Cuba. Frei Betto: «Possono rovesciare governi ma non vincere un popolo»
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Intervista allo scrittore e teologo della liberazione brasiliano Frei Betto
Se gli amici si vedono al momento del bisogno, il profondo legame che unisce lo scrittore e teologo della liberazione brasiliana Frei Betto al popolo cubano ha superato ogni test. L’autore del celeberrimo libro Fidel y la religión, nato da una lunga intervista a Fidel Castro su cristianesimo e rivoluzione, frequenta l’isola caraibica da oltre quarant’anni – solo nel 2025 ci è andato sei volte – collaborando dal 2019 con il governo cubano nel Piano di sovranità alimentare ed educazione nutrizionale (Plan San) sostenuto dalla Fao, a partire dalla sua esperienza in Brasile con il programma “Fame Zero” del primo governo Lula. Convinto che, come ha scritto in passato, se il socialismo fallisse a Cuba, «sarebbe la fine di tutta la speranza storica dell’umanità», il frate domenicano ha subito accettato di conversare con noi sul momento drammatico che sta attraversando l’isola.
La firma da parte di Trump di un ordine esecutivo che minaccia sanzioni a chiunque venderà petrolio a Cuba è solo l’ultimo atto di un’aggressione infinita contro l’isola. Ci sarà mai fine a questo accanimento?
Già l’inclusione di Cuba nella lista dei paesi promotori del terrorismo da parte dei governi Trump 1, Biden e Trump 2 ha colpito duramente l’economia dell’isola. Basti pensare che i turisti dell’Europa Occidentale in visita al paese saranno considerati dalla Casa Bianca come potenziali terroristi. Eppure Cuba è storicamente nota per la sua lotta contro il terrorismo. In questo quadro, la maggior parte dei canali bancari per le transazioni finanziarie sono bloccati, ostacolando enormemente le importazioni – Cuba importa l’80% degli alimenti che consuma – e le esportazioni: nichel, tabacco, miele, rum, servizi medici ed educativi. L’intera matrice energetica cubana è basata sul petrolio, somministrato da tre paesi che, in questo momento, si trovano tutti in difficoltà: la Russia, l’Iran e il Venezuela. Il Messico, è vero, ha offerto una quota di petrolio considerevole, pari, lo scorso gennaio, a 84.900 barili. Ma, dopo l’ordine esecutivo di Trump, tutto rischia di peggiorare. Anche se Cuba riesce a produrre almeno 30mila barili di petrolio al giorno, ne servono almeno 100mila. Così, la carenza di energia provoca, in tutto il paese, frequenti blackout, i quali incidono pesantemente sull’agricoltura, i trasporti, l’industria e il turismo. Di certo, in questo momento storico, la solidarietà nei confronti di Cuba acquista un’importanza fondamentale.
In quali condizioni si trova oggi il popolo cubano?
Si registra un’involuzione nelle condizioni di vita della popolazione. A causa delle difficoltà economiche, l’esodo, soprattutto dei giovani, è intenso. I salari si sono deteriorati. Nei mercati gli alimenti si trovano, ma l’inflazione è alta. Tra la popolazione si stanno accentuando le disuguaglianze: quanti ricevono dollari o euro dall’estero, dai familiari che sono emigrati, possiedono un potere d’acquisto di cui la maggioranza non dispone. Malgrado tutto, il governo sta adottando diverse misure per far fronte alla situazione e il popolo mostra un’eroica resilienza dinanzi alla crisi. Con il Piano di sovranità alimentare stiamo cercando di sostituire i prodotti importati, passando per esempio dal pane di frumento al pane di manioca o di mais, che il paese produce. E in questo quadro abbiamo creato i Sal, Sistemi alimentari locali, con personale formato per incentivare la produzione agricola in chiave agroecologica. Inoltre, la Cina ha cooperato in maniera esemplare con impianti di energie rinnovabili destinati all’agricoltura.
Si sente spesso parlare di una crescente repressione del dissenso. È in atto anche un’involuzione democratica?
Da questo punto di vista, credo ci sia stata al contrario un’evoluzione. Il presidente Díaz-Canel ha dato vita a un governo itinerante. Ogni mese visita due o tre province insieme ai suoi ministri, dialogando con il popolo e cercando soluzioni locali alle diverse difficoltà. Si registra un appello più forte alla partecipazione popolare.
Fin dove può arrivare la resilienza del popolo cubano?
Cuba è un esempio di resilienza e dignità. In questi 67 anni di rivoluzione le difficoltà sono state permanenti, basti pensare all’invasione della Baia dei Porci nel 1961, alla crisi dei missili nel 1962, alla guerra in Angola tra il 1975 e il 1991, al Periodo Speciale tra il 1991 e il 1995, per finire con l’embargo imposto dagli Usa. I cubani sono orgogliosi della loro indipendenza e della loro sovranità. Non vogliono che il futuro del paese sia il presente dell’Honduras o del Guatemala. È un popolo istruito, colto, con un marcato talento artistico, specialmente nel balletto, nelle arti plastiche e nella letteratura. A Cuba sono nati il mambo, la rumba, il cha-cha-cha, el danzón, la timba, la salsa. È innegabile che molti cubani siano stanchi delle attuali difficoltà economiche, ma tutti sanno che una Cuba capitalista tornerebbe a essere fatalmente il “bordello dei Caraibi”, ricettacolo di miseria, droghe e criminalità. Le politiche governative sono a favore dell’intera popolazione, e non di una classe o di un settore privilegiato. I tre diritti umani fondamentali – alimentazione, salute ed educazione – sono strutturalmente garantiti a tutto il popolo. Il sistema di salute è gratuito e così l’istruzione, fino all’università. E ogni famiglia riceve, ogni mese, un pacco di viveri, benché la sua qualità sia pregiudicata dalla crisi che attraversa il paese.
Trump ha dichiarato che Cuba «non sopravviverà». Esiste questo pericolo?
Il pericolo ci sarebbe se gli Usa invadessero Cuba. Tuttavia la Casa Bianca ha appreso dalla storia che la sua potenza militare è in grado di rovesciare governi, non di sconfiggere un popolo. E intervenire a Cuba significa sfidare un popolo. Credo, sì, che l’amministrazione Trump intensificherà le sue azioni terroriste, ma la mia speranza è che il popolo statunitense si pronunci contro il presidente alle elezioni di medio termine, costringendolo a retrocedere, e che il multilateralismo finisca per imporsi. Conserviamo il pessimismo per giorni migliori!
* Fonte/autore: Claudia Fanti, il manifesto
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