Board of Peace, Commissione Ue presente a Washington, ma «solo per discutere»
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Mai membri né in altra veste formale, ma la commissione europea presa in contropiede ci sarà
La Commissione Ue sarà presente alla riunione del Board of Peace giovedì a Washington. Non ci sarà però in qualità di «osservatore», come afferma invece il ministro degli esteri Antonio Tajani per fornire una copertura Ue all’Italia, ma solo per «partecipare alla discussione». Bruxelles ci tiene poi a far sapere che non entrerà in alcun modo a far parte della struttura trumpiana. La funzione dell’esecutivo europeo, chiarisce un suo portavoce, sarà piuttosto quella di prendere parte all’incontro «nel segno del nostro impegno di lunga data per l’attuazione di un cessate il fuoco a Gaza», così come allo scopo di «prendere parte agli sforzi internazionali a sostegno della ricostruzione e della ripresa post-bellica di Gaza».
La decisione di andare a Washington viene comunicata quasi in sordina, nel corso dell’incontro quotidiano con la stampa a Palazzo Berlaymont. Una modalità che dice molto, perché indica un certo imbarazzo. Inoltre si tratta di «un’iniziativa presa dalla Commissione, di cui i parlamentari non sapevano nulla», specifica una fonte dell’Eurocamera al corrente dei dossier internazionali.
La formula usata dall’esecutivo europeo per spiegare il ruolo a Washington è ambigua, motivata dal fatto che l’Ue continua a esprimere dubbi su un’iniziativa Usa che scavalca l’Onu e contraddice i principi del multilateralismo che Bruxelles continua a tenere fermi. Il basso profilo è confermato dal fatto che l’Ue non sarà rappresentata al massimo grado dalla presidente della Commissione von der Leyen, a cui Trump aveva formalmente rivolto l’invito circa un mese fa, bensì dalla responsabile per il Mediterraneo Dubravka Suica.
Bruxelles si trova inoltre di fronte al fatto compiuto di chi come Ungheria e Bulgaria ha aderito pienamente al Board, e sarà rappresentato dai leader, rispettivamente il premier Viktor Orban e il primo ministro uscente Rosen Željazkov. Altri quattro paesi hanno comunicato di voler partecipare in qualità di osservatori. L’Italia, che è tra questi, si trova quindi in compagnia della Romania, la cui delegazione verrà guidata dal presidente Nicusor Dan, della Grecia, per cui sarà presente il sottosegretario agli esteri Haris Theohairs.
C’è anche Cipro, presidente di turno del Consiglio Ue in questo semestre, anche se non ha ancora deciso il nome del proprio inviato a Washington.
Le altre 21 capitali europee oscillano tra freddezza e ostilità nei confronti del piano di Trump, rendendo quindi molto complesso per l’Ue trovare un’unica voce su un tema così delicato di politica estera. Ci ha provato il presidente del Consiglio Antonio Costa, quando al termine della riunione informale dei capi di governo a gennaio aveva tirato le somme, esprimendo «seri dubbi» quanto a «mandato e governance del Board rispetto alla compatibilità con la carta delle Nazioni unite».
L’Ue motiva la propria partecipazione alla riunione di giovedì a Washington ricordando di essere il primo donatore per Gaza e la Palestina. Ma ai circa 1,65 miliardi di euro sborsati da Bruxelles in aiuti umanitari dopo il 7 ottobre – questi i dati forniti dal Consiglio – non corrisponde un ruolo politico di rilievo. Di fronte al massacro compiuto nella Striscia da parte di Israele, i ministri dei 27 e la responsabile della politica estera Kaja Kallas hanno a lungo rimandato ogni decisione che contribuisse a fermare il genocidio.
Alla fine, Bruxelles non è neppure riuscire ad adottare e imporre le sanzioni proposte contro i ministri estremisti del governo Netanyahu, né la revoca della partnership commerciale e politica con Tel Aviv. L’Ue si è fatta semplicemente scavalcare dall’iniziativa di Trump, rispetto alla quale di trova ora ai margini. Ancora una volta incapace di esprimere una posizione non ambigua.
A spingere sulla scelta di essere alla riunione del Board è sceso in campo anche Tony Blair, l’ex primo ministro laburista britannico che il tycoon americano ha voluto tra i suoi più stretti collaboratori per il piano di ricostruzione di Gaza. Un documento riservato, diffuso dal sito di giornalismo investigativo Follow the money, mostra come i lobbisti del blairiano Institute for Global Change abbiano fatto pressione su un alto funzionario. L’ Ue «non deve essere timida» e starsene da parte nel piano di Trump, si legge in una mail, che riporta anche la richiesta di incontrare la commissaria Suica in occasione del forum economico mondiale di Davos.
* Fonte/autore: Andrea Valdambrini, il manifesto
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