bus per evacuare i combattenti Asayish, tornati al mittente vuoti. Nessuna evacuazione, nessuna resa.
Con il mattino, il cessate il fuoco è di fatto crollato. Gli scontri sono ripresi nei quartieri di Sheikh Maqsoud, Ashrafiyeh e Beni Zeyd, per il quarto giorno consecutivo. Le forze di Damasco hanno continuato a usare artiglieria pesante, carri armati e veicoli blindati di produzione turca. Tra gli obiettivi colpiti figura ancora una volta l’ospedale civile Xelid Fecir, già bombardato ripetutamente nei giorni precedenti e ormai praticamente fuori servizio.
Il ministero della difesa ha pubblicato una mappa in cui l’ospedale è indicato come bersaglio militare. La Mezzaluna Rossa curda ha lanciato un appello umanitario urgente per l’apertura di un corridoio sicuro per i feriti e inviato un convoglio di 15 veicoli verso Aleppo, in attesa di poter entrare nei quartieri assediati.
LA RISPOSTA non è solo militare. A Suwayda, a sud, si sono svolte manifestazioni di solidarietà. Nei territori dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est, da Raqqa e Kobane, si stanno organizzando convogli civili diretti ad Aleppo, sul modello delle mobilitazioni che lo scorso inverno avevano difeso la diga di Tishreen. Aleppo, tuttavia, rimane per ora irraggiungibile.
Sul piano politico, c’è stata una telefonata tra Masoud Barzani, storico leader del Kurdistan in Iraq, e il presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Quest’ultimo avrebbe affermato nel colloquio che i curdi sono una componente «autentica e fondamentale» del popolo siriano e ha promesso pari diritti nella fase di transizione. Parole che arrivano mentre, sul terreno, i quartieri curdi di Aleppo vengono bombardati.
L’Unione europea ha espresso in una nota «profonda preoccupazione» per le violenze e ha chiesto moderazione e protezione dei civili. La dichiarazione ha preceduto di poche ore la visita a Damasco della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo António Costa. Nel mezzo degli scontri, von der Leyen è approdata a Damasco con in dono un pacchetto da 620 milioni di euro e una nuova proposta di cooperazione economica, di fatto già iniziata con il ritiro completo delle sanzioni Ue avvenuto a maggio.
TRA LE RIGHE, l’obiettivo di accelerare il rimpatrio di oltre un milione di rifugiati siriani dall’Unione Europea. «Vorremmo che i siriani avessero una prospettiva reale di tornare a casa e ricostruire la propria vita qui», ha affermato von der Leyen. Il piano europeo per la Siria prevede un nuovo partenariato politico, sostegno finanziario e cooperazione economica. Con una roadmap di incontri ad alto livello che dovrebbero partire a metà di quest’anno.
La presidente della Commissione europea ha parlato di «preoccupanti escalation» riferendosi agli scontri in corso. Mentre António Costa ha sottolineato le «iniziative del governo siriano volte a ricostruire il paese e garantire una transizione pacifica e inclusiva». Evidentemente, i trecentocinquanta chilometri che dividono Damasco dall’assedio di Sheikh Meqsoud e Ashrafiyeh bastano a rendere il conflitto una nota al margine della transizione siriana. Così come i massacri della costa e della drusa Suwayda, il cui eco risuona tra i vicoli di Aleppo, sembrano già relegati al passato.
* Fonte/autore: Tiziano Saccucci, il manifesto
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