Terrorismo a Mosca: spari sul generale, accuse a Kiev
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In fin di vita il vice-capo dei servizi segreti militari russi Alekseev, colpito sul pianerottolo di casa. Ma riemerge l’ombra della Wagner
Il vice-capo dei servizi segreti militari russi (Gru), il tenente generale Vladimir Alekseev, è stato assalito a colpi di arma da fuoco ieri mattina da uno sconosciuto sul pianerottolo di fronte casa sua e si trova in condizioni critiche. Al momento in cui questo articolo è andato in stampa l’ufficiale era ancora vivo e si trovava in sala operatoria in seguito alle gravi ferite causate da tre proiettili che hanno raggiunto organi vitali. Si tratta del terzo attentato ai vertici militari russi dall’inizio della guerra in Ucraina, ma questo si differenzia dagli altri per modalità ed esecuzione.
Nel dicembre 2024, il tenente generale Igor Kirillov è stato ucciso dall’esplosione di un monopattino che nascondeva un ordigno artigianale parcheggiato accanto al portone del suo palazzo. Nel dicembre 2025, l’esplosione di un’autobomba ha causato la morte del tenente generale Fanil Sarvarov. Inoltre, stando alle dichiarazioni dei servizi segreti russi (Fsb), diversi altri tentativi sono stati sventati negli anni.
DELLA DINAMICA dell’attentato non sappiamo ancora molto, ma circolano almeno un paio di ipotesi interessanti. La prima: l’assalitore era una donna travestita da addetta alle pulizie che si è fatta trovare pronta quando Alekseev è uscito di casa, ha aspettato che chiudesse la porta dell’appartamento al 24° piano e ha esploso diversi colpi d’arma da fuoco, di cui almeno tre sono andati a segno.
Sembra che i condomini dell’alto edificio dove viveva il generale, sul viale Volokolamskoe, nella parte nord-occidentale di Mosca, si lamentassero da tempo con l’amministrazione del malfunzionamento delle telecamere di sorveglianza, ma il problema non era mai stato risolto.
Questo interessante aneddoto, se confermato, getterebbe ancora più ombre sull’omicidio, perché (a quanto risulta) al momento dell’assalto le telecamere dell’ingresso del palazzo non funzionavano e dunque non ci sono filmati dell’assassina. La quale poi è riuscita a fuggire e a dileguarsi nel nulla. Un colpo da manuale.
SECONDA IPOTESI: i vicini di casa dell’ufficiale hanno riferito di aver sentito degli spari alle 6.30 del mattino vicino all’appartamento di Alekseev. Dei presunti testimoni oculari riferiscono inoltre che gli assalitori erano più di uno. Si sarebbe trattato di un commando che avrebbe agito ben prima delle 8.15, ora dell’attentato secondo le altre ricostruzioni. Resta da capire, in entrambi i casi, perché il (o i) killer si sono limitati a tre colpi e non hanno svuotato tutto il caricatore addosso all’obiettivo.
IL GENERALE ALEKSEEV era appena rientrato da Abu Dhabi dove aveva accompagnato il suo capo, il direttore del Gru Igor Kostyukov. Il che ha naturalmente spianato la strada alle più disparate teorie sulle responsabilità degli ucraini intenzionati a «far saltare i negoziati». E non si è trattato solo di propaganda complottista sui canali Telegram dei cosiddetti falchi russi, ma delle parole del ministro degli esteri Sergei Lavrov in persona.
In ogni caso, anche tra i media ufficiali russi non sembrano esserci dubbi rispetto alla mano di Kiev dietro l’attentato. Ma ci sono almeno un paio di piste parallele possibili. Alekseev, 64 anni, ha un curriculum di primo piano e ha ricoperto incarichi importanti in tutte le vicende degli ultimi anni. È vice-capo del Gru dal 2011, più o meno in concomitanza con lo scoppio della guerra in Siria dove ha poi ricoperto il ruolo di capo dell’intelligence militare sul campo.
GLI STATI UNITI lo hanno accusato dei famosi (e tuttora fumosi) attacchi informatici orientati a influenzare le elezioni presidenziali a Washington e l’hanno perciò sottoposto a sanzioni ad personam nel 2016. Anche l’Unione europea l’ha sanzionato nel 2019 per presunte implicazioni con l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Julia a Salisbury, in Gran Bretagna.
È stato insignito di diverse onorificenze da Vladimir Putin, come l’Ordine di San Giorgio di quarta classe ed è considerato la mente di diversi attacchi “asimmetrici” contro l’Ucraina, come l’ingresso dei militari a Sudzha (all’epoca occupata dagli ucraini) attraverso le condutture del gas e altre operazioni simili.
Ma nel lungo elenco che si legge sul suo conto una delle voci più interessanti è che sarebbe «tra i fondatori del gruppo di mercenari Wagner», dal quale si sarebbe staccato quasi subito per tornare in seno al Cremlino e «mediatore, insieme al viceministro della difesa Yunus-Bek Yevkurov, con Evegeny Prigozhin, (capo della Wagner, dato per morto nello schianto dell’aereo sul quale viaggiava, ndr) durante l’ammutinamento della Compagnia e la ‘marcia su Mosca’». Se dovesse morire (ammesso che non sia già morto) sarebbe un colpo durissimo per l’esercito russo e i suoi reparti speciali.
NULLA ESCLUDE che ciò potrebbe avere delle ripercussioni molto negative sulle trattative, ma è scontato che ora Mosca si vendicherà con estrema violenza – probabilmente con uno o più bombardamenti – come ha già fatto in casi simili in passato.
* Fonte/autore: Sabato Angieri, il manifesto
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