Diritti umani nel mondo in coma al tempo di Donald Trump
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Human Rights Watch: dall’Ucraina all’Africa, le violazioni agevolate dal governo Usa
Il focus del report del 2026 è molto chiaro sin dal titolo: I diritti umani sopravviveranno a un mondo trumpista? Human Rights Watch, non a caso, presenta la sua ricognizione annuale dello stato dei diritti umani a Washington, e la introduce con un video che si apre sulle immagini degli scontri dei cittadini americani con gli agenti mascherati dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice, la forza occupante del Minnesota dalla quale ieri lo “zar del confine” Tom Homan ha richiamato 800 agenti dei 3.000 dispiegati nello stato), oltre che sul giuramento di Donald Trump il giorno del suo insediamento. «In soli 12 mesi – commenta il direttore esecutivo dell’organizzazione per i diritti umani Philippe Bolopion – Trump ha messo in pericolo le fondamenta della democrazia statunitense». Su molteplici fronti: «attaccando l’indipendenza giudiziaria e i giornalisti, i richiedenti asilo e gli immigrati, la libertà di parola, le università, la società civile, il diritto di voto», ha aggiunto Bolopion a neanche un giorno di distanza dalla reiterazione, da parte di Trump, dell’intenzione di «nazionalizzare il voto» degli stati «truffaldini» (leggasi democratici).
IN GRAVE PERICOLO è anche, e soprattutto, la legge internazionale: il report dettaglia come l’avvento dell’amministrazione Trump abbia eroso i diritti umani all’estero. Di più: «Ridefinire la natura dei diritti umani in tutto il mondo è precisamente l’intento della politica estera statunitense», aggiunge la responsabile dell’ufficio di Washington Sarah Yager. Al tavolo della conferenza di Human Rights Watch siedono il responsabile per l’America latina, Juan Pappier, la direttrice della sezione africana Mausi Segun, la ricercatrice sull’Ucraina Yulia Gorbunova. Una scelta che restituisce i teatri internazionali su cui l’amministrazione Trump ha scatenato gli effetti più nefasti. A partire naturalmente dai vicini del sud su cui ricade la «rediviva dottrina Monroe», con le parole di Pappier, o Donroe secondo la definizione dello stesso Trump. Dall’attacco al Venezuela agli «omicidi extragiudiziali» nel mar dei Caraibi, fino all’escalation di autoritarismo in alcuni Paesi dell’America latina agevolata e «consolidata» dall’amministrazione Trump. Il caso più lampante è quello del Salvador, che per conto di Washington «perseguita» gli immigrati venezuelani: quelli arrivati dagli Stati uniti, rinchiusi nel carcere del Cecot, «sistematicamente sottoposti a tortura e a volte anche a violenza sessuale».
In Africa, aggiunge Segun, è in corso «la crisi umanitaria attualmente più grave al mondo» – «30 milioni di sfollati», stupri, massacri – : quella del Sudan e in particolare della regione del Darfur dove infuria la guerra fra forze governative e Rsf. Queste ultime sostenute economicamente e militarmente, «contro la legge internazionale e una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu», dagli Emirati arabi uniti. Gli stessi con cui «la famiglia Trump», osserva il direttore di Hrw, sta stringendo «mega accordi e alleanze sulle criptovalute».
GORBUNOVA sottolinea come da ottobre «non c’è stata tregua» per i civili ucraini, mentre «è difficile dire se gli accordi di pace stiano progredendo». Fra i crimini commessi dagli invasori russi nell’indifferenza Usa, la ricercatrice sottolinea in primo luogo quelli contro i civili, assassinati con i droni specialmente nella regione di Kherson per incutere terrore nella popolazione: un «crimine contro l’umanità». Sempre da ottobre, «è iniziata una nuova ondata di attacchi con missili balistici sulle infrastrutture civili», mentre «milioni di ucraini restano sfollati, altri milioni prigionieri di guerra e nelle zone occupate dai russi viene cancellata sistematicamente l’identità ucraina».
E NATURALMENTE c’è Gaza: quella che – dice il direttore di Hrw Bolopion – Trump vuole trasformare in «riviera» avallando la «pulizia etnica» dei palestinesi voluta dal governo israeliano.
La crisi dei migranti, più che mai, è al centro delle violazioni sottolineate da Hrw, a partire ancora una volta dagli Stati uniti dove – dicono gli analisti statunitensi dell’organizzazione – viene violato il diritto internazionale non solo con le azioni dell’Ice ma con le deportazioni in paesi terzi e la rimozione dello status protetto ai rifugiati, come quelli haitiani (appena privati della possibilità di restare legalmente negli Usa), provenienti da paesi dove le violazioni dei diritti umani vengono commesse su larga scala e quotidianamente.
«IL SEGRETARIO dell’Onu Antonio Guterres – aggiunge Bolopion – descrive spesso un mondo che va a fuoco». Per sopravvivere all’escalation autoritaria «non ci si può aggrappare a uno status quo sul viale del tramonto»: serve una «forte alleanza» dei paesi democratici, «come quella invocata dal Canada» sul palco di Davos. Affinché «il 2026 possa essere l’anno della resistenza, in cui il mondo passa al contrattacco».
* Fonte/autore: Giovanna Branca, il manifesto
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