Lavoro, la politica non governa le trasformazioni imposte dai padroni degli algoritmi
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Sono assai pesanti i reati ipotizzati dalla procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl. La novità di oggi è il salto di qualità dell’accusa, vale a dire non più solo qualificazione del rapporto, ma sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato
Sono assai pesanti i reati ipotizzati dalla procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl: caporalato e sfruttamento lavorativo. Nel provvedimento si parla di circa 20mila fattorini impiegati in un sistema che avrebbe fatto leva sul loro stato di bisogno.
La procura descrive un modello organizzativo in cui l’applicazione algoritmica e pertanto digitale orienta e condiziona in modo stringente l’attività lavorativa, distribuendo gli incarichi, monitorando le prestazioni e incidendo, attraverso meccanismi reputazionali e premiali, sulla possibilità stessa di lavorare e di guadagnare.
Non è un fulmine a ciel sereno. Recentemente c’era stato un provvedimento analogo per Glovo e un paio di anni fa la procura milanese aveva aperto un fronte giudiziario sul settore del food delivery, sostenendo che i rider non potessero essere considerati meri lavoratori autonomi quando l’organizzazione del lavoro era sostanzialmente eterodiretta. Quelle decisioni avevano imposto il versamento dei contributi e ridefinito, almeno in parte, il perimetro dei diritti.
La novità di oggi è il salto di qualità dell’accusa, vale a dire non più solo qualificazione del rapporto, ma sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato. È un passaggio che richiama una stagione che sembrava lontana, quella quando la magistratura suppliva all’inerzia del legislatore nel riconoscere diritti elementari nei luoghi di produzione, l’epoca dei “pretori d’assalto”. Anche allora si parlava di “invasione di campo”. Anche allora, però, era la trasformazione del lavoro a precedere la politica.
Il punto è proprio questo. Da anni il dibattito pubblico oscilla tra l’esaltazione dell’innovazione e la difesa formale di tutele minime. L’algoritmo non è un dettaglio tecnico, ma il cuore del comando. Se assegna incarichi, valuta, premia e punisce, esercita una funzione datoriale. Negarlo significa lasciare una zona grigia in cui il rischio economico ricade interamente sul lavoratore.
A rafforzare la portata dell’indagine, la procura ha disposto anche la notifica di richieste di esibizione documenti a diverse società della grande distribuzione e della ristorazione: McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Poke House, Crai Secom e KFC Kentucky Fried Chicken. I carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano hanno raccolto organigrammi aziendali, sistemi di controllo interni, registri di whistleblowing e audit sulla gestione dei fornitori e sulla produzione esternalizzata dal 2023 a oggi. L’obiettivo è vagliare se questi modelli organizzativi siano idonei a impedire lo sfruttamento dei rider, tenendo conto che contratti con Deliveroo implicano l’utilizzo degli stessi lavoratori.
La logica è chiara: eventuali lacune nei sistemi di controllo potrebbero configurare un’agevolazione colposa del caporalato, come già contestata in passato dal pm Storari a brand della moda di lusso come Armani, Dior e Louis Vuitton.
Quando la politica arretra o interviene in senso opposto a quello necessario, la magistratura resta sola. Non è mai una buona notizia.
Il diritto penale non può sostituire una regolazione organica del settore. Ma il controllo giudiziario disposto a Milano segnala che, in assenza di regole chiare e di controlli amministrativi efficaci, il conflitto si sposta inevitabilmente nelle aule di giustizia. La questione non riguarda solo Deliveroo o Glovo oppure altre aziende. Interroga il modello di sviluppo che accettiamo, vale a dire se l’innovazione debba tradursi in compressione dei salari e frammentazione delle responsabilità, o se possa essere ricondotta entro un quadro di diritti esigibili.
La campagna milanese ricorda che il lavoro, anche quando passa attraverso una app, resta lavoro. E che senza una politica capace di governare le trasformazioni, saranno ancora una volta i giudici a dover scrivere, caso per caso, le regole del mercato.
* Fonte/autore: Valeria Pulignano, il manifesto
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