by Giulia Rocchetti * | 29 Gennaio 2026 10:54
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Il colosso di Bezos verso l’automazione. La finanziano i salari tagliati
Negli ultimi giorni di gennaio 2026, Amazon ha annunciato una nuova tornata di licenziamenti che coinvolge 16.000 posti di lavoro a livello globale e che si concentra soprattutto sui ruoli corporate, come posti impiegatizi, personale di Amazon web service (Aws), prime video e risorse umane. È la seconda ondata di tagli nel giro di pochi mesi, dopo 14.000 licenziamenti avvenuti lo scorso ottobre. Il tutto è parte di un piano complessivo che potrebbe comportare la riduzione a circa 30.000 posizioni nell’arco.
L’annuncio è stato accompagnato da una mail inviata per errore ad alcuni dipendenti di Aws, che li informava prematuramente dei tagli, definendoli già attuali e definendoli come parte del progetto interno «Project Dawn». Questo ha causato confusione e tensione interna prima dell’annuncio formale. Stando alle comunicazioni ufficiali dell’azienda, i tagli sono motivati da una volontà di «ristrutturare l’organizzazione, ridurre livelli gerarchici, eliminare la burocrazia» e aumentare l’efficienza operativa, non da problemi finanziari. Non è un’azienda in crisi, quella che taglia: nell’ultimo trimestre Amazon ha registrato ricavi record per oltre 180 miliardi di dollari, e un utile netto sopra i 20 miliardi.
Come a Meta e in altre aziende tra le «magnifiche sette» (le 7 superstar della Borsa, che da sole valgono quanto il resto dell’indice Dow Jones messo insieme) i licenziamenti si inseriscono in un contesto in cui Amazon ha già iniziato a investire in tecnologie di intelligenza artificiale e automazione, nei magazzini e nelle attività dei «colletti bianchi», con l’obiettivo di ridurre notevolmente la dipendenza dal lavoro umano nei centri logistici ed evitare l’assunzione di centinaia di migliaia di lavoratori nei magazzini statunitensi entro il 2033, sostituendo operazioni ripetitive con robot e sistemi autonomi.
Questo piano – che prevede robot mobili, bracci automatizzati e sistemi di visione artificiale assistiti da Ai – renderebbe possibile gestire grandi volumi di merci con minor impegno di operai, generando risparmi su costi, tempo e lavoratori. La tendenza a questo «snellimento organizzativo» impatta in un modo profondo le modalità di impiego, sollevando interrogativi economici e sociali su futuro del lavoro, protezione dei lavoratori e ruolo dell’intelligenza artificiale nelle grandi imprese: i loro investimenti in AI in pratica stanno trainando l’intero pil americano.
* Fonte/autore: Giulia Rocchetti, il manifesto[1]
Source URL: https://www.dirittiglobali.it/2026/01/licenziamenti-ad-amazon-fuori16mila-dipendentiper-investire-sullia/
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