Gaza. Con le bombe USA lanciate da Israele «evaporati in una palla di fuoco» 2.842 palestinesi
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Sono gli effetti delle bombe termobariche di produzione statunitensi: restano solo schizzi di sangue e frammenti di carne. Il genocidio di Gaza assume tante forme: anche l’assenza di corpi da seppellire, di identità perdute, di intere famiglie cancellate dai registri pubblici, di persone inghiottite nelle carceri israeliane
Il genocidio di Gaza assume tante forme. Anche l’assenza: di corpi da seppellire, di identità perdute, di intere famiglie cancellate dai registri pubblici, di persone inghiottite nelle carceri israeliane.
A oggi è impossibile fare stime, anche per questo si insiste a dire che il bilancio di 72mila ammazzati in due anni e quattro mesi è conservativo, sottostimato.
Quanti cadaveri siano sepolti sotto le macerie? Quante anime sono ancora vive e quante si sono spente dentro un campo di tortura? C’è poi un altra assenza, quella di corpi senza vita ma intatti: secondo le stime della protezione civile palestinese e il lavoro di inchiesta di al-Jazeera, frutto di dati incrociati e pochi, pochissimi resti di carne e sangue, almeno 2.842 palestinesi sono «evaporati».
SONO LE VITTIME, coloro a cui è stato possibile dare un nome, delle cosiddette bombe termobariche o «bombe a vuoto», armi convenzionali che sprigionano una palla di fuoco, una nuvola di fiamme che raggiunge i 3.500 gradi. Il loro effetto è l’annientamento: i corpi colpiti evaporano, gli organi si spappolano ed esplodono, lasciando dietro di sé pochissime tracce. Schizzi di sangue, briciole di carne, a volte uno scalpo o poco più.
Utilizzate già nel secolo scorso e all’inizio di quello attuale nella seconda guerra del Golfo, sono riapparse in Ucraina, secondo inchieste giornalistiche e le accuse di Kiev e degli alleati europei: utilizzate dalle forze russe in diversi casi e in varie fasi del conflitto, a Kharkiv, Velyka Pysarivka, Kursk.
E a Gaza: secondo la protezione civile palestinese e «The Rest of the Story» di al Jazeera, l’esercito israeliano ha utilizzato le bombe termobariche nella Striscia, grazie ai rifornimenti statunitensi.
Arrivano da lì, da Washington: come le bombe Mk-84 «Martello» da 900 chili, che utilizzano un mix di Tnt e polvere di alluminio; le BLU-109, utilizzate negli spazi piccoli o sotto il suolo per incenerire tutto quanto presente; le GBU-39, di cui la protezione civile gazawi ha trovato i resti in diversi siti colpiti. Hanno una particolarità: fanno svanire i corpi, spaccando i polmoni e incenerendo i tessuti molli, e tutto quello che hanno intorno ma lasciano intatta la struttura.
«ENTRIAMO in una casa e incrociamo i dati sugli occupanti e sui corpi trovati», ha spiegato Mahmoud Basal, portavoce della protezione civile. Se la famiglia e i vicini sanno quante persone erano presenti e i soccorritori non trovano corpi intatti, «li trattano come “evaporati” soltanto dopo ricerche esaustive che non ridanno indietro nulla se non tracce biologiche, schizzi di sangue sui muri o piccoli frammenti».
Tra quei 2.842 palestinesi c’è Saad Mahani. È evaporato il 10 agosto 2024 nella scuola al-Tabin di Gaza City. «Sono entrata e mi sono trovata a camminare su carne e sangue», ha raccontato all’emittente qatarina Yasmin, sua madre. Per giorni ha cercato negli ospedali e negli obitori: «Non abbiamo trovato niente di Saad. Non c’era un corpo da seppellire».
* Fonte/autore: Chiara Cruciati, il manifesto
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