Il nuovo disordine mondiale e il balbettio dell’ONU

Il nuovo disordine mondiale e il balbettio dell’ONU

Loading

Da qualche tempo la voce principale dell’Onu, quella del suo segretario generale, tace. O sussurra

Da qualche tempo la voce principale dell’Onu, quella del suo segretario generale, tace. O sussurra. E questo avviene proprio nel momento in cui più folle e reboante, amplificata da tutti i media, si leva quella dell’autoproclamato re del mondo, che dispone della guerra e della pace, sconvolge gli assetti della Nato, ridicolizza i suoi stessi alleati, ritira gli Usa dalla gran parte degli organismi dell’Onu e insulta quelli che restano in piedi. Da molte parti si è giustamente notato, su vari media internazionali e da ultimo su queste pagine (Luca Baccelli, Onu archiviata da una monarchia assoluta) che sembra in atto una destituzione dell’Onu e la sua sostituzione con «il Consiglio più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova Organizzazione internazionale» – parole di Trump – nella veste del Board of Peace.

È la spettacolare estensione a sessanta e più stati di questo che a prima vista sembra un osceno banchetto dei potentati economico-statuali invitati, Eni e Italia comprese, stretti intorno al loro bottino di gas, petrolio, ricostruzioni miliardarie e impunità penale. Esattamente nei termini degli Accordi di Abramo già stretti sotto la prima presidenza Trump nel 2020, per i quali era già previsto l’allargamento all’Arabia saudita e la creazione di una zona di libero commercio da Ashdot a Neon, la città del futuro di Bin Salman – e già allora con l’Eni ben felice di esserci. Accordi di reciproco riconoscimento tra i paesi del Golfo e Israele e normalizzazione dell’indicibile (il piano Gaza Horizon 2035, già previsto dagli uffici di Netanyahu con un bel rendering urbanistico la cui attuazione sarà ora resa possibile – letteralmente – «sopra la testa» dei palestinesi, ormai sotto le macerie).

Ma a leggere la risoluzione 2803, adottata dal Consiglio di Sicurezza il 17 novembre 2025, più che a una destituzione viene da pensare a un’auto-destituzione dell’Onu. Spero che qualche esperto possa confutare queste impressioni di una comune lettrice. Si tratta del documento con cui l’Onu non solo «autorizza» la creazione del Board of Peace, ma «saluta» la «storica» Dichiarazione Trump per una pace e prosperità durature del 25 ottobre 2025; «saluta» il costituendo BoP come «amministrazione transitoria» che «fisserà il quadro» e «coordinerà i fondi» per la ripresa dello sviluppo (!) a Gaza, e qui la risoluzione fa esplicito riferimento agli accordi del 2020, già allora totalmente ignari dell’esistenza di un popolo palestinese. Che poi aggiunga «in una maniera compatibile con i principi rilevanti della legalità internazionale» non rassicura.

Ce ne debbono essere di meno rilevanti, se questo sviluppo deve rispettare i patti stretti con l’imputato di crimini di guerra e contro l’umanità Netanyahu. E, perché no, con l’ultimo invitato al tavolo, l’imputato di crimini di guerra Putin. Tanto più se si va a vedere la clausola 7, che istituisce una Forza internazionale di Stabilizzazione, Isf, che dovrà accordarsi con l’esercito israeliano perché si ritiri gentilmente sui confini che entrambi vorranno stabilire e coordinare tutti gli aiuti, compresi quelli Onu finora cacciati. E forse a questo punto uno capisce perché il gentiluomo che faceva il segretario generale sembri aver perso la voce. Si sopravvive al proprio suicidio? Una domanda: si deve essere pietosi e comprensivi con chi è elevato dall’umanità al ruolo più alto nella rappresentanza di un valore che sta di contro al mondo, e proprio dove la sua voce è la sola che resta, si inchina al mondo? Il diritto dove più è violato più risplende: è una ferita più vicina al sole, dice il poeta. Ma se la parola che dice il diritto, la giurisdizione, proprio allora si offusca, balbetta o si spegne, che ne sarà della nostra umanità, chiunque poi vinca nel gioco dei potenti?

* Fonte/autore: Roberta De Monticelli,  il manifesto



Related Articles

Post Brexit. Il Regno Unito introduce il visto a punti

Loading

Tra i requisti per essere ammessi a lavorare nel Paese: parlare inglese, un buon salario e adeguate competenze. Con i nuovi criteri, secondo le stime, la migrazione europea sarà tagliata del 70%

Gingrich sfida Romney il «liberal»

Loading

Parlando venerdì nella pancia della portaerei Uss Yorktown ancorata a Mt. Pleasant, di fronte a Charleston, Newt Gingrich ostentava sicurezza. Dopo la preghiera recitata a mani conserte e testa bassa da un politico locale, conclusa da un amen collettivo, l’ex speaker della Camera ha affondato il colpo contro il presidente Obama e contro il «liberal del Massachusetts che non potrà  batterlo alle elezioni di novembre», Mitt Romney.

La fortuna non aiuta l’audace Hollande

Loading

La distanza geografica porterebbe ad escludere un collegamento fra il blitz in Somalia per liberare un ostaggio e l’inizio delle operazioni militari in Mali. Per quanto gli ordini siano partiti quasi nelle stesse ore dall’Eliseo, la coincidenza temporale sarebbe casuale, nel senso che in Somalia si erano determinate condizioni meteo e logistiche favorevoli all’attacco.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment