Big tech: il doppiopesismo della Commissione europea
![]()
La Spagna prepara un divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni, seguita da altri paesi Ue. Musk: «Pedro Sanchez è un tiranno e un traditore»
BRUXELLES. La dottrina von der Leyen dell’accondiscendenza verso gli Usa vale anche per le regole digitali, che le Big Tech Usa vedono come fumo negli occhi. Donald Trump le vuole fuori dalle trattative commerciali, il proprietario di X Elon Musk le definisce strumenti di censura. A tutela degli utenti, l’Ue si è dotata del Digital Services Act (Dsa), in vigore esattamente da due anni, che si basa sul principio «ciò che è digitale offline lo è anche online». Solo che la sua applicazione nei confronti dei grandi social di proprietà Usa, a partire da X e Meta, latita.
IL CONTRASTO appare tanto più evidente nel momento in cui la Commissione Ue certifica la violazione del Dsa da parte di TikTok, il social di contenuti video ceduto dalla casa madre cinese ByteDance (che mantiene il controllo del 20% circa) a una cordata di investitori americani e approvati da Washington. Bruxelles osserva che il design della piattaforma è fatto apposta per indurre dipendenza negli utenti, spesso giovani o giovanissimi e quindi ancora più bisognosi della tutela assicurata dalle regole Ue. Se TikTok non agirà per disinnescare i meccanismi che inducono lo «scrollo» dei contenuti senza limiti temporali, se non porrà le necessarie limitazioni, andrà incontro a una sanzione pari al 6% del suo fatturato annuale, stimato intorno ai 35 miliardi di dollari.
A fronte di una decisione chiara come questa, molto più frammentarie sono state finora le mosse Ue rispetto ad altri social.
Indagini sulle piattaforme Meta, ovvero Facebook e Instagram, sono in corso dall’aprile 2024 ma non hanno portato a nessun provvedimento. Sotto la lente d’ingrandimento X di Elon Musk è finito ancora prima, a fine 2023, ma dopo due anni ha ricevuto una sanzione irrisoria per il suo volume d’affari (120 milioni), comminata per un elemento marginale come il sistema di spunte blu nella verifica dell’identità.
POCHI GIORNI FA, il 26 gennaio, la Commissione ha annunciato l’apertura di una nuova indagine sui deepfake di Grok, il sistema d’intelligenza artificiale della stessa X. Ma anche questa mossa sembra più che altro un diversivo per non andare dritto ai problemi del social che Musk ha trasformato in megafono del suo credo politico. Quello che in nome di uno stravolto diritto al «free speech» dà libero corso a ogni contenuto di odio, violenza e alle trombe dell’estrema destra globale.
Mentre Bruxelles temporeggia e chiude gli occhi, si muovono i governi nazionali. Pochi giorni fa il premier spagnolo Pedro Sanchez ha definito i social il luogo virtuale «dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati».
RACCOGLIENDO l’appello di Macron, la Spagna si aggiunge così ai paesi Ue che intendono imporre regole, a partire dal divieto di accesso alle piattaforme per i minori di 16 anni. Ci pensano anche Portogallo, Grecia, Austria e Danimarca, mentre Musk ha attaccato il leader socialista spagnolo definendolo «tiranno e traditore del popolo». A Sanchez arriva la solidarietà di Bruxelles, poi, in merito all’accusa di doppio standard tra TikTok e X, il portavoce della Commissione ha negato che si tratti di una scelta politica. Una giustificazione che sembra dire il contrario.
* Fonte/autore: Andrea Valdambrini, il manifesto
Related Articles
C’è un’altra Como. E manifesta in un «bivacco solidale»
![]()
Ordinanza anti poveri. Il Pd non c’é. E vota a favore della mozione per il “decoro urbano”
Associazioni in piazza giovedì
![]()
I fondi nazionali per le politiche sociali «sono diminuiti dell’80% dal 2008 a oggi, passando dai 2,5 miliardi di euro del 2008 ai 538 milioni del 2011».
Cibo trasparente con l’ «etichetta narrante»
![]()
Alimentazione. Un sistema (e una proposta di legge) per difendere i consumatori dalle frodi ecomafiose. E ora anche dall’incombente Trattato transatlantico sul commercio e sugli investimenti


