Migranti, Mediterranea denuncia: «Possibili mille dispersi nei giorni del ciclone»

Migranti, Mediterranea denuncia: «Possibili mille dispersi nei giorni del ciclone»

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La Ong: «Le testimonianze raccolte dai Refugees tra le comunità presenti in Tunisia forniscono un quadro molto più grave»

Potrebbero ammontare a un migliaio le persone disperse nel Mediterraneo Centrale nelle notti tra il 14 e il 20 gennaio, a causa della perturbazione e dei fortissimi venti del ciclone Harry. L’unica comunicazione ufficiale dell’autorità marittima europea indicava in almeno 380 le persone disperse in mare al 24 gennaio scorso, ricorda Mediterranea. Sono le testimonianze raccolte dai Refugees tra le comunità presenti in Tunisia a fornire un quadro molto più ampio e allarmante con diverse decine di imbarcazioni che sarebbero partite da Sfax nei giorni del ciclone, molte mai tornate. Nell’ultima settimana sono emersi nuovi nomi: «Persone che si sapeva essere partite e che ora risultano irraggiungibili, senza chiamate dalla Libia, senza contatti dai centri di detenzione, senza conferma della morte e senza tracce dal deserto algerino».

Un superstite avvistato a est della Tunisia e sud di Malta, cittadino della Sierra Leone, è stato salvato dalla nave mercantile Star: è Ramdan Konte, cittadino della Sierra Leone. Sopravvive al fratello e ad altre 50 persone con lui sull’imbarcazione, che, ha raccontato, si sarebbe capovolta durante la tempesta. La presidente dell’Ong Mediterranea, Laura Marmolare, non esclude che questi siano «i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni» lungo le rotte centrali tra Italia e nord Africa. E ancora: «I governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito». Si parla di otto imbarcazioni provenienti dal porto di Sfax, in Tunisia, con a bordo donne, uomini e bambini. Dal canto parlamentare, Enrico Borghi di Italia Viva ha chiesto un’interrogazione ai ministeri di Interno e Infrastrutture.

Dal Pd Matteo Orfini: «Le notizie che arrivano dal Mediterraneo, con il bilancio delle vittime del ciclone Harry che sale drammaticamente a mille dispersi, delineano i contorni di un vero e proprio crimine di Stato. Non siamo di fronte a una tragica fatalità, ma alla conseguenza diretta e prevedibile di una scelta politica deliberata: quella di aver svuotato il mare da ogni presidio istituzionale di soccorso e di aver continuato a perseguitare le Ong anche di fronte a un’allerta meteo senza precedenti».

Un appello all’umanità arriva, ancora, da Mediterranea, don Mattia Ferrari: «Un numero enorme di donne, uomini e bambini, nostri fratelli e sorelle è stato ancora una volta risucchiato dal mare, a causa dell’ingiustizia, della chiusura, dell’assenza di soccorso. E a causa della nostra indifferenza». La rotta delle otto imbarcazioni da Sfax a Lampedusa sarebbe stata interessata proprio dal picco del ciclone: vento oltre i 54 nodi e onde sopra i sette metri. Per Marmolare si tratta delle peggiori condizioni marittime degli ultimi vent’anni, quelle che le imbarcazioni disperse si sono trovate ad affrontare.

* Fonte/autore: Giorgia Moretto, il manifesto



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