Stati Uniti. La polizia ICE uccide una donna a Minneapolis

Stati Uniti. La polizia ICE uccide una donna a Minneapolis

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A pochi isolati da dove è stato assassinato George Floyd gli agenti dell’immigrazione sparano su un’«osservatrice» mentre si allontanava

Una donna è stata uccisa ieri dagli agenti di una squadra di rastrellamento Ice a Minneapolis. Il fatto è accaduto durante un raid delle squadre mascherate di deportazione nella città del Minnesota dove da alcuni giorni è in corso una massiccia operazione di deportazione di immigrati.

Al momento della scrittura i dettagli della sparatoria sono in via di accertamento, ma nei video postati sui social si vede un agente sparare tre colpi di arma da fuoco contro una macchina che cerca di allontanarsi. Il ministero della sicurezza interna (Dhs) da cui dipendono le agenzie per l’immigrazione ha affermato che gli agenti avrebbero fatto fuoco sui civili accorsi ad osservare il rastrellamento. «I ‘riottosi’ hanno iniziato a bloccare gli agenti dell’Ice e una di queste manifestanti violente ha usato la sua auto come arma – recita la nota ufficiale – tentando di investire i nostri agenti nel tentativo di ucciderli, un atto di terrorismo interno».

LA VERSIONE rispecchia quelle normalmente addotte per giustificare la violenza usata contro fermati e chi protesta e documenta le operazioni. Ogni contatto fisico pur minimo avvenuto durante l’arresto viene classificato come resistenza e assalto agli agenti. Su queste basi sono stati incriminati manifestanti e pubblici funzionari in decine di città compresi cittadini, sindaci, parlamentari e pubblici ufficiali. Raramente le denunce hanno avuto seguito.

Il governatore dello stato, Tim Waltz, ha dichiarato di «non credere a questa propaganda». Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha definito la versione ufficiale «una stronzata». In un post su X ha scritto: «Sono a conoscenza di una sparatoria che ha coinvolto un agente dell’Ice all’incrocio tra la 34th Street e Portland. La presenza degli agenti federali per l’applicazione delle leggi sull’immigrazione sta causando il caos nella nostra città. Chiediamo che l’Ice lasci immediatamente la città. Siamo fermamente solidali con le nostre comunità di immigrati e rifugiati».

A OTTOBRE L’ICE ha unilateralmente dichiarato «illegale» documentare le operazioni, e che filmare gli agenti in azione verrà ritenuto un atto ostile. Filmare e osservare sono attività protette dal primo emendamento della Costituzione e principali strumenti di auto tutela delle comunità a rischio e gli attivisti che le sostengono.

Come parte dell’escalation criminalizzante intrapresa dal regime, il 4 dicembre è stato emesso il memorandum NSPM- 7 che dichiara organizzazione terrorista “Antifa” e criminalizza il dissenso in tutte le sue forme in quanto «terrorismo domestico». L’accusa viene estesa anche a Ong impegnate nella tutela dei diritti degli immigrati dalle operazioni di rimozione forzata. Queste hanno un intenzionale carattere militaristico ed intimidatorio con squadre in assetto di guerra che calano su quartieri, abitazioni e posti di lavoro col volto coperto e pesantemente attrezzati con armi da Guerra.

L’UCCISIONE viene giudicata come conseguenza praticamente inevitabile dell’aggressività delle squadre Ice che hanno invaso le città Usa da giugno. Malgrado la presunta proibizione per i cittadini, gli arresti vengono regolarmente filmati dallo stesso governo e postati su canali ufficiali, montati di musica rap e rock. Ilhan Omar, parlamentare in rappresentanza del Minnesota, ha dichiarato che l’«Ice deve smettere di terrorizzare le nostre comunità e lasciare la nostra città».

Il distretto di Omar comprende una nutrita comunità immigrata e rifugiata originaria (come lei) della Somalia. I somali del Minnesota sono di recente oggetto di un feroce attacco da parte di Donald Trump per via di episodi appropriazione indebita di sussidi alimentari per l’infanzia e sanità pubblica. Su questa base la Casa bianca ha creato la narrazione di un complotto musulmano con legami al terrorismo che criminalizza l’intera comunità. Trump ha tagliato ulteriori fondi allo stato e chiesto l’espulsione dei rifugiati, compresa Omar, che ha chiamato «spazzatura».

In questo ambito la spedizione di 2.000 agenti di deportazione a Minneapolis ha assunto un a carattere punitivo. Le squadre sono state accompagnate questa settimana dalla ministra dell’Homeland security Kristi Noem, seguita dalle telecamere dei video di propaganda.

MENTRE SCRIVIAMO, sul luogo della sparatoria – che si trova a pochi isolati da dove sei anni fa venne assassinato George Floyd -, si sono radunate decine di persone per urlare la propria rabbia. Riconoscendo il diritto alla contestazione, il sindaco ha invitato alla calma. Da Minneapolis, dopo l’uccisione di Floyd, erano nate le proteste Black Lives Matter.

* Fonte/autore: Luca Celada , il manifesto



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